L’AQUILA – “Il problema delle infiltrazioni mafiose negli appalti per la ricostruzione in Abruzzo si è congelato. Le imprese colluse con la criminalità meridionale se ne sono andate dall’Abruzzo dopo aver imperversato per il primo anno dopo il terremoto del 2009 aggiudicandosi appalti vantaggiosi”.
Lo scrive il magistrato Olga Capasso, che è stata per circa tre anni all’Aquila, nella relazione annuale 2013 della Direzione nazionale Antimafia “Sulle attività svolte dal procuratore nazionale Antimafia e dalla Direzione nazionale Antimafia”.
Il magistrato è molto critico sull’attuale situazione in cui si trova la fase di ricostruzione della città.
“L’Aquila non è più stata ricostruita, i cantieri hanno chiuso senza che ne aprissero altri e a eccezione dei condomini privati, la città sembra dormire tra le sue macerie. Mancano i fondi e quindi l’affare non è più vantaggioso, e dove non c’è profitto, la mafia lascia campo libero”, insiste il magistrato.
“Certo – continua poi la Capasso – sulla fuga ha contribuito anche l’attività della Prefettura dell’Aquila, della locale Procura e della Direzione nazionale Antimafia”, con “le misure di prevenzione patrimoniale e “con attività di impulso per le stesse misure soprattutto presso le Procure della Lombardia e dell’Emilia Romagna ove hanno sede per lo più le imprese sospette”.
“Nei primi due anni circa imprese contigue alla mafia o possedute in prima persona da soggetti condannati per associazione mafiosa sono state passate al setaccio, e sono state veramente tante. Si è trattato quasi di un assalto alla diligenza per arrivare ad accaparrarsi gli appalti più lucrosi da parte della camorra, della ‘ndrangheta e di cosa nostra (particolarmente quella gelese)”, un altro dei passaggi chiave della relazione.
“A distanza di quattro anni dal terremoto, la situazione degli appalti per la ricostruzione in Abruzzo da una parte è rimasta immutata, dall’altra ha visto un allontanamento degli interessi criminali da quel settore. Le due cose costituiscono peraltro due aspetti dello stesso fenomeno”, scrive ancora la Capasso nella sua relazione. “Infatti la ricostruzione è ferma – continua – e i pochi cantieri aperti sono quelli destinati al risanamento dei condomini privati, che pure prestano il fianco allo svilupparsi della microcriminalità, essendosi verificati casi di ingiustificata estensione dei lavori pagati con soldi pubblici a danni non causati direttamente dal sisma, oppure di gonfiamento abnorme dei prezzi. Di qui diversi procedimenti penali presso le Procure competenti”, continua il sostituto procuratore nazionale antimafia”.
“Per quanto riguarda la ricostruzione vera e propria della città, con i suoi palazzi antichi e gli edifici pubblici, tutto si è involuto verso la stasi più completa”, dice quindi la Capasso.
“Lo scambio di informazioni tra la Prefettura e la Dna ha permesso al Prefetto di L’Aquila di decretare l’interdittiva antimafia per numerose società, così come da parte sua la Direzione Nazionale ha, nell’ambito dei suoi poteri di impulso, sollecitato le Procure territorialmente competenti a proporre misure di prevenzione patrimoniale”, afferma ancora.
“Il problema delle infiltrazioni mafiose -annuncia comunque la Capasso – sarà di nuovo presente quando comincerà la ricostruzione vera e propria e la ‘ndrangheta e la camorra torneranno a farsi vive per l’aggiudicazione degli appalti. Un argine si presume debba trovarsi nella nuova normativa sulla certificazione antimafia di cui al codice antimafia, ma è prematuro fare previsioni, conoscendo la capacità della criminalità mafiosa di agire tramite prestanome e di corrompere le pubbliche istituzioni preposte ai controlli”.
“Attualmente il fenomeno è sotto controllo per la drastica diminuzione delle gare d’appalto pubblico, e nemmeno prima si poteva sostenere che ditte riconducibili alla criminalità organizzata si fossero stabilmente inserite nel territorio, ma ci sono dei segnali inquietanti che dimostrano come i titolari di ditte abruzzesi, con sede legale in Abruzzo, siano disponibili a fare da prestanome a personaggi inseriti a pieno titolo in organizzazioni mafiose: basta ricordare le srl Alba d’Oro, Marsica Plastica e Ecologica Abruzzi che facevano capo a Massimo Ciancimino, le società messe a disposizione dall’imprenditore abruzzese Stefano Biasini al clan ‘ndranghetista dei Caridi, ed altre società su cui ancora si sta indagando che potrebbero risultare colluse con varie forme di organizzazioni mafiose -‘ndrangheta e camorra in particolare”, conclude.



