L’AQUILA – “Nel richiederLe di voler continuare nel suo lavoro, Le confermo il mio preciso impegno ad assumere compiutamente e integralmente tutta la responsabilità politica dell’incarico di Commissario delegato per la ricostruzione che il Governo nazionale ha inteso confermarmi nonostante che il 28 dicembre avessi rimesso la delega nelle mani del nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri”.

È uno dei passaggi chiave di una lettera di quattro pagine che il presidente della Regione e commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, ha inviato al coordinatore della Struttura tecnica di missione (Stm), Gaetano Fontana, per respingere le sue dimissioni e continuarlo a lavorare.

Una lettera che approccia molti temi, dalle continue polemiche al piano di ricostruzione per L’Aquila arrivato dopo due anni e mezzo dal sisma, dalle esigenze di riforma della governance alle “mazze” della ricostruzione da affidare sempre più agli enti locali e sempre meno alla struttura commissariale, che dovrà mantere funzioni di programmazione e vigilanza.

Era una mossa attesa. Si sapeva infatti che Chiodi avrebbe respinto le dimissioni di Fontana, ora è confermato che la squadra dei vertici della governance non si tocca.

Questa stessa squadra nei prossimi mesi sarà chiamata a confrontarsi con un belligerante Comune, ringalluzzito anche dall’avvicinarsi della scadenza elettorale, e con il nuovo responsabile del governo per la ricostruzione, il ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca, investito dal premier, Mario Monti.

Il rischio, per Chiodi e Fontana, è quello di ritrovarsi tra incudine e martello.

TANTE NOVITA’ LEGGENDO TRA LE RIGHE

Non c’è solo il “niet” alle dimissioni di Gaetano Fontana, nella lettera di Gianni Chiodi all’architetto.

Al contrario, la missiva è una sorta di piano generale per i prossimi mesi che traccia lo scenario di quello che verrà.

Chiodi, infatti, affronta moltissimi temi caldi. Replica al Comune sui piani-stralcio, che non si potevano fare senza il famigerato piano di ricostruzione complessivo.

Annuncia la riunificazione di struttura commissariale e struttura tecnica, con Fontana che diventerà un suo dipendente.

Promette che i Comuni avranno sempre più un ruolo da protagonisti nell’attuazione sul campo della ricostruzione, con il commissario più in disparte nel ruolo di programmatore e di garante.

Infine, Chiodi affronta lo scottante tema di una ricostruzione, dell’Aquila e del “cratere”, che a oggi costa troppo ma che potrà essere spalmata negli anni.

Di qui la convinzione di garantire flussi annuali attraverso lo strumento dell’intesa tra Comuni e commissario che, in questo modo, manterrà un ruolo di deus ex machina per tutta la durata della ricostruzione.

PIANO PER L’AQUILA: “MI AUGURO NON LO SIA SOLO DI NOME”

Il punto di partenza dell’analisi di Chiodi è la presentazione, “finalmente (quanto tempo inutilmente perso per la città!)”, scrive del piano di ricostruzione per il capoluogo e le sue 49 frazioni, definito anche “agognato – e non soltanto dalla Struttura commissariale ma anche dalla legge”.

Chiodi appare scettico, confermando i pessimi rapporti con l’amministrazione uscente, quando si augura “che non sia, come già avvenuto, un documento che di Piano di ricostruzione abbia solo il nome”.

Il commissario ribadisce poi il ruolo centrale dell’intesa tra Comune e la sua struttura, che nel corso della presentazione del piano sia il sindaco, Massimo Cialente, che l’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano hanno un po’ snobbato, parlando di operatività del piano “subito dopo l’adozione”.

Per Chiodi, invece si potranno “condividere, con il sindaco dell’Aquila e con il presidente della Provincia attraverso lo strumento dell’intesa, tempi, modalità e risorse da destinare alla ricostruzione del centro storico della città, che potrà avvenire, naturalmente, anche per stralci”.

Su quest’ultima questione, in merito ai mini-piani che permetterebbero di partire a breve con i lavori esiste una lettera del ministero dell’Economia di cui molti si sono accorti solo ora ma che AbruzzoWeb aveva pubblicato già lo scorso 6 dicembre.

Nel testo da un lato si apre alla possibilità dei piani stralcio, a patto, però, che siano preceduti da un “documento pianificatorio unitario”: alle corte, il piano di ricostruzione serviva punto e stop.

LA RIORGANIZZAZIONE: “UN’UNICA STRUTTURA”

Chiodi annuncia anche un’altra grande novità organizzativa: in futuro ci sarà una sola struttura commissariale e, come corollario non espresso, Fontana lavorerà alle sue dipendenze.

