L’AQUILA – Vanno avanti a pieno regime i lavori di consolidamento e restauro di tre importanti palazzi storici aquilani, i cui lavori saranno conclusi nel luglio del 2015.
Stanno per tornare, infatti, al loro originario splendore, dopo i gravi danni causati dal terremoto del 2009, Casa Collepietro, Casa Buccio di Ranallo e Casa Cabbioni, che riporteranno in centro storico 11 famiglie.
I lavori agli edifici, risalenti al XIII secolo, riuniti sotto il consorzio ‘Collepietro’, sono inziati nel luglio dell’anno scorso per un importo complessivo di 4.471,741,54 milioni.
“Sono edifici di grande valore storico e artistico, ma che hanno richiesto anche importanti interventi di consolidamento sismico a causa dei molti danni riportati – commenta ad AbruzzoWeb l’architetto incaricato dal consorzio, Luca Carosi – L’aggregato, oltre ai tre palazzi storici, ne conta altri due: quello contiguo a Casa Buccio di Ranallo che ha riportato danni sulla parte del perimetro esterno; e quello che fa angolo tra via Collepietro e via Accursio che ha decorazioni molto particolari tra il Neoclassico e Liberty”.
Casa Collepietro, che dà il nome al consorzio, risalente al XIII secolo, ha visto delle modifiche nel XXV secolo e nel XXVIII a causa dei terremoti aquilani. E presenta un apparecchio murario che lo fa ricondurre alla fondazione della città, come specifica l’architetto.
“I piani bassi sono di fondazione, poi c’è stato il rimaneggio del ‘500 con una corte di pregio e uno scalone monumentale in pietra rossa delle capannelle che è una rarità: si tratta della stessa pietra utilizzata per la facciata di San Bernardino”.
Tra le opere di restauro, anche quella del soffitto ligneo cassettonato e delle decorazioni in tempera.
Tutti e tre gli edifici hanno subito danni gravi, tra i quali lo scollamento delle mura portanti, provocato dalla forza sismica che li ha distaccati, causando spostamenti fuori dal piano di alcuni muri e delle coperture.
Importanti i lavori di consolidamento e miglioramento sismico attuati con tecniche innovative, come quella del tubo carbon, un sistema ideato per collegare due paramenti separati dello stesso muro, in presenza di un muro a sacco, che va a sommarsi ad altri interventi di miglioramento della resistenza delle mura storiche.
“Quella del tubo carbon è una tecnica di ultima generazione, usata per la prima volta all’Aquila – conclude Carosi – Stiamo utilizzando anche reti in fibra di vetro, iniezioni in malta e interconnessioni murali con barre in aramide e malte epossiliche”.






