L’AQUILA – L’Aquila rischia di perdere 123 milioni di euro per la ricostruzione delle case popolari dell’Ater e del Comune.
Lo denuncia in una nota il portavoce del movimento “Mia casa”, Pio Rapagnà.
Un primo punto in agenda per la neo presidente dell’ente, Francesca Aloisi.
LA NOTA COMPLETA
“Non è stato ancora pubblicamente chiarito dalla senatrice Stefania Pezzopane che lo ha proposto con un emendamento e dal governo se i 150 milioni di euro per la ricostruzione pubblica “non spesi” nell’anno in corso che possono essere stornati a beneficio della ricostruzione privata all’interno della Delibera Cipe del dicembre 2012 riguardano “anche” parte dei 150 milioni di euro “non ancora spesi” per gli interventi da effettuarsi sugli immobili di proprietà delle Ater e dei Comuni del cratere”.
La cosa desta un certo allarme tra le famiglie ancora sfollate che, per ritornare nelle loro case, attendono la ricostruzione “pesante” della edilizia residenziale pubblica, la quale, affidata al Provveditorato per le Opere Pubbliche ed al Comune dell’Aquila, è ancora bloccata.
Potrebbero, infatti, essere seriamente a rischio storno proprio i 123 milioni di euro ancora non spesi seppure già impegnati, dei quali 92 milioni per la ricostruzione delle case Ater e 31 milioni per gli alloggi di proprietà del Comune dell’Aquila.
Restano ancora insuperati gli ostacoli politici e burocratici che hanno impedito sino a ora ai soggetti attuatori della ricostruzione, di dare avvio alla “ricostruzione pesante” degli edifici pubblici di proprietà dell’Ater e del Comune dell’Aquila.
Tra l’altro, provoca scorcerto e dubbi il fatto che siano stati proprio il commissario alla ricostruzione e presidente della Regione Gianni Chiodi e il vice commissario e sindaco dell’Aquila Massimo Cialente a decidere di avvalersi, per la ricostruzione pubblica, del Provveditorato interregionale alle opere pubbliche come soggetto attuatore unico, il quale, in base alle normative emesse in regime di emergenza post-terremoto e alla Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3803 del 15 agosto 2009, avrebbe potuto provvedere con i poteri straordinari della Protezione Civile, d’intesa con i Sindaci dei Comuni interessati, ma, in questo caso, non è stato fatto.
Inoltre, i soggetti istituzionali e attuatori della ricostruzione, avrebbero altresì potuto utilizzare immediatamente le competenze, i dati e le schede tecniche e operative sugli “edifici pubblici e strategici” che le due Società Collabora Engineering e Abruzzo Engineering avevano rispettivamente elaborato e, di conseguenza, trasmesso alla Protezione Civile Nazionale e Regionale ed a tutti gli Enti Locali della Regione Abruzzo interessati ad “avviare” e realizzare in tempi rapidi una “seria e tempestiva ricostruzione” a cominciare, per esempio, proprio dagli alloggi pubblici.
Per questo è ancora più intollerabile che il Consiglio regionale, dopo ormai 4 anni trascorsi dal terremoto del 6 aprile 2009, non abbia ancora approvato una “Legge ad hoc sulla ricostruzione e messa in sicurezza antisismica”, quantomeno della edilizia residenziale pubblica, che è di competenza della Regione Abruzzo.



