L’AQUILA – Nuova tegola sul già travagliato percorso di ricostruzione di palazzo Centi, nel centro storico dell’Aquila, fino al terremoto del 6 aprile 2009 sede della presidenza della Regione Abruzzo.

Una commessa da 7 milioni di euro simbolo dell’impasse nella ricostruzione pubblica a otto anni dal sisma, caratterizzata da ritardi e grane giudiziarie, tanto che i lavori, la cui ultimazione era prevista per l’aprile 2018, forse a malapena riusciranno a cominciare per quella data.

Il Tribunale amministrativo regionale ha accolto il ricorso presentato contro la Regione Abruzzo dalla impresa teramana Cingoli Nicola & figlio Srl arrivata seconda nella gara d’appalto bandita per il recupero del prestigioso immobile, danneggiato gravemente dal sisma 2009.

I giudici amministrativi hanno disposto la sospensiva dell’affidamento all’impresa vincitrice, la General Costruzioni srl di Isernia, “per l’annullamento del provvedimento del 29 giugno 2017, a firma del dirigente del servizio gestione patrimonio immobiliare del dipartimento Risorse organizzazione della Regione Abruzzo”, ovvero Eliana Marcantonio, come si legge nell’ordinanza.

Il Tribunale ha fissato al 7 febbraio prossimo l’udienza di merito.

In sostanza, cantiere aperto da poco, ma bloccato fino al pronunciamento di merito.

I lavori erano stati affidati nei mesi scorsi alla ditta molisana al culmine di un lungo stop causato dall’inchiesta della procura della Repubblica dell’Aquila su una serie di appalti regionali che vede al centro proprio l’ambìta gara di palazzo Centi con alcuni funzionari, amministratori e tecnici esterni indagati per presunti favoritismi.

Dopo la riconsegna da parte della procura della documentazione, la Regione, sentiti anche i magistrati, aveva deciso di andare avanti con i lavori, anche alla luce delle sollecitazioni della impresa molisana.

Ora il nuovo stop innescato dall’istanza dell’impresa teramana, molto impegnata nella ricostruzione del capoluogo.

Il ricorso di Cingoli, curato dall’avvocato Antonio Morgante del foro di Avezzano (L’Aquila), è fondato sul fatto che, in sede di risposta al bando di gara, la General Costruzioni non avrebbe dichiarato, al contrario di quanto previsto dalla legge, di essere stata oggetto di risoluzione contrattuale in un precedente appalto.

In particolare, per i lavori di ristrutturazione e adeguamento sismico di un edificio della facoltà di Agraria dell’Università di Perugia, che non sarebbe stata in grado di ultimare nei tempi previsti.

Qualora i giudici amministrativi accogliessero il ricorso nell’udienza di merito, i lavori passerebbero dalla General a Cingoli.

A quel punto, verosimilmente, ci sarebbe ricorso al Consiglio di Stato, organo di secondo grado della giustizia amministrativa, con ulteriore dilazione dell’inizio dei lavori.

La General Costruzioni, ditta di Isernia, si era aggiudicata l’appalto per un importo complessivo di 6.626.557,17 euro, con un ribasso del 35,017%. La gara si è svolta nel 2015 e ha visto la partecipazione di 30 aziende.

I soldi per il recupero di palazzo Centi sono arrivati per 3 milioni dalla rimodulazione del primo programma stralcio di ricostruzione degli edifici pubblici e per 10 milioni dalla delibera Cipe numero 44 del 23 marzo 2012.

L’appalto è stato caratterizzato da lungaggini burocratiche dovute anche al passaggio di consegne tra il Provveditorato interregionale alle Opere pubbliche di Abruzzo, Lazio e Sardegna e la Regione stessa, divenuta stazione appaltante con la cessazione dello stato di emergenza, il 31 agosto 2012.

L’appalto prevede interventi di consolidamento strutturale, rifacimento impiantistico, restauro architettonico delle superfici decorate, degli apparati pittorici nonché delle superfici di pregio, ed è basato sul criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

Il bando è stato pubblicato il 7 maggio 2015 sulla Gazzetta ufficiale della Comunità europea, con scadenza il 16 luglio, poi posticipata al 27 agosto.