L’AQUILA – “I soldi non ci sono più”: sono già decine i titolari dei contributi rilasciati dai Comuni del cratere che si sentono dare questa risposta dalle banche, cui si rivolgono per l’apertura del conto corrente per pagare la ricostruzione delle proprie abitazioni danneggiate dal terremoto del 2009.

La Cassa depositi e prestiti ha esaurito il plafond da 2 miliardi di euro e, di conseguenza, gli istituti di credito hanno chiuso i rubinetti.

In un sol colpo, la fine delle risorse, su cui AbruzzoWeb aveva scritto a più riprese già dal luglio scorso, ha fatto piazza pulita delle belle parole spese dal ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca e anche degli auspici del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che solo due giorni fa, in occasione dell’inaugurazione dell’auditorium di Renzo Piano nel parco del Castello cinquecentesco, aveva parlato della necessità di far ripartire L’Aquila.

Ma quello dei soldi non è l’unico problema: a questo si sommano le difficoltà delle imprese che hanno già firmato i contratti con i proprietari delle case da riparare.

Per loro c’è la mannaia dell’ordinanza del presidente del Consiglio dei ministri numero 4013, quella della presunta “rivoluzione” di Barca che avrebbe dovuto accelerare la ricostruzione e renderla più trasparente: nella norma si stabiliscono tempi ben precisi entro i quali i lavori vanno iniziati e conclusi.

La norma prevede che entro 30 giorni dalla concessione del contributo per la ricostruzione degli immobili di edilizia privata il beneficiario deve assicurare la consegna dei lavori all’impresa affidataria, pena una riduzione del 5 per cento del contributo per il primo mese di ritardo. Per ogni mese di ritardo successivo al primo il contributo si riduce di un ulteriore 2 per cento dell’importo complessivo fino ad una decurtazione massima del 25 per cento.

Il ritardo superiore a un mese della conclusione dei lavori di riparazione o ricostruzione degli edifici privati ammessi a contributo, comporta una riduzione del contributo concesso pari al 10 per cento della rata per il pagamento dell’ultimo stato d’avanzamento dei lavori. Per ogni mese di ulteriore ritardo si applica una riduzione aggiuntiva dell’1 per cento fino ad un massimo del 50 per cento della rata in questione.

Come potranno le ditte garantire il rispetto dei tempi se non hanno la certezza di essere pagate entro un termine ragionevole? È una domanda per la quale a oggi non c’è risposta, nonostante le avvisaglie che il fondo si stesse pericolosamente assottigliando erano note da mesi, anche per ammissione dello stesso Barca.

Nel frattempo i Comuni e la filiera Cineas-Fintecna-Reluis continuano a esaminare le pratiche e a dare il via libera ai contributi in quanto non ci sono state indicazioni diverse da parte del governo.

Non solo, alla scadenza dei tempi previsti dal progetto i cittadini perdono il diritto all’assistenza alloggiativa, e quindi devono lasciare il progetto C.a.s.e. o il Map assegnato: sfollati e mazziati.

Nei giorni scorsi la politica locale ha fatto varie ipotesi per cercare di tamponare la situazione, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, ha proposto di concedere i contributi secondo lo stato di avanzamento dei lavori, per evitare che i soldi restassero giacenti per mesi e mesi su conti infruttiferi, il deputato del Partito democratico Giovanni Lolli, invece, ha suggerito si reperire le risorse dai capitoli del decreto Abruzzo che ancora presentano delle disponibilità.

Lo stesso Barca, rispondendo a questo giornale, ha chiarito che la norma voluta dall’esecutivo di Silvio Berlusconi un paio di settimane dopo il sisma ha ancora un residuo di cassa di 2,5 miliardi di euro ma che, al momento, non sono di fatto utilizzabili, neanche per i progetti ammessi a finanziamento diretto.

Le somme per questi ultimi, infatti, fino al 31 agosto scorso andavano rendicontate al commissario che procedeva all’erogazione in favore degli enti locali nel cui territorio erano localizzati gli immobili, ma con la fine dell’emergenza è venuto meno l’interlocutore istituzionale che materialmente può firmare i mandati di pagamento.

La transizione, in definitiva, si sta rivelando per quella che si sospettava fosse: un enorme salto nel buio di cui non si sono valutate fino in fondo le ricadute reali sul territorio.

Per molto meno, in passato, i cittadini del cratere hanno dato vita a manifestazioni imponenti, forse è ora che ricomincino a far sentire la loro voce.