L’AQUILA – “Una mazzata senza precedenti”.
Questo il commento lapidario dell’assessore regionale alla Protezione civile Gianfranco Giuliante sulla missione a Roma del commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi e del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, con il premier, Mario Monti.
Giuliante ravvisa, però, una differenza di reazioni. “Se da un lato il commissario Chiodi ha tenuto un atteggiamento prudente, definendo ‘interlocutorio’ il vertice con il presidente del Consiglio – sottolinea – Cialente ha senza mezzi termini affermato di essere soddisfatto”.
“Per cosa? – si chiede Giuliante – Dopo la bocciatura dello schema di ordinanza avvenuta nelle scorse settimane dal Mef (ministero dell’Economia, ndr) e dal Consiglio dei ministri, ieri a Roma si sperava di ottenere i fondi necessari per affrontare le spese per l’emergenza, proroga dei contratti dei precari e pagamento degli affitti. In cassa c’erano 30 milioni e con 30 milioni sono tornati. Come fa il sindaco a dirsi soddisfatto?”.
Secondo l’assessore, “a fronte di una debàcle senza precedenti, in evidente stato confusionale Cialente ha dichiarato che tutto è andato bene perché ha ottenuto l’istituzione di un tavolo per discutere delle vicende del terremoto”.
Giuliante propone una rivisitazione dell’intero sistema della governance della ricostruzione, superare quella che ha definito “Emergenza ‘spreco’”, ridefinire contratti di consulenza e di servizio stipulati nell’immediato post-sisma e rimasti immutati a oltre due anni e mezzo.
“Si continua a non affrontare – ha accusato – la dispersione in mille rivoli del denaro pubblico, non si affronta il problema della duplicazione delle strutture, del costo dei contratti di servizi, del necessario ridimensionamento delle funzioni di cui è composta la Sge”.
Ancora, per Giuliante “bisogna porre a un freno alle consulenze messe in piedi tanto dalla struttura commissariale quanto dal Comune. Sono ancora attuali – ha aggiunto – contratti di servizio che costano tanti soldi con strutture come Adsu o Formez che non hanno a che fare con l’emergenza”.
“Bisognerebbe effettuare – ha sostenuto ancora – bandi pubblici che permetterebbero un risparmio a fronte dei costi spropositati che ancora paghiamo. Anche il contratto con l’Esercito, per esempio, andrebbe rivisto”.
Il rischio, secondo l’assessore, è che “a farne le spese siano i lavoratori precari, anello debole del sistema”. (g.a.)



