L’AQUILA – Nel giro di due anni, massimo due anni e mezzo, aquilani e turisti potranno tornare a visitare il Forte spagnolo cinquecentesco dell’Aquila, monumento simbolo per la città, gravemente danneggiato con il terremoto di due anni fa.

La parte della struttura sulla quale si lavorerà e che verrà riconsegnata alla città è l’ala sud est della Fortezza (quella che corrisponde al ponte d’ingresso), che custodiva tra l’altro il suo tesoro artistico più prezioso, quello del Museo del Nazionale d’Abruzzo, e che oggi si presenta completamente puntellata.

L’annuncio è stato dato dal direttore regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Abruzzo, Fabrizio Magani e il soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici per l’Abruzzo, Luca Maggi, nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta presso la Casa Matta del Bastione Est (il bastione del Soccorso) che ancora oggi ospita lo scheletro dell’Archidiskodon Meridionalis Vestinus (meglio conosciuto dagli aquilani come “Il mammut”).

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Attualmente sono 4,6 i milioni a disposizione per le opere ma per fine anno si conta di riuscire ad arrivare alla cifra di 6 milioni di euro: tutti fondi messi a disposizione dal Ministero per i Beni culturali, mentre degli aiuti promessi dal governo spagnolo durante il G8 dell’Aquila 2009 ancora non è chiaro quanti e quali saranno.

“Un progetto ambizioso” lo ha definito Magani, che durante l’incontro con la stampa ha letto il messaggio che il ministro per i Beni e le attività culturali, Giancarlo Galan, ha voluto inviare in occasione della conferenza stampa.

“Lo sforzo compiuto – recita un passaggio della nota del ministro – inserendo il recupero del monumento tra le priorità del lavoro che stanno svolgendo gli uffici territoriali del Ministero, è la testimonianza dell’attenzione nei confronti dell’intero Abruzzo al quale guardiamo con rinnovato spirito di rinascita”.

La scelta di concentrarsi sull’ala sud est è dovuta al fatto che si tratta della parte più importante, che comprende anche lo scalone che dal piano terra porta ai piani superiori dove erano ospitate le opere d’arte del Museo nazionale, recuperate subito dopo il sisma.

“Il problema più grande – ha spiegato l’architetto Antonio Di Stefano, progettista dell’intervento di ristrutturazione – è rappresentato dal colonnato del cortile interno che durante il terremoto ha subito una rotazione che continua ancora a due anni dal terremoto. Le colonne hanno un’inclinazione di quindici centimetri”.

La rotazione, secondo l’architetto, potrà essere fermata e in parte recuperata inserendo delle catene che, tenendo insieme la parte esterna della fortezza e quella interna, che dà sul cortile, riusciranno a “tirare” la struttura e fermare il movimento dell’intero edificio.

Per monitorare lo spostamento dei pilastri sono stati apposti sensori, inclinometri e anche estensimetri che misurano l’aumento della larghezza delle lesioni. Nel momento in cui queste apparecchiature rileveranno il superamento di alcuni parametri, scatterà un allarme.

Stando a quanto riferito nell’incontro con la stampa la fortezza cinquecentesca realizzata da Carlo V della struttura è quella che ha reagito meglio alle sollecitazioni del terremoto, mentre i danni più ingenti stati causati dalle sovrastrutture costruite tra il 1700 e il 1800 che in qualche modo “spingono” la struttura verso l’interno del cortile.