L’AQUILA – Dovrebbero arrivare in settimana gli attesi 400 milioni di euro stanziati dal Cipe, Comitato interministeriale per la programmazione economica, destinati a finanziare la ricostruzione privata dell’Aquila, a cui spettano 260 milioni, e degli altri 56 comuni del “cratere” sismico che, di milioni, dovranno farsene bastare 140. Una buona notizia, ma il dato drammatico è che per coprire il fabbisogno complessivo di quest’anno si dovranno poi necessariamente anticipare i fondi previsti fino al 2019.
Lo conferma ad AbruzzoWeb l’assessore alla Ricostruzione del Comune dell’Aquila Pietro Di Stefano.
“Con questi fondi – spiega – avremo altro respiro sul fronte della ricostruzione. In cassa sono rimasti per il Comune dell’Aquila appena 50 milioni, ed è in fase di stesura il decimo elenco degli aventi diritto all’indennizzo per la ricostruzione della loro abitazione, per un totale di 100 milioni. Questi fondi sono dunque determinanti per impedire che i cantieri si fermino”.
Resta il nodo mai risolto di una fonte certa di finanziamento della ricostruzione aquilana e, spiega tal proposito l’assessore, “con questi ultimi fondi Cipe non riusciremo ad arrivare a fine anno, e allora dovremo attendere la legge di stabilità e in quella sede potrebbero essere anticipati parte dei fondi relativi alle annualità 2017, 2018 e 2019, che fanno in totale 342 milioni”.
La velocità della ricostruzione non dipende, però, solo dalla copertura economica, ma dalla celerità e dal tempismo con cui i progetti di ricostruzione vengono elaborati, verificati e approvati. E qui Di Stefano mostra qualche preoccupazione.
“Le persone – sottolinea – devono tornare il primo possibile dentro casa, il governo deve garantire le risorse, ma anche i progettisti e gli uffici speciali devono fare la loro parte e stringere i tempi. Per esempio siamo in attesa dei progetti ‘parte seconda’ per i quattro comparti dell’asse centrale del centro storico, il termine scade entro un mese, ma a oggi nessuno ha ancora presentato niente, e lo dico con rammarico”.
L’assessore fa anche il punto della situazione delle frazioni, dove in quasi tutti casi la ricostruzione ancora non parte a oltre cinque anni dal sisma del 6 aprile 2009.
“Partiamo dalle cinque frazioni, che nel nostro cronoprogramma sono state indicate come quelle con danni gravissimi e che hanno al priorità sulle altre: per Onna sono pronte le schede parametriche, e si sta procedendo ai progetti parte seconda. San Gregorio, Tempera, Santa Rufina, Roio Poggio non hanno ancora completato il primo step”, snocciola.
Se tutto procede speditamente e in base alle tempistiche, e se lo Stato centrale garantirà i fondi, i cantieri potrebbero aprire anche nel 2014.
Ci sono poi altre otto frazioni con “danno grave”: Arischia, Paganica, Bagno Grande, Camarda, Bazzano, Civita di Bagno, Ripa di Bagno, Colle di Roio e Roio Piano.
“L’Ufficio speciale per la ricostruzione – spiega Di Stefano – sta esaminando le schede parametriche, secondo me in una quarantina di giorni potrebbero anche completare questa prima fase. Sarebbe comunque già un successo aprire i cantieri nella primavera 2015”.
Per le altre 34 frazioni, molte delle quali severamente danneggiate dal sisma, nessuna novità, dovranno attendere il loro turno, almeno per 2 anni. Sempre che ci abiterà ancora qualcuno il giorno lontano che saranno ricostruite. Filippo Tronca



