L’AQUILA – “Domani, venerdì 28, scade il mio contratto di provveditore interregionale alle Opere pubbliche di Lazio, Abruzzo e Sardegna e ancora non ho ricevuto alcuna comunicazione sul mio futuro”.
Come se già non ci fossero abbastanza problemi nella ricostruzione pubblica post-terremoto dell’Aquila, tra tempi lunghi per progettazioni e gare, annose carenze di organico e fondi che arrivano a corrente alternata, ora la struttura incaricata di gran parte degli appalti, oltre che di altre importanti commesse in tutta la regione, rischia di rimanere senza testa, qualora venga formalizzato l’addio in vista di Roberto Linetti.
“Per legge – spiega ad AbruzzoWeb – dopo la scadenza per altri 45 giorni avrò il compito di portare avanti l’ordinaria amministrazione e seguire gli iter delle cose già cominciate, ma trascorso quel mese e mezzo, salvo diverse disposizioni, andrò via”.
Il lavoro, comunque, prosegue: giusto ieri sono stati firmati 2 bandi per complessivi 4 milioni di euro per la ricostruzione di una serie di alloggi popolari in via Amiternum di proprietà dell’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale (Ater) del capoluogo, che con il provveditorato si è spartita l’incombenza degli appalti.
L’eventuale addio di Linetti sarebbe, comunque, una doccia fredda per la struttura che, in questi mesi, sta avviando e proseguendo una serie di progetti dopo aver ricevuto un altro malloppo di fondi dall’ultima delibera Cipe sulle opere pubbliche.
Da quanto appreso, nei corridoi ministeriali si vocifera di una possibile proroga: d’altronde Linetti, 62 anni, in Abruzzo dal 2012 dopo essere subentrato a Donato Carlea, ha ancora almeno un triennio davanti prima della pensione.
Certo è che la questione ancora non è finita sul tavolo del ministro Graziano Delrio e l’interessato non vede l’ora di saperne qualcosa di più sul suo futuro.
Nello stabile ricostruito sotto i portici di San Bernardino che ospita gli uffici del provveditorato, non lontano dalla stanza di Linetti c’è quella di Pietro Di Stefano, funzionario che, nel suo altro ruolo di assessore comunale alla Ricostruzione, più volte ha denunciato la lentezza della ricostruzione pubblica, mettendola a confronto con degli edifici privati che corre di più.
Caso di scuola, gli altrettanto vicini “Quattro cantoni”, edifici che sono i vertici dell’incrocio tra i due assi viari principali del centro storico: tre, di proprietà privata, sono già ricostruiti, ovvero palazzo Ciolina, palazzo Fibbioni (che ora ospita il municipio) e l’ex palazzo Inail contiguo agli stessi portici del provveditorato.
Il quarto, la biblioteca provinciale, che ospita anche il convitto nazionale, una chiesa e spazi commerciali, ma è di proprietà pubblica, è paralizzato da 7 anni e tra i puntellamenti è cresciuto anche un albero ad alto fusto.
“Ancora con questa storia dell’albero, chiederò ai miei di andarlo a tagliare – sospira Linetti – La verità è che, quando si parla di ricostruzione pubblica lenta, non ci si riferisce solo al provveditorato, ma anche agli altri enti: la Regione, lo stesso Comune, l’Ater con le case popolari, la Soprintendenza speciale che certe volte non risponde al telefono neanche a noi…”.
“Ci sono progetti pronti da 5 anni, ma che solo ora hanno visto arrivare i finanziamenti – rimarca ancora – e comunque non si può fare un parallelo esatto con la ricostruzione privata, dove non ci sono gare e i lavori vengono affidati direttamente”.
Linetti ricorda che “per un lavoro pubblico ci vogliono anni tra progetto e gara. Il Codice degli appalti è una legge dello Stato, i ricorsi amministrativi al Tar e al Consiglio di Stato sono legittimi e a volte diventano passaggi obbligati, come si può accorciare tutto questo? – si chiede – In nessuna maniera”.
Un’altra variabile è quella del personale. “In quest’ufficio lavorano esattamente le stesse persone che c’erano prima del terremoto, hanno sette anni di più, qualcuno è andato in pensione e qualcun altro, purtroppo, è deceduto, eppure il lavoro è cambiato rispetto a prima”.
“Solo da qualche mese, dalla Provincia, sono arrivate 6 unità tra ingegneri e architetti, ma al 50%, fanno tre giorni da noi e tre nell’altro ufficio – annuncia – In realtà ci sono molti nostri dipendenti assunti al ministero con il concorsone Ripam, ma sono finiti sparsi dappertutto nei vari enti. Con 10 persone in più pensate che la ricostruzione pubblica andrebbe meglio? Io credo proprio di sì”, conclude Linetti.



