FOSSA – “Abbiamo avuto notizie da Roma sulla base delle quali a brevissimo saranno erogate risorse per coprire i costi delle 24 unità di personale relativi al 2016, circa 500mila euro, attraverso una operazione della Struttura tecnica di missione, mentre per il 2017 c’è bisogno di una delibera del Cipe che sarà approvata non appena il comitato sarà disponibile, presumibilmente entro la fine di aprile”.

Così il coordinatore dei sindaci del cratere sismico del 2009, Sandro Ciacchi, sullo stop alla ricostruzione fuori cratere sismico del 2009 dovuta alla scadenza dei contratti, il 28 febbraio scorso, dei dipendenti degli uffici territoriali (Utr), che istruivano le pratiche dei 75 comuni che hanno comunque riportato danni aventi nesso di causalità con il terremoto del 6 aprile, ma non sono stati inseriti nel cratere.

Secondo una stima lo stallo riguarda 680 milioni di euro di lavori per 3.800 immobili danneggiati.

Ieri i sindaci coordinatori dei comuni fuori cratere, Lanfranco Chiola di Cugnoli (Pescara), Rodolfo Marganelli di Goriano Sicoli (L’Aquila), Paolo Federico di Navelli (L’Aquila), Luciano Mucciante di Castel del Monte (L’Aquila) e Mauro Di Ciccio di Rocca di Mezzo (L’Aquila), al termine della riunione nella sede dell’Ufficio speciale (Usrc) di Fossa hanno così deciso di sospendere quelle “azioni eclatanti” che avevano annunciato nei giorni scorsi se non si fossero trovate soluzioni al problema delle 24 unità assunte con contratti co.co.co, in parte selezionate attingendo dalla graduatoria del “concorsone” Ripam, bandito dopo il terremoto per individuare circa 300 persone da destinare agli uffici della ricostruzione, e destinate a rinforzare le risorse umane degli Utr.

“Se ci danno i soldi per il 2016, attraverso una anticipazione che la Struttura di missione sta affinando – spiega Ciacchi – e una volta predisposti gli atti per il 2017, possiamo riaprire gli uffici nel giro di un paio di settimane”.

“Abbiamo deciso di soprassedere anche in attesa degli emendamenti al decreto terremoto del centro Italia”, aggiunge Ciacchi, l’unico che rilascia dichiarazioni, visto che i telefoni di Chiola e dell’altro coordinatore dei sindaci del cratere e sindaco di Barisciano (L’Aquila), Francesco Di Paolo, hanno a lungo squillato a vuoto.

Il più atteso, tra gli emendamenti, è quello che autorizzerà al rifacimento dei sottoservizi, a prescindere dal nesso di causalità tra i loro danneggiamenti e la scossa del 6 aprile 2009, anche nei 56 Comuni del cratere, oltre a quello dell’Aquila dove è già in corso il cantiere.

“Le risorse sono già previste nei piani di ricostruzione – spiega Ciacchi – il problema è solo dovuto al fatto che, nella stragrande maggioranza dei casi, è impossibile dimostrare che si siano rotti con il terremoto, anche perché in molti casi il danno è collegato alle ristrutturazioni più che al sisma”.