L’AQUILA – La ditta puntella, consuma corrente, va via e nessuno paga.

È il singolare caso capitato a don Stefano Rizzo, vice parroco di Santa Maria Paganica, uno dei luoghi più rappresentativi del terremoto dell’Aquila.

La chiesa con il tetto crollato, simbolo di una delle tante ferite subite dalla città il 6 aprile 2009, è stata oggetto di lavori di messa in sicurezza iniziati qualche settimana dopo il sisma.

L’impresa incaricata di realizzare il consolidamento delle murature e la copertura dell’edificio si è attaccato al contatore Enel della parrocchia, per cercare di accorciare i tempi di avvio del cantiere senza attendere l’installazione di un allaccio da cantiere.

A dare l’autorizzazione lo stesso don Rizzo, con la promessa che la bolletta sarebbe stata saldata dal committente: l’ufficio del vice commissario per la messa in sicurezza dei Beni culturali, Luciano Marchetti.

Inesorabile è arrivato il conto dell’energia: 1.500 euro. Nel frattempo, però, l’ufficio di Marchetti è stato smantellato e le competenze sono passate alla soprintendenza regionale, e per il sacerdote è cominciato, ironia della sorte, il “calvario”.

Dopo una lunga trattativa, finalmente, la soluzione: la direzione regionale pagherà la bolletta, ma la promessa di don Rizzo è che a breve staccherà l’utenza.

“Non ce la facciamo a fronteggiare queste spese – racconta – una volta c’erano le offerte raccolte durante le celebrazioni, adesso, senza, proprio non si può”.

“Senza contare – riferisce don Rizzo, in questo accomunato a tanti altri aquilani – che, per un periodo, abbiamo ricevute le famigerate bollette ‘pazze’ del gas, nonostante fossimo andati via dalla canonica inagibile”.

“Ho risolto quest’ultima vicenda non pagando – conclude – dopo un po’ si sono stufati, oppure si sono resi conto, e non le hanno inviate più”.