L’AQUILA – Da quanto si legge nell’ordinanza dell’allora gip Marco Billi nell’ambito dell’inchiesta “Dirty job”, Di Tella chiedeva a Raffaele Cilindro di incontrarlo direttamente al casinò di Venezia, luogo in cui i Di Tella sono anche stati intercettati e filmati dalla Guardia di Finanza dell’Aquila che ha condotto le indagini.

“Si capiva che la visita alla casa da gioco era finalizzata a produrre liquidità di denaro”, si legge nel documento.

Di Tella si impegnava per consentire di lavorare alle ditte casapennesi, e “un pensiero era sempre rivolto a Cilindro”, di legge, come dimostra una conversazione riportata nell’ordinanza.

L’imprenditore dice al figlio Domenico: “Vediamo un poco di far lavorare a quello… o sennò un poco a Cilindro..ho detto mo’ che torna Mimmo dagli tutti i documenti…vieniti a fare una camminata pure tu….gli facciamo fare un subappalto”.

Le indagini allora avevano dimostrato che “nei mesi di gennaio e giugno del 2013 Di Tella Alfonso dava disposizione ai propri figli di girare le somme di denaro direttamente a Cilindro effettuando prelievi o dalla cassaforte di famiglia o direttamente dai conti correnti facenti capo alla società di famiglia”.

“Dalle conversazioni degli indagati – si legge nell’ordinanza – era subito chiaro che le somme di denaro consegnate a Cilindro derivavano dalle estorsioni delle indennità della Cassa edile percepite dagli operai gestiti dai Di Tella”.