L’AQUILA – ”Le ultime azioni del sindaco dell’Aquila Massimo Cialente sono la cartina di tornasole della sua concezione della politica e della rappresentanza”.
Lo afferma il consigliere comunale di Appello per L’Aquila Ettore Di Cesare che aggiunge che ”il primo cittadino ha deciso da solo di andare allo scontro frontale con lo Stato. Da solo, prima di compiere gesti tanto forti non si è consultato con nessuno: non con gli altri sindaci del cratere, non con la sua Giunta e maggioranza, non con il Consiglio comunale e la cittadinanza e nemmeno con i parlamentari del territorio”.
Per l’esponente di Appello per L’Aquila è stata ”una sorta di Cialente contro tutti il cui rovescio della medaglia è, purtroppo, un tutti contro L’Aquila. E si perché la situazione non ha certo facilitato i rapporti con il Governo, Prefetto, Questore, le burocrazie ministeriali fino ad arrivare al presidente della Repubblica. Tutti indispettiti dall’atteggiamento del sindaco anche se la loro rabbia non può certo competere con quella dei cittadini aquilani esasperati dagli impegni mai mantenuti da tutte le parti in causa, dal Governo centrale fino al Comune”.
”Cialente – continua Di Cesare – dimostra una concezione ’proprietaria’ della città e del ruolo che ricopre altrimenti, prima di andare alla guerra, avrebbe sentito ’la sua città’, le organizzazioni di categoria, i lavoratori, i cittadini. Insomma avrebbe agito come si fa quando si costruisce una mobilitazione. Invece nulla di tutto ciò, solo azioni solitarie non concordate con nessuno anche approfittando dello stato comatoso della rappresentanza politica e della dissoluzione del suo stesso partito. È il modello dell’uomo solo al comando e della provvidenza che, vogliamo ricordare, è quello che ha distrutto il nostro Paese negli ultimi venti anni e non-ricostruito la nostra città devastandone anzi il territorio circostante. L’esatto opposto di una comunità che con la partecipazione di molti vuole ricostruirsi e lottare per proprio futuro”.
”Il risultato è che i destini di un’intera città sono affidati alle azioni e agli umori di una sola persona – conclude Di Cesare -. Ovvio che non può funzionare. Questi quattro anni hanno dimostrato che le modalità di relazione tenute con i Governi che si sono succeduti e con la Regione – che ha pesantissime responsabilità, non sono state fruttuose altrimenti non ci troveremmo in questa situazione senza risorse e isolati politicamente”.





