L’AQUILA – Finalmente qualcosa si muove per sbloccare l’asmatica ricostruzione dell’Aquila.

Ad affermarlo in una nota è il presidente provinciale dell’Associazione costruttori (Ance), Gianni Frattale, che pur ribadendo la necessità del “più consistente e irrinunciabile miliardo” di cui si parla, evidenzia qualche segnale positivo.

In particolare, l’entrata a regime degli organici del concorsone e lo sblocco delle pratiche, tanto in Comune quanto al Genio civile, che potrebbe dare ossigeno alle imprese edili con l’avvio di molti cantieri.

LA NOTA COMPLETA

Anche dalle verifiche che Ance L’Aquila sta portando avanti costantemente negli uffici preposti, si conferma quanto riportato dall’assessore Di Stefano che assicura l’entrata a regime della lavorazione delle pratiche della ricostruzione, grazie al nuovo rafforzamento delle unità di personale che giunge dalle assunzioni del concorsone.

Come da noi realisticamente previsto fin dall’inizio, considerando i tempi tecnici di un concorso e il comprensibile rodaggio, la svolta non poteva esserci prima di maggio, nonostante l’imprudente ottimismo dell’allora ministro Barca che dava gli uffici operativi per la fine di gennaio 2013. Ora ci siamo e la buona notizia non può sfuggire.

Analoghe speranze giungono anche dagli uffici del Genio civile che stanno finalmente affrontando l’arretrato grazie ai contratti prorogati di Abruzzo Engineering e alla ottimizzazione degli uffici.

Questo per le imprese potrebbe significare l’immediata ripresa dei lavori e dei pagamenti, tramite i vecchi fondi Cipe, che nel frattempo stanno entrando nella disponibilità di cassa, in attesa del più consistente e irrinunciabile miliardo di cui si discute in Senato in questi giorni.

Non vogliamo sbilanciarci in entusiasmi fuori tempo massimo, considerando che la sensibilità al problema ricostruzione sembra non abitare i palazzi romani. Ma ci sembra doveroso cogliere almeno quel poco che si muove per invitare tutti a metterci al lavoro e utilizzare velocemente le risorse a disposizione senza ulteriori incertezze.

Per tornare veramente ottimisti manca ovviamente di vincere la madre di tutte le battaglie che è quella di far capire al Governo l’impellenza del rifinanziamento della ricostruzione.

Con un’organizzazione impeccabile della governance, però, lasciarci senza fondi apparirà ancora più paradossale.
Il cratere ha diritto a essere ricostruito, ma non abbiamo mai creduto che questo possano farlo gli avvocati nelle aule di tribunale. Ci vuole un’organizzazione efficiente, una politica alta e responsabile e l’unità di chi ci rappresenta.