L’AQUILA – Il Mia Casa d’Abruzzo, guidato dall’ex parlamentare Pio Rapagnà, contesta la mancanza di leggi relative alla ricostruzione della città dell’Aquila e si oppone alla scelta del Consiglio regionale e dei Capi-Gruppo Consiliari, di non aver inserito all’ordine del giorno della seduta prevista per il prossimo 28 gennaio, una discussione volta all’approvazione della Legge Regionale ad hoc in merito alla questione
“Il Mia Casa d’Abruzzo – si legge in una nota dello stesso Rapagnà – contesta duramente il Consiglio regionale e la maggioranza dai Capi-Gruppo Consiliari poiché, di fronte ad una situazione di grave disorientamento, non sentono il dovere di approvazione, per motivi di necessità ed urgenza, una Legge Regionale di indirizzo, di regolamentazione e di controllo sulla ricostruzione dell’Aquila, degli alloggi pubblici e privati e per la messa in sicurezza antisismica di quell’ingente patrimonio abitativo pubblico costruito in zone ad alto rischio sismico ed idrogeologico.
In un tale contesto, è stato scandaloso il disinteresse del Consiglio regionale, della Giunta e dell’Assessorato competente, rispetto ad una drammatica emergenza e insicurezza abitativa di migliaia di famiglie abruzzesi, a tutele e sostegno delle quali la maggior parte dei Presidenti, dei Consiglieri e degli Assessori regionali, oggi sotto inchiesta da parte della Magistratura con gravi e pesanti accuse, non hanno voluto esaminare e approvare una Legge Regionale per l’accesso alla prorietà della abitazione, sia attraverso il ripristino del riscatto graduale e sociale degli alloggi ex-GESCAL e di Edilizia Residenziale Pubblica e sia utilizzando il “risparmio popolare” per dare una abitazione stabile e dignitosa a tutti coloro che non possono acquistarla ai prezzi “maggiorati” del mercato immobiliare.
Il Mia Casa d’Abruzzo, chiede e si aspetta le dimissioni dei Presidenti Chiodi e Pagano, degli Assessori e dei Capi-Gruppo Consiliari coinvolti nella inchiesta in corso, anche perchè, come si legge sull’ordine del giorno della seduta invernale di martedì prossimo del Consiglio regionale che si terrà a Pescara, nemmeno questa volta è stata inserita l’approvazione della Legge ad hoc sulla ricostruzione dell’Aquila e della Edilizia Residenziale Pubblica, che pure è stata esaminata dalla Commissione Speciale post-terremoto.
Si tratta di indirizzare, regolamentare e consentire gli interventi necessari a garantire, nei tempi più brevi possibili, il ritorno alle normali condizioni di vita nelle aree colpite dal sisma del 6 aprile 2009, poiché sino ad ora nessun cantiere è stato aperto per la ricostruzione pesante degli edifici classificati E e per la loro messa in sicurezza antisismica.
In tutto questo tempo trascorso dopo il terremoto, migliaia di famiglie avrebbero potuto ritornare ad abitare nelle loro abitazioni naturali: la responsabilità di questa mancata ricostruzione “pubblica” è sia del Presidente della Regione e già Commissario delegato Gianni Chiodi che del Sindaco dell’Aquila e già Vice-Commissario Massimo Cialente, e, per quanto di rispettiva comptenza, dei soggetti attuatori da essi stessi indicati che sono il Provveditorato alle Opere Pubbliche, l’Ater e lo stesso Comune dell’Aquila.
Al 31 dicembre 2013 sono rimasti ancora inutilizzati ben 124.7 milioni di euro assegnati per la ricostruzione degli edifici e delle abitazioni di proprietà dell’Ater e del Comune dell’Aquila: tali risorse non spese per la ricostruzione pubblica, a seguito di uno strano emendamento proposto dalla Senatrice Stefania Pezzopane e approvato dal Parlamento, rischiano di essere “stornati e anticipati” a favore della ricostruzione privata.
Per questo è ancora più necessario che, visto quanto di grave, anche sul piano morale, sta accadendo proprio in questi giorni a L’Aquila e nella Regione Abruzzo, la massima Istituzione Legislativa regionale, dando un senso ed una utilità sociale alla prorogatio, si assuma la responsabilità di consentire l’immediato inizio dei lavori di “ricostruzione pesante” e di messa in sicurezza di tutti gli alloggi pubblici e dei più importanti complessi residenziali, attualmente lasciati nel completo abbandono, e siti nel Centro Storico, nelle Frazioni e nei Quartieri della Città dell’Aquila e dei Comuni del cratere”.



