L’AQUILA – “Non mi sono mai sentito così isolato nella mia vita”. C’è più amarezza che rabbia nelle parole del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che questa mattina ha abbandonato il tavolo tecnico della ricostruzione a cui ha preso parte anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, il commissario alla ricostruzione, Gianni Chiodi, il capo della Struttura tecnica di missione, Gaetano Fontana, e diversi sindaci del cratere.

Cialente spiega così la sua uscita di scena dalla riunione: “Mi devono spiegare cosa sono questi piani di ricostruzione, mi dicono che 18 comuni li hanno già predisposti. Sono pronti a copiarli, se serve, ma prima devono vedere quello che il Comune ha predisposto per il centro storico e ha già pubblicato sul sito internet dell’Ente. A quel punto il commissario Chiodi ha detto ‘facciamo parlare i tecnici’. Benissimo, se avessero dovuto parlare i tecnici la presenza del sindaco non sarebbe stata più necessaria e sono uscito”.

Il piano di ricostruzione, per il centro storico dell’Aquila, secondo Cialente non è strettamente necessario in quanto “nel centro della città devo ristrutturare, non abbattere e ricostruire. Per agire in questo modo si può agire per stralci, secondo i dettami stabiliti dal Piano regolatore generale. Il Consiglio comunale ha deliberato di agire sull’asse centrale della città, tutto è stato predisposto. E ogni volta mi si viene a dire che servono questi piani di ricostruzione, che quello che ha fatto il Comune non va bene”.

Lo sfogo del primo cittadino va oltre, però, la semplice polemica legata ai piani: “Oggi, è l’11 agosto 2011. Sono passati due anni e quattro mesi dal terremoto. È tutto bloccato, è tutto fermo. Sulle macerie l’impasse è totale, e lo ha detto anche il sottosegretario Giampiero Catone. I cantieri per le ‘E’ fuori centro storico sono fermi, e da quello che ho capito non partiranno prima dell’anno prossimo. Sul centro storico non ci lasciano lavorare, perché ogni volta ci chiedono il piano di ricostruzione. La zona franca urbana è una presa in giro (ma i toni usati dal sindaco erano ben più forti, ndc), l’economia è ferma”.

Un quadro a tinte fosche di cui si è accorto anche il Governo nazionale “visto che il sottosegretario Letta, a cui va il mio personale ringraziamento, è venuto all’Aquila in uno dei momenti più drammatici della storia del Paese. Anche a Roma hanno capito che L’Aquila è l’emergenza delle emergenze, che non si può pi giocare su questa città. Stanno assassinando L’Aquila e vorrei che qualcuno risponda alle questioni che ho posto. Le cose che dico sono vere o no? Lo chiedo a tutti, anche agli esponenti locali, regionali e nazionali del Partito democratico. È vero che tutto bloccato o sto mentendo? Se è così vuol dire che non ho capito nulla e sono pronto a dimettermi domani mattina, ma mi diano una risposta”.

“All’Aquila lo chiedo a tutti se è tutto fermo. Eppure abbiamo commissari, vice commissari, Stm, consulenti. La colpa è solo di Cialente? O di chi si sta acquattando per non risolvere i problemi di questa città? La ricostruzione non riparte e ci sono operai in cassa integrazione, persone ancora negli alberghi. Il Comune paga quattro milioni al mese di contributi per l’autonoma sistemazione”.

Cialente individua poi due categorie che attualmente stanno operando all’Aquila: “In questo momento all’Aquila ci sono tanti ‘cerchiobottisti’ e ‘benaltristi’, ovvero quelle persone che una volta che si affronta un problema affermano che l’emergenza è ‘ben altro’. Tanti parlano, ma poi nessuno si prende la responsabilità di decidere perché i problemi sono ‘ben altri’. Tutti parlano di affitti per le case, ma l’altro giorno in Consiglio comunale non si è riuscito a decidere nulla. L’Università sta morendo perché, è inutile nascondersi, mancano gli alloggi per gli studenti e, me ne assumo le responsabilità, anche alcuni professori vengono con poco amore all’Aquila”.