“È mia intenzione – scrive Chiodi – assumere provvedimenti volti a proporre una riorganizzazione della Struttura commissariale, che, partendo dalla unificazione delle contabilità speciali, preveda una riunificazione delle funzioni prima incardinate tra la Struttura tecnica di missione e la Struttura per la gestione dell’emergenza in un unico organismo che risponde al commissario delegato quale soggetto delegato dal Consiglio dei ministri per la ricostruzione”.

Un modo per riaffermare il primato di Chiodi anche contro certe tendenze autonomiste dei vertici degli altri organismi, abituati a prendere decisioni senza doverne rispondere a nessuno.

LE “MAZZE” AI COMUNI, LA PROGRAMMAZIONE NO

I tempi cambiano e Chiodi sembra averne la contezza. Ecco perché annuncia di voler allentare la briglia nei confronti dei Comuni per consentire l’avvio pratico, in soldoni, dei lavori sui centri storici, mentre alla sua struttura resterà la regia complessiva e la vigilanza.

Secondo il commissario, infatti, “la fase di attuazione dovrà, sempre più, essere posta in capo ai Comuni, mentre resteranno alla Struttura commissariale le attività regolatorie e programmatorie, nonché l’attività di monitoraggio dell’attuazione dei programmi di ricostruzione”.

LA RICOSTRUZIONE DELL’AQUILA COSTA TROPPO, MA…

Un punto delicatissimo è il budget per la ricostruzione dell’Aquila che, come ormai sanno tutti, è di 5 miliardi di euro, 3,5 per il capoluogo e oltre 1,5 per le frazioni, e degli altri centri terremotati.

Soldi che, ammette Chiodi candidamente, oggi non ci sono. “Il costo della ricostruzione dell’Aquila e delle sue frazioni, così come dei comuni del ‘cratere’ – scrive infatti, senza girarci intorno – è sicuramente maggiore delle risorse oggi disponibili e di quelle, sempre a oggi, programmate”.

Allarme rosso? Forse no. Per Chiodi, infatti, “d’altro lato, i tempi della ricostruzione – 10/15 anni – sono tali che non impongono disponibilità finanziarie ulteriori per qualche anno”.

Ecco che, davanti a piani di ricostruzione super salati, “lo strumento dell’intesa deve essere adeguatamente articolato e confermato in modo di garantire, spalmati negli anni necessari, flussi finanziari come budget annuali posti a disposizione e nella responsabilità dell’ente locale che dovrà utilizzarli sulla base di criteri, metodi e modalità predefiniti, chiari e conoscibili dal cittadino e rendicontarli puntualmente con riferimento alla quantità e qualità degli interventi attuati”.

Un altro passaggio che riafferma l’importanza dell’intesa tra enti locali e Sge.

“Di questo percorso – conclude Chiodi – io non potrò che essere, sia permanendo nel ruolo di Commissario delegato sia, e tanto più, in quello di Presidente della Regione, Abruzzo il garante della sua attuazione”. (alb. or.)

IL TESTO DELLA LETTERA DI CHIODI

Caro Architetto Fontana,
sono d’accordo con Lei: l’aver sempre e comunque assunto comportamenti conformi alle  norme e a quanto, di volta in volta, concordato nel corso di lunghe e complesse riunioni non è visto quale normale esercizio dei compiti di un funzionario pubblico; anzi, la sua attività istituzionale è stata troppo spesso fatta oggetto di attacchi non tollerabili per un lavoro che dovrebbe svolgersi, è vero fra mille difficoltà, ma in un contesto sereno e con spirito fattivo: alla politica la lotta e lo scontro; ai soggetti istituzionali – come la Struttura Tecnica di Missione – il regolare e corretto svolgimento dell’attività amministrativa.

Nel processo di ricostruzione del dopo terremoto, i due profili, quello politico e quello tecnico, sono continuamente fra di loro inviluppati e, non poche volte, artatamente rappresentati per far prevalere la convenienza del momento.

Anche in questo caso, e a conferma di quanto detto, alla Sua richiesta di chiarezza tecnico-istituzionale, alcuni hanno risposto correttamente sul piano da Lei invocato della rispondenza al principio del corretto andamento dell’attività amministrativa; altri –  e non mi aspettavo nulla di diverso – hanno continuato a utilizzare categorie interpretative politiche, mirate a sopprimere ideologicamente la parte avversa, a nulla risaltando il valore aggiunto proprio di un’organizzazione amministrativa che non può, comunque, che informare la propria azione a quanto previsto dalla legge.

