L’AQUILA – L’ordine degli ingegneri dell’Aquila si schiera al fianco del sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, nel denunciare il blocco della ricostruzione della città e difende gli associati “additati come il ‘capro espiatorio’ di turno” in merito ai ritardi accumulati nella ristrutturazione delle case “E” fuori dai centri storici.
L’attacco è contenuto in una lettera inviata dal presidente dell’organismo, Paolo De Santis, al primo cittadino, che il 30 settembre aveva scritto una nota dal tenore molto simile, e a tutta la governance della ricostruzione, dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, alla filiera Fintecna-Cineas-Reluis, passando per il commissario, Gianni Chiodi, anche se tra i destinatari non ci sono i nomi del coordinatore della Struttura tecnica di missione, Gaetano Fontana, e dei sindaci del “cratere”.
De Santis ce l’ha soprattutto con la struttura commissariale, colpevole di non aver definito con precisione la normativa di riferimento, con il vice di Chiodi, Antonio Cicchetti, che aveva proposto di conferire maggiori responsabilità ai tecnici in ordine ai progetti presentati dietro sottoscrizione di una fideiussione: “una soluzione che non ha riscontro nel panorama nazionale – scrive De Santis – le polizze sono prodotte dalle imprese e non dai professionisti”.
Polemica del presidente dell’ordine anche per l’assenza, nella struttura commissariale, “di interlocutori esperti in problematiche strettamente connesse ad attività attinenti, se non fondamentali, la salvaguardia della vita umana”, a differenza di quanto accaduto per la ricostruzione “leggera” degli alloggi “B” e “C”.
Infine De Santis fa un auspicio, “speriamo che le proposte di legge giacenti in Parlamento possano contribuire in modo incisivo alla immediata ripresa del territorio” e non risparmia un’ultima frecciata: “l’ordine degli ingegneri prende atto che la ricostruzione avrebbe dovuto basarsi su illustri contributi dei quattro saggi che invece ad oggi poco sembrano aver sortito nel risultato”.
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