L’AQUILA – Tre mesi dopo l’annuncio, seguito ad anni di impasse, stavolta cominciano davvero i lavori di ricostruzione di palazzo Margherita, storico municipio dell’Aquila pesantemente danneggiato dal terremoto del 2009, che, per una serie di intricate vicende burocratiche, da quasi 8 anni, a dispetto di fondi subito disponibili, attende l’avvio del cantiere.
Lavori che dovrebbero durare 500 giorni e che sono urgenti più che mai dal momento che, avevano già rimarcato i tecnici e lo confermano ora, i forti terremoti del 2016 e quelli recenti di gennaio nel Centro Italia hanno aggravato ancora di più la situazione della struttura che, sebbene puntellata, continua a torcersi su se stessa rischiando di diventare pericolosa.
La svolta arriva dopo la nomina di un nuovo direttore dei lavori, l’architetto Maurizio D’Antonio del provveditorato interregionale alle Opere pubbliche, che prende il posto del professionista indicato all’inizio, la funzionaria del Comune architetto Chiara Santoro.
La staffetta, secondo quanto spiegato ad AbruzzoWeb dal capo del dipartimento Ricostruzione, Vittorio Fabrizi, è stata decisa dopo un protocollo d’intesa Comune-Provveditorato firmato dai vertici delle due strutture, il sindaco, Massimo Cialente, e il neo provveditore, Francesco Rapisarda, per provare a risolvere l’annoso problema della lentezza della ricostruzione pubblica.
L’indicazione del direttore dei lavori era il tassello necessario al Genio civile per chiudere finalmente il procedimento, cominciato a luglio, di rilascio dell’autorizzazione alle ditte che si sono aggiudicate l’appalto e hanno già preparato il cantiere per cominciare i lavori strutturali e mettere le mani all’edificio.
Il cantiere di ricostruzione da 11,7 milioni di euro è stato aggiudicato all’associazione temporanea di imprese composta da Samoa Restauri, Sepe Costruzioni e Digimastri Costruzioni a 8,9 milioni dopo un ribasso del 26 per cento. L’importo esatto dei lavori è 6,935 milioni.
I fondi sono disponibili già dal 2010, stanziati dall’allora commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, a cui si sono aggiunti, nel 2012, i 5 milioni della donazione di Federcasse Bcc.
“C’è l’autorizzazione, stiamo aspettando che il Comune formalizzi la nomina del direttore dei lavori e ce lo comunichi, quest’ultimo dovrà vedere il progetto e sottoscriverlo – spiega a questo giornale Carlo Giovani, ingegnere della Regione Abruzzo e dirigente del servizio Genio Civile – Il documento è già pronto, uscirà a breve e intendo a ore, non c’è molto da attendere”.
Probabile che nella giornata di oggi si formalizzi il tutto, con le firme di D’Antonio al progetto, e che comunque in settimana le ruspe possano cominciare a muoversi, d’intesa con il responsabile unico del procedimento, il dirigente comunale Mario Di Gregorio.
Come spiegato dal consulente per le strutture ingegnere Carmine Mascolo, sul palazzo verrà attuato un intervento complesso, non solo strutturale, ma anche di salvaguardia del sistema pittorico nell’edificio e nella torre. Si utilizzeranno fibre di vetro e sistemi di incatenamento per metterlo in sicurezza. La corte interna sarà valorizzata con un sistema di vetrate. Sulla torre saranno impiegato fibre in acciaio galvanizzato e chiodature in carbonio.
I danni sono ingenti: su via delle Aquile c’è stata una grande rotazione di 30 centimetri, in questa zona verranno riportate in piombo le murature e si ristabilirà l’equilibrio. La soprintendenza, hanno reso noto i progettisti, ha imposto di non abbattere il sistema delle volte, ma di salvaguardarle migliorandole dal punto di vista sismico.
Nel corso del 2016 per cinque volte dal Comune è stato annunciato il rapido avvio dei lavori, ma a paralizzarlo ci si sono messe le pastoie burocratiche, contro le quali lo stesso assessore Pietro Di Stefano, peraltro funzionario del provveditorato alle Opere pubbliche, ha pesantemente polemizzato.
Proprio lui ha denunciato la “pachidermica lentezza” del Genio Civile, facendo notare che “abbiamo depositato il progetto il 18 luglio scorso, con un sollecito a settembre, e ancora non riceviamo alcuna risposta”, arrivata solo nei giorni scorsi e con una filiera burocratica che si è protratta fino a oggi.
Altro elemento di dilazione dei lavori, il passaggio del tunnel intelligente dei sottoservizi intorno all’edificio, con l’installazione nel sottosuolo dei prefabbricati per le reti elettrica, idrica, fognaria, telefonica e Internet.
Un’operazione che la scorsa primavera ha creato polemiche con alcuni esponenti politici bipartisan, come il presidente del Consiglio comunale, Carlo Benedetti, e il consigliere di opposizione Giorgio De Matteis, a polemizzare parlando di “fondamenta minate” dagli scavi per installare il tunnel, mentre il coordinatore di commessa, l’imprenditore ed ex presidente dell’Ance provinciale Gianni Frattale, li definiva “fabbricanti di veleno”.
Qualcosa comunque è successo tanto che, ha spiegato Di Stefano, c’è stata “una revisione del progetto esecutivo sulla base del passaggio dei sottoservizi, che ha comportato un riposizionamento degli ancoraggi a terra dell’edificio”.
Costruito nel XIII secolo, per quarant’anni e fino alla notte del 6 aprile 2009 palazzo Margherita è stato il “cuore” dell’amministrazione comunale, nonostante la Provincia ne rivendicasse la proprietà fin dal 1974.
Già sede del Capitano Regio, l’immobile fu destinato a essere residenza della duchessa Margherita d’Austria, figlia naturale dell’Imperatore Carlo V, nominata governatrice dell’Aquila dal Re Filippo II, suo fratellastro, di qui il nome.
I lavori furono appaltati dall’amministrazione civica nel 1573, che volle così attuare il progetto dell’architetto Giovanni Pico.
I primi contrasti tra enti risalgono al 1838, anno in cui la Provincia finanziò i lavori necessari per adibire lo storico edificio a palazzo di Giustizia, più precisamente, a sede della Gran Corte Civile e Criminale competente per i Tre Abruzzi.
Gli uffici giudiziari sono rimasti lì fino ai primi anni ‘70, quando vennero trasferiti nella nuova sede, sempre di proprietà comunale, di via XX settembre, anche questa oggi in fase di ricostruzione post-sisma seppur tra mille guai burocratici.
Non a caso uno storico bar in corso Umberto, proprio accanto a palazzo Margherita, si chiamava fino al 6 aprile 2009 “Bar del Tribunale”.
Subito dopo che il Comune capoluogo ebbe recuperato il palazzo come propria sede ufficiale, la Provincia dette avvio alla vicenda giudiziaria, nel corso della quale il Tribunale sentenziò, nel 1983, in favore dell’amministrazione provinciale, condannando il Comune allo sgombero dell’ edificio.
L’appello del Comune, rappresentato come anche in primo grado dall’avvocato Egidio D’Angelo, al quale nel corso del tempo sono succeduti gli avvocati Luciano Torelli e, da ultimo, Domenico De Nardis, ha indotto la Corte d’Appello, con la sentenza del 2005, a ribaltare la sentenza di primo grado, assegnando palazzo Margherita all’amministrazione civica.
La Corte di Cassazione nel 2011 ha confermato in maniera definitiva quella decisione, sigillata senza più chance di riapertura con l’ultima ordinanza di rigetto del 2015.



