L’AQUILA – “Per la ricostruzione dell’Aquila e i comuni del ‘cratere’ occorre svincolare le risorse necessarie dal patto di stabilità interno ed europeo. L’Aquila non si è cercata questa calamità, gli investimenti che dobbiamo fare non sono di spesa corrente, sono investimenti, è una sfida di portata europea”.
Lo ha detto oggi L’Aquila Andrea Cozzolino, vice capodelegazione del Partito democratico al Parlamento europeo che, assieme alla senatrice Stefania Pezzopane, al sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, e all’ex parlamentare Giovanni Lolli, ha illustrato i contenuti dell’Agenda europea per il “cratere”, il cui obiettivo è garantire alla ricostruzione fondi certi, nell’unico modo possibile, cioè sfondando i rigidi limiti di spesa fissati dalle politiche di austerity e riduzione del debito imposte dall’Europa a questo Paese.
La proposta è quella di elaborare un dossier con tutta la necessaria documentazione per motivare le ragioni di questa scelta specifica, da realizzare con l’aiuto dei sindaci e del territorio e da consegnare al presidente Matteo Renzi. Un dossier da far valere in sede di Commissione europea approfittando della presidenza italiana del semestre, vista come un’occasione unica dai democrat.
Tutto questo, sperando nella vittoria alle elezioni europee di Martin Schulz, candidato socialista alla presidenza della Commissione europea. “Un uomo – assicura Cozzolino – che si batte per una profonda revisione dei vincoli di stabilità ed è una persona molto sensibile alla questione aquilana”.
Per il vice capodelegazione “ci sono tutte le condizioni per ottenere questo risultato, per la specificità dell’Aquila, per il tema che solleva la lunga fase della ricostruzione che ci attende, e dieci anni investimenti da sostenere. Non sarebbe un’eccezione, una concessione straordinaria – assicura – ricordo che la Germania, nel 2003, a seguito l’esondazione del Reno, ha sforato il patto di stabilità per i necessari interventi di ricostruzione dei centri colpiti’’.
“Il patto di stabilità – prosegue – è la madre di tutte le contraddizioni dell’Europa dell’autorità e che nel caso delle calamità come il terremoto aquilano ha creato il paradosso che pur avendo risorse a diposizione queste non si possono spendere. Non per creare spesa corrente ma per fare investimenti anticiclici necessari a favorire il ritorno alla normalità. Sono fiducioso che si possa ottenere questo risultato, una strada concreta potrebbe essere quella di chiedere forme integrative rispetto al Fondo di solidarietà, spalmanto negli anni”.
Sarà necessaria, poi, a suo dire, “la revisione del regolamento sulla politica di coesione e nuove linee guida nella gestione dei fondi strutturali , aprendosi all’idea che dalla crisi si possa uscire solo consentendo ai governi e ai privati di investire, e non solo rispettando i rigidi vincoli di bilancio”.
Altra proposta arriva dal sindaco Cialente: utilizzare i fondi certi per la ricostruzione, cioè i quasi 200 milioni di euro l’anno provenienti dall’aumento delle marche da bollo, per pagare gli interessi di un muto d 7-8 miliardi di euro. Prestito che, ovviamente, “non deve essere computato nel debito pubblico, e che garantirebbe la certezza dei fondi per completare la ricostruzione senza gravare più di quanto oggi accade sulle asse dello stato”.
Altra partita decisiva per la ricostruzione dell’Aquila, è stato poi spiegato dall’europarlamentare Cozzolino, è proprio l’utilizzo dei fondi europei della programmazione 2014-2020, che complessivamente nei prossimi anni per l’Abruzzo saranno quasi 1 miliardo di euro, di cui 600-630 milioni di fondi Por.
Usare bene questi fondi è importante anche per la battigia per l’allentamento dei vincoli di stabilità.
“Quando sono Bruxelles – spiega Cozzolino – i colleghi tedeschi spesso mi fanno notare che l’Italia non può avere autorevolezza nel chiedere l’allentamento del patto di stabilità se poi non è in grado di spendere i fondi strutturali che ha a disposizione!”.
Ed è proprio l’Abruzzo una delle regioni incriminate, almeno secondo i democrat. Questi i numeri forniti infatti dall’europarlamentare: “La Regione Abruzzo nel ciclo 2007 – 2013 ha forti criticità nell’utilizzo del Fondo sociale europeo, dei 633 milioni che aveva diposizione ne deve spendere ancora 250, quasi interamente divisi tra Fse e Fesr. Aveva a disposizione infatti 945 milioni di euro, e sono stati ad oggi certificati pagamenti per 357,3 milioni di euro e presenta difficoltà ulteriore a programmare le risorse”.
“Cosa ancora più grave perché per le risorse non programmate il rischio di disimpegno è quasi certo – sottolinea poi – Particolari ritardi si registrano proprio sull’asse IV Fesr, la programmazione territoriale. È una delle regioni che sta messa peggio, rischia di non attuare il programma e di restituire le risorse”.
Occorre dunque un deciso cambio di passo. “Non ci si può far fuggire l’occasione – conclude Cozzolino – rappresentata dal programma europeo Horizon 2020, che prevede un budget complessivo per la ricerca e l’innovazione di 70 miliardi di euro. E i fondi europei disponibili per le aree interne con un budget di 400 milioni in 3 anni. Di cui l’Abruzzo potrebbe diventare area pilota con programmi di sostengo alle economie locali, di rigenerazione urbana che andrebbero a incrociarsi con l’attività di recupero e di ricostruzione post-sismica”.
Andrea Cozzolino infine rilancia l’idea di “utilizzare il Fondo sociale europeo, compresi le quote non spese in Abruzzo, per la defiscalizzazione del lavoro. Con 120 milioni di fondi Fse non spesi si possono ridurre le tasse del 40% per contratti a tempo determinato di 3 anni, intesi con formazione in azienda per 200mila under 35”.
Del resto, osserva, “oggi il Fondo sociale europeo è utilizzo per pagare la cassa integrazione”.



