L’AQUILA – “Non bisogna fare un piano regolatore di ricostruzione ma bisogna intervenire con il restauro di edificio in edificio, singolarmente”.
Questa la ricetta del critico d’arte e politico Vittorio Sgarbi, intervenuto al Salone della ricostruzione all’Aquila.
“E’ evidente – ha spiegato – che la ricostruzione del Friuli è un esempio di quello che dovrebbe esserre il da farsi in quest’area del Centro Italia: ci vuole un lavoro fatto ad arte”.
“Un modo esemplare di ricostruzione – secondo Sgarbi – è stato quello del nucleo di Santo Stefano di Sessanio: lì si era provveduto a una ricostruzione senza un piano regolatore, gli edifici sono sopravvisuti al terremoto ed è crollata solo la torre antica che, per la sua struttura, non ha resistito”.
“Immaginiamo che, così come è stato fatto in un paese abbandonato – ha prospettato – possiamo fare anche in un paese distrutto dal terremoto: questa è per me la migliore versione della ricostruzione perché restituisce la vera immagine di quel luogo”.
“Non bisogna pensare
rassegnarsi a quello che si sta facendo: al contrario, bisogna in concreto restituire totale fedeltà ai luoghi e alla loro identità morfologica, storica affettiva e simbolica dell’Aquila, la seconda città più bella del centro Italia dopo Roma”, ha concluso.






