L’AQUILA – È caos sugli uffici comprensoriali, le strutture tecniche locali che prenderanno il posto della filiera nell’esame delle pratiche di ricostruzione nei centri storici.

Erano attesi per il 30 giugno, ma ora il commissario, Gianni Chiodi, ha disposto “che la trasmissione al governo della bozza di decreto relativa alla organizzazione degli uffici territoriali venga posticipata” in attesa di un confronto con i sindaci.

In una fase dove potrebbero a stretto giro mutare gli scenari sulla ricostruzione e gli assetti della governance, infatti, i comuni del cratere vivono proprio adesso il momento più delicato nel dopo emergenza, e la definizione degli uffici comprensoriali è sicuramente il perno necessario su cui si dovrà puntare per l’esame delle pratiche più complesse, stimate in circa 13 mila fuori dall’Aquila.

Senza uffici comprensoriali, di fatto, i piani di ricostruzioni rischiano di restare un mero esercizio accademico, mancando di fatto nei comuni, specie quelli più danneggiati, le necessarie risorse di personale per l’esame delle pratiche nei centri storici.

La bozza di decreto, inoltrata di recente anche ai sindaci, prevede che ciascun comune dell’area omogenea metta a disposizione una unità di personale già con contratto di co.co.co..

Per ogni area omogenea è previsto poi un coordinatore, eventualmente scelto anche tra personale già in organico in uno dei comuni del comprensorio, inoltre ai co.co.co. verrebbero affiancati due tecnici della Reluis con il compito d formare il personale dell’ufficio territoriale per la ricostruzione.

La struttura degli uffici sarà a sua volata governata dal “Comitato tecnico-programmatorio”, coordinato dal responsabile e costituito dai sindaci dell’area omogenea di riferimento.

Un modo, questo, per garantire uno stretto contatto tra le attività tecniche in svolgimento e il collegamento con le istituzioni locali, e al contempo garantire un “controllo” dal basso dei procedimenti amministrativi.

Al comitato dei sindaci spetta anche il compito di fissare tutti gli indirizzi, compatibilmente con i piani di ricostruzione approvati, e approvare il piano finanziario per il funzionamento degli uffici stessi.

Nodo da sciogliere resta comunque quello delle risorse e della durata degli incarichi: la richiesta dei sindaci, ribadita al ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca, è di almeno sei anni per gli uffici delle aree omogenee, ma anche la necessità di non perdere i co.co.co. alle dirette dipendenze comunali, che tra le pratiche “E” fuori perimetrazione e gli altri compiti d’ufficio, specie nelle situazioni più complesse, fanno già fatica ad assicurare ai cittadini l’ordinario. (red)