Cialente, insomma, non sa più a chi rivolgersi per essere ascoltato tanto da lasciarsi scappare una frase emblematica: “Non mi sono mai sentito così solo nella mia vita”.

LO SFOGO DI QUESTA MATTINA

Infuocata riunione del tavolo tecnico della ricostruzione.

Il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, ha abbandonato polemicamente l’incontro dopo aver sparato a zero sui piani di ricostruzione.

“Qualcuno mi spieghi cosa sono questi piani di ricostruzione”, ha tuonato il primo cittadino del capoluogo, dopodiché si è alzato di scatto, si è scusato con il sottosegretario alla Presidenza del consiglio dei ministri Gianni Letta e ha infilato la porta.

Sconcerto tra i presenti, molti dei quali rimasti a bocca aperta per l’imprevista sfuriata visto che, fino ad allora, i lavori erano proceduti tranquillamente.

Colto di sorpresa anche l’assessore comunale alla Ricostruzione Pietro Di Stefano che non ha saputo giustificare ai presenti l’accaduto.

Il commissario Gianni Chiodi ha rintuzzato l’attacco affermando: “Non capisco cosa ci sia dietro questa recalcitranza a fare i piani di ricostruzione e non riesco a spiegarmi cosa nasconda questo atteggiamento”.

“Chiamateli come vi pare – ha aggiunto Chiodi – ma muovetevi con la ricostruzione”.

Alla riunione sono presenti anche il coordinatore della Struttura tecnica di missione, Gaetano Fontana, i sindaci del “cratere” e altri rappresentanti della governance della ricostruzione. (red)

CHIODI: “REAZIONE FUORI LUOGO”

L’AQUILA – “La reazione di Massimo Cialente di questa mattina è stata esagerata – ha detto il commissario – il sottosegretario Letta stava facendo tutto nel modo giusto. Sul piano istituzionale, poi, certi atteggiamenti sono ingiustificabili. Ribadisco, non c’era alcun motivo di comportarsi in quel modo. La gente pensa che ci siano grossi conflitti – ha aggiunto Chiodi – ma non è affatto così. Siamo sereni, io stesso sono sereno. Sappiamo che c’è da soffire e che esistono delle difficoltà sulla strada della ricostruzione, ma questo è normale. Credo sia tempo di tornare a trasmettere ottimismo, come ha fatto il sindaco Ciancone, un esempio splendido di come ci si deve comportare. C’è chi pensa che L’Aquila non verrà ricostruita, non è affatto così. L’Aquila verrà ricostruita e sarà più forte e più bella del passato”.

Il commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, intervenuto a margine della presentazione della mostra fotografica di Roberto Grillo a Fontecchio (L’Aquila) ha  risposto all’inevitabile domanda sulla sfuriata del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che questa mattina ha abbandonato il tavolo istituzionale per la ricostruzione in aperta polemica con la struttura commissariale

Alla domanda se l’assenza dell’ex prefetto Gabrielli pesi nell’equilibrio tra chi lavora alla ricostruzione, Chiodi ha risposto che “il problema è un altro: dobbiamo rimboccarci le maniche, trovare i fondi, metterli a disposizione, cercare di fare le leggi in base alle situazioni che ci troviamo di fronte, convincere il ministero dell’Economia. Senza dubbio Gabrielli è stato un protagonista importantissimo della squadra che ha operato all’Aquila nel post terremoto. Da fare c’è, non è un problema di persone. I comuni devono impegnarsi nei piani di ricostruzione, ad esempio. Lavorare, non altro”.

Una battuta anche sui possibili impedimenti da parte della comunità europea e sulla zona franca, secondo i parametri di Bruxelles non necessaria.

“L’unione europea concederà la zona franca da qui a un paio di mesi, ma il punto non è questo. Ci sono Paesi che guardano al reddito medio italiano, superiore a quello di molti altri dell’eurozona, e si chiedono per quale motivo si deve alterare la concorrenza. Ma l’Europa, lo so per certo, ci sosterrà. Certo, quando arriverà la zona franca, a qualcuno non andrà bene, diranno che non la volevano o la volevano diversa, ma ci sono abituato”. (r.s.)

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