L’AQUILA – Intervento a gamba tesa del presidente della Provincia dell’Aquila, Antonio Del Corvo, sulla cosiddetta legge Barca, il provvedimento approvato definitivamente dalla Camera, contenente le misure per la fine del regime commmissariale e la nuova governance  per la ricostruzione.

Con una durissima nota, inviata al ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca, al commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, e ai sindaci del cratere Del Corvo esprime forti perplessità e giudizi tranchant sia sui due uffici speciali di coordinamento (Usc) , uno per il Comune dell’Aquila ed uno per i paesi terremotati che dovranno sovrintendere ai processi di ricostruzione, sia sugli otto uffici territoriali facenti capo alle cosiddette aree omogenee.

I primi due, secondo quanto sostenuto dal presidente della Giunta provinciale, non possono sintetizzare prerogative e funzioni di Regione, Province e Comuni, definite chiaramente nel Testo unico degli Enti locali, mentre dubbi vengono sollevati sull’utilità delle altre strutture.

L’intesa tra ministeri della Coesione territoriale ed economia e finanze che porterà alla definizione alla struttura e le funzioni dell’ufficio speciale viene bocciata da Del Corvo, in quanto questa “dovrebbe – scrive nella missiva – rappresentare una modalità di consultazione istituzionale a sostegno delle attività poste in essere dagli enti locali (competenti) finalizzata ad accelerare e semplificare le procedure, secondo il principio della leale collaborazione, a vantaggio dell’opera di ricostruzione, ma comunque nel rispetto tassativo delle funzioni (ed attribuzioni) stabilite per legge alla Regione ed agli altri Enti locali”.

Un principio che, però, con la nascita dell’ufficio speciale verrebbe bypassato, con gli Enti messi ad un angolo, con una sorta di commissariamento mascherato i cui orientamenti contrasterebbero con quanto stabilito dalla legge che affida agli Enti locali prerogative e competenze che rischiano di venire meno.

Per questo “non può un capo di un ufficio – spiega Del Corvo – benché nominato dai 56 Comuni del cratere (ma non si capisce come), riassumere in se tute le funzioni della Regione, delle Province e dei Comuni, connesse al processo di ricostruzione e sviluppo, si insiste, ed esercitarle in maniera autonoma e discrezionale, attraverso l’approvazione (diretta) di tutti i regolamenti interni, funzionali all’esercizio delle funzioni e poi, con il coordinamento degli otto uffici territoriali delle aree (?) omogenee (senza conoscerne i criteri organizzativi e gestionali), fino a promuovere la qualità della ricostruzione pubblica e privata una sorta di controllo di merito sulle scelte urbanistiche ed edilizie approvate dagli Enti, in ragione della loro riconosciuta,e tutelata, autonomia statutaria)”.

Ma l’attacco ai nuovi assetti della governance prosegue: “È ancora più strabiliante la circostanza che l’istruttoria finalizzata all’esame delle richieste di contributo per la ricostruzione degli edifici privati è una funzione (e prerogativa) esclusiva del Capo dell’Ufficio speciale, tant’è che gli otto uffici territoriali possono operare in tale materia solo delegati dal primo e, comunque, sottoposti funzionalmente. Il che la dice lunga sull’utilità concreta di tali Uffici territoriali di area (?) e quale sia la considerazione dei Sindaci dell’intera filiera istituzionale locale (Regione compresa)”.

“Quanto all’intesa, che non è uno strumento extra ordinem per le ragioni sopra esposte, non può essere tradotta neanche in un protocollo d’intesa, in ragione della natura giuridica attribuita a tale strumento, cioè quale atto di mero indirizzo politico, tipico della concertazione politica, soggetto a ratifica da parte degli Organi istituzionali degli Enti locali, in relazione alle competenze specifiche cui devono seguire i successivi provvedimenti, da porre in essere da parte  dei Responsabili delle strutture burocratiche, competenti alla loro attuazione” scrive Del Corvo che preconizza anche un intervento della Corte dei Conti.

“I sindaci ed i Presidenti delle Province interessati – conclude il presidente – non potranno mai sottoscrivere una simile intesa, in quanto al di là del ‘nomen iuris’ finisce per disciplinare addirittura i requisiti e le modalità dello svolgimento dei concorsi per il personale da assumere, competenze queste per legge attribuite, come detto, esclusivamente ai dirigenti responsabili degli Uffici. Illegittimità, queste, peraltro sicuramente sanzionate ‘ex post’ dalla Corte dei Conti.

LA LETTERA DI DEL CORVO