L’AQUILA – “Se non spendiamo è perché i lavori sono partiti con un ritardo di almeno tre mesi e perché i soldi non sono ancora disponibili”.
Così il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, in una appassionata conferenza stampa ha chiarito la questione legata alla disponibilità di fondi per la ricostruzione, tema sul quale per il primo cittadino “è in atto un autentico balletto di cifre”, rinviando al mittente ogni accusa sulla eccessiva burocrazia degli uffici comunali.
A tale proposito, il sindaco ha spiegato che dei 2 miliardi di euro della Cassa depositi e prestiti disponibili per i contributi agevolati, quelli di più semplice accesso, cioè anticipati dalle banche che poi vengono rimborsarti dallo Stato, non sono stati utilizzati perché solo alla fine di lunghe trattative “anche con le mie richieste al ministro Tremonti”, sono stati rimossi ostacoli “come l’ipoteca sulla casa e il tetto massimo portato dopo una lunga battaglia da 80 mila per le ‘B’ e le ‘C’, e 150 mila per le ‘E’, a 200 mila per tutti”. Ostacoli che hanno frenato i cittadini, che fin qua hanno optato maggiormente per i contributi diretti.
In riferimento a questa situazione, il sindaco, nel reiterare la richiesta di finanziare la ricostruzione con il contributo agevolato, finora negata da Roma, ha fatto appello ai cittadini perché per le nuove domande di recupero di qui in avanti delle ‘B’, ‘C’ ed ‘E’ si scelga da subito la via del contributo agevolato, e a quanti hanno scelto il contribuito diretto di trasformarlo, rivolgendosi al Comune, in agevolato.
In fatto di contribuiti diretti, Cialente denuncia che “i fondi non ci sono ancora, perché per dal Cipe ci sarebbero dovuti arrivare per quest’anno 780 milioni di euro”.
“Avremmo dovuto averli tra febbraio e marzo scorsi – ha concluso il sindaco – ma Berlusconi ha firmato la liberatoria dei fondi solo l’altro ieri, il giorno dopo la manifestazione a Roma. Questo significa che per ottenere qualcosa dobbiamo andare alla Capitale, farci prendere a manganellate e lasciare sul posto qualche goccia di sangue”.
”NON MI DIMETTO, MI CACCI IL GOVERNO”
L’AQUILA – “Non mi dimetto. Sto lavorando per il bene della mia città e degli aquilani, preferisco che a cacciarmi sia il governo”.
Lo ha detto il sindaco dell’Aquila e vice commissario per la ricostruzione, Massimo Cialente, nella conferenza stampa convocata per fare il punto sui fondi per la ricostruzione, diventata poi testimonianza fiume.
Cialente, finito nel ciclone e al centro degli attacchi del Pdl per il pestone nel corso della carica della polizia ai terremotati che manifestavano il 7 luglio a Roma, risponde al vice presidente del consiglio regionale abruzzese Giorgio De Matteis, che ne aveva chiesto le dimissioni.
“Ha chiesto le mie – ha evidenziato Cialente – ma non quelle di Gianni Chiodi, che è il commissario: una cosa strana. Se ci danno quanto dato ad altri territori che hanno vissuto la stessa tragedia, tutto finirà, altrimenti non ci fermeremo. Per esempio, con la restituzione delle tasse in dieci anni al 100 per cento, saremo tutti più poveri e quindi spendendo meno, l’economia non ripartirà”.
In relazione alla manifestazione, Cialente ha spiegato che “c’erano persone, tra cui molti anziani, che sfilavano per la prima volta e che non hanno capito il perché dei manganelli. C’erano i centri per anziani, altro che centri sociali”, ha tuonato il sindaco.
”BASTA ORDINANZE, SERVE UNA LEGGE”
L’AQUILA – Il sindaco dell’Aquila e vice commissario per la ricostruzione, Massimo Cialente, ha chiesto che a Roma sia varata una legge sul terremoto, “perché non si può più andare avanti con le ordinanze”.
“Serve un testo unico che ci dica come dobbiamo fare – continua il sindaco – Bersani e Casini si sono pronunciati favorevolmente, tornerò a proporla al Governo, così come la tassa di scopo”.
”SENZA DURC GUADAGNEREMMO TEMPO”
L’AQUILA – Sui ritardi nella ricostruzione, il sindaco Massimo Cialente tira in ballo le istituzioni che hanno deciso la filiera delle procedure con i passaggi tra Fintecna, Cineas e le richieste di Durc (Documento unico di regolarità contributiva), che deve essere fatto dalle imprese per ogni singolo lavoro per dimostrare di essere in regola con i contributi ai lavoratori.
Da quanto emerso finora, Cialente ha svelato che il 10-15 per cento delle aziende non è risultato in regola.
“Non abbiamo deciso noi l’obbligo del Durc. Ci si dica di non richiedere il Durc e il Sal, saremmo lieti di farlo e guadagneremmo molto tempo”.
Cialente ha parlato dati alla mano, cercando di non fare polemiche anche se non ha mancato di sottolineare il fatto che “se ho preso botte da tutte le parti è perché non ho mai fatto polemiche di principio, mi sono battuto sempre e solo per la città. Non possono pensare – ha concluso – che il sindaco è buono quando fa la bella statuina e fastidioso quando cerca di tutelare gli interessi della sua gente”.



