L’AQUILA – “I soldi per la ricostruzione ci sono, basta solo spostarli da un capitolo a un altro”.
È questa l’idea del deputato del Partito democratico Giovanni Lolli che, insieme ai suoi colleghi abruzzesi, sta “lavorando ai fianchi” il governo per trovare una soluzione al fatto che il budget di 2 miliardi di euro messo a disposizione da Cassa depositi e prestiti per consentire la riparazione degli edifici inagibili si stanno assottigliando in maniera preoccupante.
Del fondo originario sono rimasti solo 135 milioni, sufficienti ad andare avanti per altre due-tre settimane, dopodiché le banche chiuderanno i rubinetti e non concederanno più i contributi ai proprietari titolari del finanziamento agevolato.
“Per ‘rimpolpare’ il fondo – spiega Lolli – bisogna prendere le risorse che ci sono del decreto Abruzzo, e che attualmente sono inutilizzate, e trasferirle nel capitolo dedicato alla ricostruzione privata”.
“È solo un problema di procedure burocratiche – aggiunge l’esponente democrat – non di copertura finanziaria, che al momento c’è, è una partita che ci stiamo giocando con il ministero dell’Economia”.
Il decreto Abruzzo, convertito in legge dal Parlamento nell’aprile 2009, stabilisce, infatti, uno stanziamento di oltre 14 miliardi di euro per la ricostruzione dell’Aquila e del cratere spalmato fino al 2032.
Una parte di questi soldi sono stati spesi per la realizzazione degli alloggi per gli sfollati, C.a.s.e. e Map, per i Musp, per pagare l’emergenza (tendopoli, autonoma sistemazione, affitto concordato, alberghi), il personale, precario e non, a vario titolo impegnato nel post-sisma, nonché per la riparazione delle case A, B, C ed E concessi a contributo diretto dai Comuni.
Un’altra parte consistente, invece, è ancora “parcheggiata” lì.
Sull’altro fronte, quello dei finanziamenti agevolati, l’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti inventò il meccanismo del fondo da 2 miliardi che fu sancito da una convenzione tra la Cdp e l’Associazione banche italiane (Abi): oggi quell’importo, però, è in esaurimento.
La ricetta di Lolli, in pratica, è di spostare le risorse dalla prima alla seconda voce.
Detto così sembrerebbe facile, e forse lo è, ma serve un intervento deciso dello Stato in tal senso, che va normato da un provvedimento.
È un po’ come l’altra grande incognita relativa al rimborso dei contributi previdenziali che l’Inps intende richiedere a quelle aziende che non accederanno al beneficio del “de minimis”: la copertura c’è, grazie all’aumento delle accise sui carburanti (in totale 650 milioni di euro), ma quei soldi sono nella disponibilità del Mef che dovrebbe trasferirli alle casse dell’istituto previdenziale per la quota di competenza.
Insomma, i vari livelli dello Stato sembrano dialogare poco e male.
Anche su questa vicenda Lolli è pronto a dare battaglia: “è una situazione assurda, vedremo se avrò modo di sottoporla al ministro del Lavoro Elsa Fornero nel corso di uno dei prossimi question time alla Camera”.
FINANZIAMENTO AGEVOLATO E DIRETTO
Per la riparazione delle case dichiarate inagibili a seguito del sisma esistono due modalità di finanziamento: quello agevolato e quello diretto.
I progetti, che possono riguardare sia le parti comuni (qualora l’edificio sia costituito di più proprietà) sia le parti private, vengono depositati ai rispettivi Comuni dove è localizzato l’immobile: a quel punto l’istruttoria può essere fatta direttamente dall’ufficio tecnico oppure dalla filiera Fintecna-Cineas-Reluis se l’ente è convenzionato.
Terminato l’esame del progetto il sindaco del Comune interessato rilascia il contributo, a quel punto scatta la modalità del finanziamento agevolato o di quello diretto.
Nel primo caso il titolare dell’indennizzo va in banca e l’istituto apre un conto corrente dedicato non fruttifero e a costo zero, a valere sulle risorse di Cdp, da cui attingere a ogni stato di avanzamento dei lavori vidimato dal Comune. Al momento del pagamento della rata finale all’impresa e ai tecnici il conto viene estinto.
Nel secondo è direttamente il Comune a predisporre i mandati di pagamento previa rendicontazione delle somme: fino al 31 agosto era il commissario a girare i soldi agli enti, con il ritorno alla gestione ordinaria ancora non è chiaro chi sarà l’interlocutore dei sindaci.
Questo secondo meccanismo, più lineare, risentiva però dei ritardi di trasferimento delle somme, circostanza che generava una difficoltà dei Comuni a pagare ditte e progettisti, con la conseguente carenza di liquidità. Pierluigi Biondi



