L’AQUILA – Le carte delle scelte per l’affidamento dei lavori di ricostruzione privata post-sisma devono essere pubbliche.

Il Consiglio di Stato mette la parola fine sulla competizione tra due ditte raccontata da AbruzzoWeb per un appalto di riparazione di un aggregato dell’Aquila.

Il consorzio Madonna del Carmine era stato chiamato in causa dalla società cooperativa consortile L’Aquila 2009, insieme all’impresa Mancini, assegnataria dei lavori, davanti ai giudici del Tar Abruzzo.

Oggetto del contendere era il no opposto dal consorzio a mostrare le carte dell’assemblea con la quale si era deciso di incaricare la Mancini della riparazione dell’aggregato.

In primo grado i giudici amministrativi avevano stabilito che i consorzi sono figure che hanno carattere tipicamente privatistico e quindi non devono seguira la normativa per le amministrazioni pubbliche sull’accesso agli atti.

Per questo la procedura avviata dal consorzio per la scelta della ditta “non è soggetta ad alcuna regola sull’evidenza pubblica, né soggiace a criteri di aggiudicazione su cui possano fondarsi posizioni soggettive qualificate delle imprese interpellate ai fini dell’affidamento dei lavori”.

In seconda battuta, però, la sentenza è stata ribaltata: “il consorzio, ponendo in essere sul piano oggettivo una attività di pubblico interesse, viene ad assumere la veste di ‘pubblica amministrazione’ e, conseguentemente, resta soggetto alla relativa disciplina fissata in materia di accesso, contrariamente a quanto ritenuto dal primo giudice”, hanno scritto i magistrati della quinta sezione.    

Soddisfatto il presidente del consiglio di amministrazione della società L’Aquila, Paolo Tella, che a questo giornale aveva sottolineato come “la trasparenza non faccia mai male a nessuno”.

“Avevo soltanto chiesto di leggere un verbale senza fare opposizione né guerra a nessuna impresa, volevo solo conoscere l’esito di una gara ma il Tar ha deciso di no”, aveva raccontato Tella.

“È leggittimo che i proprietari possano dare incarichi fiduciari ma è importante, proprio a tutela degli stessi proprietari e della città intera, che vengano rispettati, per esempio, i principi sanciti dalla legge 77 in merito alla costituzione della maggioranza nelle assemblee”, ha spiegato Tella.

“Inoltre – ha aggiunto – dare evidenza alle caratteristiche delle imprese assegnatarie e alle garanzie presentate è  ulteriore motivo di tutela dell’interesse pubblico e privato”.

“Ritengo che una maggior attenzione agli affidamenti vada nella direzione della tutela di quel bene comune chiamato città – ha concluso Tella – questo è il principio riconosciuto dal Consiglio di Stato: la ricostruzione è di pubblico interesse”.

I ricorrenti erano rappresentati dagli avvocati Angelo Maleddu e Sergio Fiorenzano.