L’AQUILA – “Non abbiamo finanziamenti per ricostruire palazzo Carli e l’ex ospedale San Salvatore”.
È la candida ammissione fatta dal rettore dell’Università dell’Aquila, Paola Inverardi, alla platea della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2014/2015, che allontana il ritorno di presìdi dell’ateneo del capoluogo nel centro storico cittadino terremotato.
D’altronde l’Ateneo di soldi per la ricostruzione ne ha già spesi, e molti, ma facendo scelte strategiche diverse che, almeno per un bel pezzo, fino al prossimo “giro” di finanziamenti che gli spetteranno, terranno questa istituzione lontana dal centro.
Niente “grana” neanche per riqualificare il “vecchio ospedale San Salvatore”, ancora in piedi ma abbandonato da circa vent’anni, tanto che era stato perfino usato da rom come bivacco, che si trova nella zona che già ospita la nuovissima sede del dipartimento di Scienze umane, la ex facoltà di Lettere, 7 mila metri quadrati, 20 aule e aula magna da oltre 200 posti.
Nel 2011 l’edificio antico è stato venduto dalla Asl numero 1 dall’Ateneo per 9 milioni di euro, con un faraonico progetto di ricostruzione da 30 milioni sulla base dell’accordo di programma firmato dall’allora rettore, Ferdinando Di Orio, e dal ministro dell’Università Maria Stella Gelmini.
“Scollato” dalla sua propaggine ospedaliera chiamata “nuova”, in realtà risalente agli anni Settanta, abbattuta e ricostruita a distanza con l’attuale profilo ultramoderno, il vecchio ospedale avrebbe dovuto ospitare un nuovo e ampliato polo culturale cittadino con tanto di casa dello studente, accanto al pure antico monastero di San Basilio che ospita il centro congressi “Luigi Zordan” da quasi 700 posti in numerose sale. Macché.
Questa visione è destinata a rimanere tale, almeno fin quando non verranno trovate nuove coperture. Sempre che la strategia della Inverardi coincida con quella di Di Orio, il che è improbabile, ma in questo secondo caso l’Ateneo dovrà decidere che fare con quel rudere costato 9 milioni.
E intanto la sede che c’è e che funziona, pur tra disagi e guasti che ogni tanto spuntano, resterà una cattedrale nel deserto, senza mensa, senza trasporti, senza servizi.
Non c’è un euro per riparare dai danni del sisma neanche l’edificio del rettorato, che era stato restaurato con 300 mila euro e riaperto nell’aprile 2006, che si trova all’incrocio tra via Roma e via Antonelli, nel cuore della città, danneggiato severamente.
Tra l’altro l’appalto per il puntellamento post-sisma di palazzo Carli è tra quelli al centro dell’inchiesta giudiziaria “Do ut des”, che ha portato a 8 indagati, 4 dei quali inizialmente agli arresti domiciliari, dopo la scoperta di un presunto sistema corruttivo nell’affidamento dei lavori.
“L’idea dell’Ateneo è di aggregare altre istituzioni, come il Comune, per ripristinare questo edificio e renderlo una struttura utile alla città dell’Aquila. Potrebbe essere un polo museale, utilizzato per convegni o mostre al servizio della città”, l’ipotesi del docente di Ingegneria Dante Galeota spuntata mesi fa durante il Salone della ricostruzione.
Ma anche qui, nessuno sviluppo da allora mentre il rettorato girovaga in affitto, dalla ciclopica ex scuola “Reiss Romoli” all’anonima palazzina in via Saragat di oggi. Alberto Orsini



