L’AQUILA – Atteso da anni, potrebbe essere pubblicato entro un mese il nuovo avviso per la selezione dei commissari a cui affidare l’iter di ricostruzione di circa 700 aggregati edilizi del comune dell’Aquila, drammaticamente al palo. Per colpa dell’inerzia e imperizia dei proprietari, o anche a causa di vertenze legali e inghippi burocratici.

Stabilire l’albo dei commissari è dunque il passaggio decisivo per superare uno stallo che gravi conseguenze sta provocando in termini di mancati lavori per centinaia di milioni di euro, per le tempistiche del rientro nella loro di per migliaia di cittadini. Per i “buchi” che sta lasciando in parti della città e delle frazioni per il resto già ricostruite.

Fare però l’avviso e stilare la lista di aspiranti commissari non basterà per serrare i tempi: occorre anche procedere ad aggiornare l’elenco degli aggregati fermi, determinandone le ragioni.

Un avviso era già stato indetto nel marzo 2015, dall’amministrazione di centrosinistra di Massimo Cialente, e approvato nel dicembre 2016, con 180 nomi a cui attingere. Poi però l’albo è rimasto lettera morta, come pure i commissariamenti. Nel febbraio 2018 il sindaco Pierluigi Biondi di Fratelli d’Italia ha deciso di cassarlo, e di rifarne uno nuovo. Tra le motivazioni quella per cui la selezione non ha tenuto conto dei necessari requisiti professionali degli aspiranti commissari. Il ricominciare più o meno da capo non ha fatto altro che dilatare ancor di più le tempistiche.

Ora però il nuovo bando è in dirittura d’arrivo, come viene confermato da numerosi professionisti, pronti a partecipare.

Anche perché il compenso è fissato al 2% dell’importo dei lavori fino ad 1 milione di euro, all’1% fino a 5 milioni, a percentuali minori per lavori di maggior importo. 

Da quanto si apprende, l’avviso potrebbe ricalcare quello che è stato fatto in altri comuni, come Barete e Tornimparte, richiedendo requisiti come l’essere avvocati e commercialisti, e il vantare un’esperienza almeno quinquennale nella ricostruzione, come consulente o anche presidente di consorzio e così via. Con maglie più strette, insomma,  rispetto al bando precedente.

Ad occuparsi della spinosa pratica è l’ufficio Ricostruzione Privata Centro e Frazioni del Comune, di cui è responsabile, da inizio febbraio l’architetto Roberto Evangelisti, che ha sostituito il dirigente dimissionario Raffaello Fico ora titolare dell’Ufficio speciale della ricostruzione dei Comuni del cratere. E ancor di più dovrà occuparsene, nelle vesti di assessore alla ricostruzione privata, Vittorio Fabrizi, ex capo dipartimento del settore ricostruzione del Comune andato in pensione nell’estate 2018.

La figura del commissario è disciplinata da una norma che ha regolamentato il cosiddetto potere sostitutivo del Comune nei confronti dei proprietari delle unità immobiliari non sono stati in grado di avviare i lavori di ricostruzione.

Tanti i motivi per i quali i lavori non partono.

Ci sono aggregati non ancora costituiti in consorzio, perché non c’è stato l’accordo tra i proprietari, per inerzia, imperizia, o contrasti interni.

C’è poi il caso dei consorzi già costituti, ma che per via di complicazioni burocratiche, non presentano le integrazioni progettuali richieste dall’Ufficio speciale ricostruzione Comune dell’Aquila, e in alcuni casi nemmeno il progetto parte prima.

E ancora, a bloccare tutto sono spesso i contenziosi legali, i dissidi nella scelta dei progettisti e delle ditte, il fallimento di quest’ultime.  

Ci sono poi aggregati dove numerosi proprietari hanno ceduto l’abitazione al Comune, e si sono ricostruiti casa altrove. In questo caso non è chiara la normativa da applicare: quella della ricostruzione privata o quella pubblica.

Non pochi i casi di proprietari di case inagibili, che non hanno reale interesse a rientrare in possesso di un immobile, in una città che non riparte, e su cui dovranno tornarci a pagare le tasse, con poche possibilità di vendere e affittare, a prezzi ritenuti congrui.

Una ragione in più per commissariare, e far procedere una ricostruzione sismica pagata con i soldi con i contribuenti.  Filippo Tronca