L’AQUILA – La normativa sulla ricostruzione dell’Aquila offre ogni giorno nuovi nodi da sciogliere.
Stavolta un gruppo di imprenditori del capoluogo protesta contra una delle risposte fornite lo scorso marzo dalla struttura tecnica di missione (Stm) ai quesiti posti dai tecnici; in particolare, sulla graticola la risposta numero 7, quella che afferma che le parti comuni di edifici costituiti da appartamenti di proprietà di un unico soggetto e che non sono abitazione principale non sono finanziabili.
“In questo modo – sbottano gli insorti – chi si è costruito con soldi suoi una palazzina di appartamenti e magari non ci abitava perde qualsiasi diritto, mentre se la proprietà è sparpagliata tra più condòmini, anche con i crolli viene pagato tutto: è ingiusto”.
Due i casi astratti più nocivi individuati. “Questa interpretazione – spiegano infatti gli imprenditori – danneggia sia i padri di famiglia che avevano costruito una casa per i loro figli, ma anche i costruttori che avevano realizzato palazzi con alloggi invenduti, temporaneamente tutti di loro proprietà”.
Le proteste sono partite da alcuni proprietari sparsi in tutto il territorio. Si registrano in particolare casi nel popoloso quartiere di Pettino, con alcune palazzine la cui ricostruzione ora è ferma al palo ma, a pensarci bene, basta anche una villetta bifamiliare per configurare la beffa delle parti comuni non finanziate.
“Una risposta sbrigativa – incalzano – data in un contesto non idoneo, visto che se ne sono occupati tutti tecnici, interessati alla parcella, e nessun politico, visto che questa risposta 7 non è stata tradotta in nessun atto ufficiale, ordinanza o decreto”.
Caratteristica, quest’ultima, che aggiunge una beffa ulteriore. “Non si può fare ricorso! – continuano gli imprenditori – La sola ‘intepretazione’ tecnica in risposta ai quesiti, infatti, non è appellabile. C’è un solo modo per farlo, presentare un progetto completo, pagando, vederselo rigettato dalla filiera tecnica e solo a quel punto, con un ‘pezzo di carta’ in mano, riuscire a ricorrere al Tar”.
Da notare che il caso era già stato segnalato dall’ingegnere docente della facoltà aquilana Gianfranco Ruggieri, che dopo l’uscita delle risposte contestò punto per punto i 17 pareri: “Nel caso di genitori che hanno costruito un edificio per sé e i figli, esempio (diffuso) tre appartamenti di unica proprietà, non si ha diritto al risarcimento delle riparazione delle le parti comuni”, contestò.
IL QUESITO 7 E LA RISPOSTA DELLA STM
Quesito. Specificare che la riparazione delle parti comuni di abitazioni principali di un unico proprietario è finanziabile.
Risposta. Le abitazioni principali sono finanziate integralmente, comprese tutte le parti legate alla fruibilità e al ripristino dell’agibilità dell’immobile. Si segnala che ad oggi non sono finanziabili le parti comuni di edifici costituiti da più unità immobiliari non adibite ad abitazione principale di proprietà di un unico soggetto, in quanto non previsto dalla legge n. 77/2009.
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