L’AQUILA – L’anticipo entro 15 giorni dall’inizio dei lavori del 20% del valore di un appalto di ricostruzione privata post-terremoto dell’Aquila.
Questa la manna dal cielo per le imprese che sta promuovendo l’Associazione costruttori (Ance) provinciale del capoluogo per ridare ossigeno a un tessuto aziendale che, pur ingrassato dalla gran mole di lavori a disposizione, spesso resta con l’acqua alla gola per i tempi lunghi nel pagamento in contanti delle commesse acquisite e realizzate.
Una disparità tra teoria e pratica che, nei casi peggiori, ha portato anche al fallimento di alcune imprese con un’impasse disastrosa per la conclusione dei lavori e il rientro nelle case degli sfollati.
L’obiettivo è utilizzare nei lavori della ricostruzione, che hanno natura privata e per questo non sono sottoposti a gare obbligatorie, ma vengono finanziati comunque con fondi pubblici, una norma contenuta nel nuovo Codice degli appalti varato ad aprile dal governo Renzi.
La norma, per paradosso, farebbe affluire prima molti più soldi alle ditte ma sarebbe a costo zero per lo Stato, perché, grazie all’accordo con l’Associazione bancaria italiana firmato nel 2013, alla partenza di un cantiere, nei conti correnti dedicati infruttiferi accesi ad hoc si trova già più del doppio del 20% del totale che si richiederebbe, in particolare il 46%.
Per lo stesso accordo, come noto, un altro 44% viene erogato alle imprese al secondo stadio, infine c’è il saldo dell’ultimo 10%.
Un escamotage, questo delle tre “tranche”, che ha consentito di suddividere su più cantieri le somme che di volta in volta giungono da Roma e che, al contrario, sarebbero servite a far partire meno lavori se concentrate per forza a coprire il 100% sì, ma di meno opere.
La differenza sarebbe, quindi, quella di stornare il 20% entro 15 giorni dall’inizio del cantiere, e non al primo stato di avanzamento dei lavori (Sal), che a volte comporta un’impasse di molti mesi.
La svolta potrebbe prendere corpo sotto forma di un emendamento da presentare alla prossima legge di stabilità, con un dialogo in corso tra l’Ance, che ha appena eletto il nuovo presidente provinciale, Ettore Barattelli, e la senatrice aquilana del Partito democratico Stefania Pezzopane.
Da valutare se e come verrebbero applicati gli altri paletti richiesti per pagare i Sal, su tutti l’avvenuto pagamento, a loro volta, da parte delle ditte, degli stipendi, dei subappaltatori e dei fornitori. Saldi che per una legge frettolosa vanno dimostrati con autocertificazioni, peculiarità che lascia campo libero ad astuzie e finisce per gravare sulle piccole ditte dell’indotto, che hanno anche manifestato in piazza per i mancati pagamenti.
Ma c’è anche un altro problema, e questo di ordine nazionale, che crea delle incognite: il nuovo Codice degli appalti varato dal governo Renzi, decreto legislativo 50/2016, viene sì istituzionalizzata l’anticipazione del 20% entro 15 giorni; tuttavia, hanno fatto rilevare alcuni analisti giuridici delle normative sui lavori pubblici.
Nessuno si è preoccupato di abrogare la parte di un vecchio decreto legge, numero 79 del 1997, che, invece, vieta alle amministrazioni di concedere anticipazioni “in qualsiasi forma”. Un pasticcio che chissà che non possa influire malamente anche sui processi della ricostruzione.



