L’AQUILA – “Il termine di 12 mesi è irrealistico e illusorio, destinato a ripercuotersi come un boomerang su chi vuole alimentare false aspettative”.
Il commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, boccia la mozione approvata dal Consiglio comunale dell’Aquila su proposta del presidente del Consiglio, Carlo Benedetti, e del consigliere Pdl Enzo Lombardi, per individuare un’area a fattibilità immediata per la ricostruzione del centro storico dell’Aquila da identificare con l’asse corso Vittorio Emanuele – corso Federico II- piazza Duomo – piazza Palazzo, dove avviare in tempi brevi interventi di restauro e recupero.
“Ho letto la mozione – ha affermato Chiodi in conferenza stampa – con cui si auspica un intervento straordinario per la ricostruzione di una porzione della città in un anno. Un modello di ricostruzione, però, non meglio specificato, una sorta di bacchetta magica di cui non si conoscono i materiali”.
“Magari potessi farlo io, avere i progetti esecutivi, esperire le gare e completare i lavori in dodici mesi: sarei Mandrake!”, ha ironizzato il commissario.
“Nella mozione – ha aggiunto Chiodi – vengono considerate come un’intuizione e una novità la possibilità di trovare un’area e un metodo che consentirebbe di recuperare un anno di blocco. Ma il 5 agosto scorso è stata trasmessa l’agenda a breve termine al sindaco e allora anche vice commissario, Massimo Cialente. Viene indicata proprio quell’area come azione a breve termine”.
Secondo il governatore, “forse il sindaco dell’Aquila non ha informato i consiglieri comunali dell’agenda a breve termine. Siamo rimasti in attesa delle determinazioni, che non sono arrivate. Però – ha ricordato – ho finanziato i beni di proprietà pubblica e i sottoservizi nella stessa zona con il decreto 24. Per quanto riguarda i beni privati non occorre nessuna nuova norma, ogni privato può presentare progetti singoli o aggregati e il sindaco li può approvare”.
Il commissario per la ricostruzione ha poi auspicato il rispetto dei termini del cronoprogramma degli interventi sulle opere pubbliche già stilato.
“Torno a sollecitare il cronoprogramma degli interventi su beni pubblici già oggetto di finanziamento, quelli del centro storico. Bisogna rendere chiari a tutti i tempi entro cui i soggetti attuatori si impegnano a completare la progettazione, la gara e i lavori. Sono obbligati a farlo per il mio decreto 3. Provocatoriamente, potrei dire vedremo se rispetteranno almeno i tempi della mozione!”.
Infine il commissario ha chiesto una maggiore chiarezza da parte di quanti affermano la necessità di superare la logica dei piani di ricostruzione.
“Quando sento dire che i piani di ricostruzione non servono perché L’Aquila sarà dov’era e com’era – ha sbottato – qualcuno dovrebbe dire anche quali palazzi resteranno in piedi e quali no, se l’altezza dei piani e delle volte resterà uguale, come sarà l’arredo urbano, gli usi e le destinazioni urbanistiche, dove saranno i centri d’aggregazione, dove i sottoservizi,quali i tempi”.
“Nessuno – ha concluso – vuole togliere al Comune queste prerogative, ma a questi quesiti prima o poi dovrà rispondere, oggi le cose sono un po’nebulose, se non completamente. Il Comune dell’Aquila deve dire qualcosa,lo aspettiamo da due anni”.
Provocato sulla possibilità che il Comune abbia realizzato una simile mozione a scopo elettoralistico, Chiodi non ha voluto surriscaldare il clima. “Non ho elementi sufficienti – ha detto – per valutare quest’ipotesi. Non voglio alimentare polemiche, sbaglierò, ma sapete che come rappresentante istituzionale sono molto cauto”.
”I CITTADINI PRESENTINO I PROGETTI”
Come si fa allora a velocizzare la ricostruzione? Per Chiodi c’è un solo modo. “I cittadini – ha invitato – presentino i progetti. Solo così si innesca poi una velocità di risposta”.
Il commissario ha lanciato però un ammonimento. “Le regole ci devono essere – ha assicurato – Non si può fare ‘petto a petto’ una ricostruzione che muove miliardi di euro”.
Quanto alle polemiche sulla struttura tecnica di missione, snobbata oggi da alcuni consiglieri comunali aquilani, Chiodi ha ricordato che “i Comuni possono avvalersi della Stm, non è che devono farlo per forza. Noi mettiamo a disposizione gli esperti, ma non li imponiamo”.
”CIALENTE VUOLE TRE INGEGNERI? HA 200 PERSONE…”
Sulla nuova richiesta di tre-cinque ingegneri per gestire le pratiche di ricostruzione inoltrata dal sindaco Cialente, Chiodi ha detto che “ha chiesto ulteriori figure e io mi adopererò per fargliele avere. Certo – ha ribadito – il Comune dell’Aquila ha avuto 200 lavoratori in più, tra questi ci si poteva pensare a prendere un ingegnere… Dobbiamo stare attenti al ministero dell’Economia che non vuole una ‘bassolineide 2’, evitando quello che faceva Antonio Bassolino quando era commissario, cioè assumere, assumere, assumere…”. (alb.or.)
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