Quanto illustrato dal sindaco Cialente per quanto riguarda il centro storico di L’Aquila  con la presentazione finalmente (quanto tempo inutilmente perso per la città!) dell’agognato – e non soltanto dalla Struttura commissariale ma anche dalla legge – Piano di ricostruzione è la cartina di tornasole: mi auguro che non sia, come già avvenuto, un documento che di Piano di ricostruzione abbia solo il nome;  piuttosto, un elaborato che, contenendo i necessari e pertinenti elementi e dati tecnici ed economico-finanziari, mi permetta di poter condividere, con il Sindaco di L’Aquila e con il Presidente della Provincia attraverso lo strumento dell’intesa, tempi, modalità e risorse da destinare alla ricostruzione del centro storico della città, che potrà avvenire, naturalmente, anche per stralci.

Per quanto attiene ai profili organizzativi necessari a meglio garantire la piena funzionalità e l’efficienza della Struttura commissariale che, condivido con Lei, richiede interventi necessari e indispensabili, è mia intenzione assumere provvedimenti volti a proporre una riorganizzazione della Struttura commissariale, che, partendo dalla unificazione delle contabilità speciali, preveda una riunificazione delle funzioni prima incardinate tra la Struttura Tecnica di Missione e la Struttura per la Gestione dell’Emergenza in un unico organismo che risponde al Commissario delegato quale soggetto delegato dal consiglio dei ministri per la ricostruzione.

È evidente che, anche a seguito dell’emanazione dell’ordinanza sui centri storici, la fase di attuazione dovrà, sempre più, essere posta in capo ai Comuni, mentre resteranno alla Struttura commissariale le attività regolatorie e programmatorie, nonché l’attività di monitoraggio dell’attuazione dei programmi di ricostruzione.

Nel richiederLe di voler continuare nel suo lavoro, Le confermo il mio preciso impegno ad assumere compiutamente e integralmente tutta la responsabilità politica dell’incarico di Commissario delegato per la ricostruzione che il Governo nazionale ha inteso confermarmi nonostante che il 28 dicembre avessi rimesso la delega nelle mani del nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri.

Oggi, caro Architetto, abbiamo di fronte un elemento nuovo, e della massima importanza, che supera i tanti dubbi e le pochissime certezze che abbiamo.

Il Governo nazionale – come avevo chiesto – ha riposizionato L’Aquila se non al centro, sicuramente tra i punti importanti della sua agenda. Ma non basta, nell’incontro del 28 dicembre scorso ho fatto presente al Presidente Monti – nel caso in cui avesse inteso confermare la necessità di una presenza commissariale della Presidenza del consiglio dei Ministri – che avrei subordinato la mia accettazione (visto che la fiducia tra delegante e delegato deve essere reciproca) al fatto che il Governo nazionale avviasse una riflessione complessiva, e mi auguro profonda e libera, sull’intera organizzazione preposta alla ricostruzione: alla sua governance che ricomprende, sicuramente, compiti e funzioni del Commissario Delegato, ma anche quelli di tutti i soggetti istituzionali locali che a vario titolo sono titolari di responsabilità pubbliche e amministrative.

Per quello che mi riguarda, alcune semplici notazioni e riflessioni (molte altre saranno e dovranno essere fatte attorno a quel tavolo governativo):

– compito immediato è garantire, comunque, l’amministrazione ordinaria, portando avanti procedimenti esecutivi di iniziative già assunte;

– dove l’amministrazione ordinaria ha inteso collaborare con il Commissario Delegato e con le strutture commissariali, mai minimizzando i contrasti che pure ci sono stati, le cose hanno proceduto con risultati positivi sempre condivisi tra le parti;

– il costo della ricostruzione di L’Aquila e delle sue frazioni, così come dei comuni del cratere, è sicuramente maggiore delle risorse oggi disponibili e di quelle, sempre ad oggi, programmate.

D’altro lato, i tempi della ricostruzione – 10/15 anni – sono tali che non impongono disponibilità finanziarie ulteriori per qualche anno. Da qui la necessaria considerazione che, in presenza di piani di ricostruzione che prevedono fabbisogni finanziari superiori, anche in misura notevole, a quanto oggi disponibile in cassa, lo strumento dell’intesa deve essere adeguatamente articolato e confermato in modo di garantire, spalmati negli anni necessari, flussi finanziari come budget annuali posti a disposizione e nella responsabilità dell’ente locale che dovrà utilizzarli sulla base di criteri, metodi e modalità predefiniti, chiari e conoscibili dal cittadino e rendicontarli puntualmente con riferimento alla quantità e qualità degli interventi attuati.

Di questo percorso io non potrò che essere, sia permanendo nel ruolo di Commissario delegato sia, e tanto più, in quello di Presidente della Regione Abruzzo il garante della sua attuazione.

I prossimi giorni, meglio e di più serviranno a mettere a fuoco, serenamente e senza polemiche (figuriamoci poi le stravaganze, le schizofrenie, le non verità e gli “io l’avevo già detto”, nelle sue molteplici varianti cui siamo purtroppo abituati) gli elementi e i contenuti di quel percorso.
Buon Lavoro,

f.to Gianni Chiodi