L’AQUILA – L’ufficio speciale per la Ricostruzione dell’Aquila “è frutto di non adeguate conoscenze di un grande problema come quello della ricostruzione”.

Lo afferma in una nota Paolo De Santis, ex presidente dell’ordine degli Ingegneri dell’Aquila, dopo l’intervento dell’attuale presidente Gianlorenzo Conti e Sandro Annibali, presidente della Federazione interregionale Abruzzo Molise, riguardo la situazione dell’Usra rimasto senza guida dopo l’addio di Paolo Aielli,  andato a dirigere l’istituto Poligrafico Zecca dello Stato.

“Al di là della specifica proposta, emerge che dal 2010 ad oggi le varie Governace della Ricostruzione (Commissario, STM, USRA) non hanno centrato l’obiettivo rimanendo coinvolte in diaspore che la città non meritava e non merita”, spiega De Santis nella nota in cui denuncia “la mancanza della cultura ‘partecipata’” che ha “contribuito a che non si raggiungesse l’obiettivo di far emergere con forza e determinazione il ‘caso L’Aquila’ a modello nazionale della ‘prevenzione’ per una ricostruzione che fosse frutto di mediazione fra interessi nazionali, locali e cittadini”.

LA NOTA COMPLETA

Una domanda è d’obbligo. Sono le persone coinvolte nel processo della Ricostruzione che non hanno centrato l’obiettivo oppure è il meccanismo dell’intero processo che non è stato ben calibrato e studiato? Ritengo che la verità sia nel mezzo.

La proposta dell’Arch. Conti, può essere considerata una proposta di partenza per risolvere il nodo burocratico della ricostruzione, in quanto gli Uffici Speciali dovevano essere organi di sostegno al cittadino, per velocizzare la ricostruzione.

Oggi, a distanza di circa due anni dalla costituzione dell’Ufficio Speciale, si parla della sua modifica.
Ciò significa che l’istituzione è frutto di non adeguate conoscenze di un grande problema come quello della ricostruzione, la cui gestione deve essere trasparente e rifugiare dagli stereotipi: la gestione del potere per il potere.

A riprova di ciò oggi si parla di mettere all’Ufficio Speciale una “forma apicale” con comprovate esperienze nel settore della Ricostruzione: ciò era vero anche all’epoca della sua istituzione. Le motivazioni della scelta allora effettuata sono facilmente intuibili…
Forse conveniva continuare a tenere in piedi la c.d. vecchia Filiera, con i doverosi correttivi.

Per questo mi chiedo perché la cittadinanza non reagisca appropiandosi degli spazi dialogativi di una democrazia partecipata.

Il vero problema è l’assenza di un dibattito sul modello della Ricostruzione, questo ha portato all’apatia collettiva della cittadinanza che infine ha ritenuto che ciò era ineludibile in una situazione di incertezze.

La provvisorietà quotidiana è diventata un modello da consolidare pur di avere una speranza che qualcosa cambiasse in attesa di più mirati interventi esterni.
La mancanza della cultura “partecipata” ha contribuito a che non si raggiungesse l’obiettivo di far emergere con forza e determinazione il “caso L’Aquila” a modello nazionale della “prevenzione”per una ricostruzione che fosse frutto di mediazione fra interessi nazionali, locali e cittadini.

Anche l’ultima proposta di legge per la ricostruzione non è scaturita da un processo di “ascolto” della cittadinanza. Gli aquilani vedranno la legge solo come un mero fatto burocratico, che non solo non centra i veri obiettivi di una ricostruzione dei beni materiali, ma soprattutto l’emergenza della ricostruzione del tessuto sociale ed economico. Altra occasione perduta‼!
Fra venti o trenta anni quali saranno le emergenze urbanistiche o architettoniche “testimonial” della ricostruzione post sima 2009?

Un esempio è la ricostruzione della Basilica di Collemaggio: sarà una fotocopia o avrà elementi innovativi?

Alle nuove generazioni lasceremo l’immagine collettiva dei forti colori delle facciate degli edifici?.

Non si vedono soluzioni al problema sociale che ha duramente compromesso le consolidate relazioni; in questo contesto quali sono le prospettive dei giovani e dei meno giovani e del sistema produttivo. Tutto ciò non è stato mai approfondito in modo risolutivo dal Consesso Deputato.
Allora ribadisco che é il caso che i cittadini tornino ad esprimere la loro identità di “aquilani” per ritrovare una “città” in cui fare sistema in modo civile, democratico, ma nel contempo risolutivo verso chi è deputato a prendere decisioni.

Da cittadino aquilano sento l’obbligo di mettere a disposizione tutta la mia esperienza professionale e la dedizione sociale per la città come nel periodo in cui ho avuto il mandato di Presidente dell’Ordine degli Ingegneri. Non è più tollerabile questo inarrestabile declino di relazioni, qualità della vita e di prospettive future.

Ringrazio gli Architetti Conti e Annibali per avere con coraggio abbattuto anche questo “muro”, nella speranza che gli altri Ordini, Collegi, forze produttive, “intelligenze” della cultura “libera” si facciano insieme sostenitori e portatori di idee innovative.