L’AQUILA – “Il Comune non può pensare di risanare il bilancio con i soldi degli imprenditori aquilani”.
Si scaglia contro l’amministrazione il presidente dell’Ance della provincia dell’Aquila Gianni Frattale, dopo l’ aumento che definisce “spropositato” della tassa di occupazione di suolo pubblico stabilito con un delibera nell’agosto scorso.
Gli imprenditori impegnati nella ricostruzione del capoluogo denunciano infatti un rincaro “di circa il 700”, alla luce del quale chiederanno un incontro con il sindaco, Massimo Cialente, per trovare una soluzione che potrebbe essere una diminuzione della Tosap, o in alternativa un inserimento di quest’ultima nei contributi concessi per la ricostruzione.
“Si tratta di cifre iperboliche che gravano sulle spese già considerevoli delle aziende – afferma Frattale – Subito dopo il terremoto si pagava una cifra accettabile, ora invece è insostenibile a fronte di nessun servizio e assistenza da parte del Comune”.
Secondo Frattale, il Comune “sta mettendo i bastoni tra le ruote alle aziende che vorrebbero solo fare il proprio lavoro: ci hanno dato da pagare la tassa sui rifiuti e oltre a questo i camion delle ditte impegnate nella ricostruzione vengono spesso multati dalla municipale in centro mentre stanno solo cercando di fare il proprio lavoro. Ci sembra un accanimento verso chi invece crea occupazione”.
Frattale rimarca l’impegno degli imprenditori “a lasciare sul territorio risorse per il sociale”.
“Aderiamo al fondo etico e lasciamo percentuali consistenti di fondi per tante altre iniziative – sottolinea – Si tratta di un salasso immotivato considerando che il contributo alla città lo diamo non solo con queste iniziative, ma anche con le tasse che paghiamo già”.
Dello stesso parere anche l’imprenditore Ezio Rainaldi ex delegato di Confindustria in materia di ricostruzione che rimarca l’eccessiva penalizzazione e stretta dell’amministrazione “anche su la stragrande maggioranza di ditte che lavorano onestamente e che invece pagano per gli episodi di malaffare venuti a galla nell’ambito della ricostruzione privata”.
“L’imprenditoria sana è la maggioranza eppure è proprio questa a pagare per le mele marce – aggiunge – Il rimedio, peraltro giusto, è intensificare le leggi nel confronti delle imprese, ma questo non vuole dire aggiungere altri balzelli alla già esasperante e lunga burocrazia alla quale siamo costretti”.
Rainaldi chiede una revisione della Tosap che “così com’è stata fatta è una condanna, una grossa imposizione alle imprese alle quali non si può succhiare il sangue. Se si vuole che le imprese partecipino a una ricaduta cultura sulla comunità, non si può passare attraverso un’imposizione ma bisogna seguire altre strade. Non si possono punire gli imprenditori con cifre stratosferiche e, se in ogni caso viene fatto un prelievo da destinare alla cultura allora ci si dovrebbe dire che con che criterio viene attuato e soprattutto dove vanno a finire i soldi”.
L’occupazione del suolo pubblico aveva “un suo valore” prima del sisma, conclude Rainaldi, “tuttavia oggi applicare questa stessa norma su una città distrutta è fuori luogo. Ci vengono chieste cose assurde, come pagare la proiezione delle mantovane dei ponteggi sul suolo pubblico”.





