L’AQUILA – Provoca una mezza sommossa da parte dei presidenti dei consorzi e dei progettisti impegnati nella ricostruzione post sisma, la pubblicazione della black list dei progetti lumaca, e le durissime parole dell’assessore comunale Pietro Di Stefano e del titolare dell’ufficio per la ricostruzione del Comune dell’Aquila (Usra) Raniero Fabrizi, contro presidenti di consorzi, ingegneri, architetti e tecnici, accusati di avere pesanti responsabilità per il ritardo con cui vengono presentati i progetti corretti e emendati in base alle prescrizioni degli uffici.
Minacciando l’introduzione imminente di pesanti sanzioni, i due hanno rimarcato che nel prossimo elenco di cantieri finanziabili, potranno essere erogati appena 50 milioni di euro, quando in cassa ci sono però 200 milioni pronti, degli 800 che il governo ha assicurato per il 2016.
A rispondere per le rime per ora a queste accuse, l’avvocato Chiara Palumbo presidente di una decina di consorzi, in particolare nella frazione di Roio, e l’ingegnere Federica Totani.
Per loro le responsabilità dei ritardi sono anche e soprattutto ascrivibili a regole penalizzanti e a responsabilità che fanno capo ad uffici comunali e Uffici speciali.
A maggior ragione è a dir poco “discutibile” ed anzi “offensivo” da parte del Comune, “fare di tutta un’erba un fascio”, con una black list dei ritardatari, pubblicata anche da Abruzzoweb, dove non si distingue se il ritardo è dovuto all’inerzia o alle colpe del progettista e del presidente di consorzio, soprattutto quelli che hanno fatto incetta di incarichi, oppure a problemi oggettivi e di altra natura.
E intanto, a tal proposito si registra la smentita da parte dell’architetto Marina Aquilio, uno dei tanti professionisti inseriti nella black list del Comune, che ad Abruzzoweb sottolinea che non ha da tempo rapporti professionali con Simone Lorenzi, proprietario di uno dei fabbricati il cui progetto di ricostruzione porta un ritardo di 102 giorni.
“Ciò che ho riscontrato nella mia esperienza – esordisce Palumbo – è che l’Ufficio speciale della Ricostruzione dell’Aquila e il Comune impiegano anni per fornire riscontri o per tirare fuori dal cassetto le pratiche ed ai Consorzi vengono dati poi termini irrisori per completare documentazione sovente differente da un caso ad un altro senza che vi sia dietro la stessa logica istruttoria e senza darci quindi la possibilità di anticipare il lavoro per le pratiche ancora dormienti”.
Uno dei motivi dell’empasse, spiega poi Totani, è quello rappresentato dai titoli di proprietà degli edifici, spesso parcellizzati tra tante persone, anche residenti all’estero.
“Nelle prescrizioni dell’istruttoria parte prima – spiega l’ingegnere – vengono chiesti i titoli di proprietà e l’aggiornamento dei dati catastali, prima della presentazione del progetto parte seconda. Richiesta ovviamente legittima, anche se va detto che in precedenza si procedeva con le auto-certificazioni dei proprietari, i quali firmavano anche le planimetrie, in assenza di quelle catastali. Ora per aggiornare i titoli vanno fatte o riaperte successioni che riguardano persone residenti fuori L’Aquila o all’esterno, nel caso del mio aggregato edilizio, decine di eredi della proprietaria, nipoti e figli di nipoti, e questo porta via mesi, non certo per colpa di noi progettisti”.
E Totani fa un esempio concreto: “L’unità immobiliare a cui sto lavorando è costituita da tre locali posti su tre livelli. Per evitare di spendere denaro pubblico ricostruendo un edificio ad oggi inutilizzabile, fatto di tre stanze, ognuna di proprietari diversi, noi tecnici abbiamo con i proprietari individuato una soluzione secondo la quale uno degli eredi procederà all’acquisto dei due locali sovrastanti, riunendo la proprietà e permettendoci di progettare un edificio fruibile come abitazione. Per concludere tutte le procedure sono trascorsi mesi, e non è stato possibile depositare il progetto in quanto si sarebbe trattato di una consegna parziale, escludendo dall’edificio la suddetta unità immobiliare”.
Altro motivo di stallo, sottolinea Palumbo, non imputabile certo a presidenti di consorzio né tantomeno ai progettisti, è il nodo dei poteri da attribuire alla Commissione pareri, che rientra nell’iter istruttorio dell’Usra.
“L’Ufficio speciale e il Comune – spiega il presidente di consorzio – ancora non assumono una posizione ufficiale, in merito alle demolizioni nei centri storici delle frazioni, previste dal Piano regolatore ma bocciate dalla Commissione, quando proposte dai proprietari. Nonostante nostre note formali e svariate riunioni, ci stanno lasciando in un limbo. Il risultato è che uno dei Consorzi interessati dalla vicenda e da me presieduto aveva ottenuto l’avvio dell’istruttoria dopo la proposizione e l’accoglimento di un ricorso al Tar, quindi con aggravio di costi per i proprietari che hanno dovuto accollarsi spese legali per ottenere quanto gli spettava di diritto. Ma l’istruttoria – prosegue Palumbo – si trova attualmente nell’ennesima situazione di paralisi a causa dell’inerzia da parte di chi dovrebbe fornire risposte e tarda ad assumere una posizione. Pratica sospesa, dice l’Usra in una nota ufficiale ‘in attesa della discussione della pratica in sede di Commissione Pareri’, in una non meglio precisata data”.
L’esame della pratica ancora non avviene, evidenzia Palumbo, e “stiamo attendendo da aprile in virtù di questa nota e da ancora prima se consideriamo il momento in cui il problema è stato sollevato nella prima commissione Pareri nel lontano 2015”.
Sia Palumbo che Totani esprimono perplessità davanti l’ipotesi di sanzioni generalizzate per i progetti-lumaca, a carico dei presidenti dei consorzi, che possono andare dalla riduzione del contributo della ricostruzione, fino al commissariamento dell’appalto.
Tanto per cominciare fa notare Palumbo, “non sono contraria alle sanzioni, e ove giustificate le ritengo anzi ben accette. Va però evidenziato che i tecnici vengono scelti dall’assemblea e non dal presidente, che riveste poteri e responsabilità ben precise e ben distinte da quelle in capo ai tecnici e che, seppur pubblico ufficiale, è un esecutore delle delibere assembleari in ordine all’affidamento ed alla revoca di incarichi.
“E poi occorre evitare – tiene ad aggiungere Palumbo – discorsi generalizzati ed andare a colpire esclusivamente coloro i quali si siano effettivamente resi direttamente responsabili di inefficienze ed inadempienze, partendo però proprio dall’interno della struttura burocratica che non può limitarsi a puntare il dito verso professionisti che peraltro in altre situazioni stanno attendendo da mesi delle risposte da quella stessa Struttura che invoca correttezza e rapidità e che dovrebbe per prima dimostrarla”.
“La differenza – aggiunge poi Totani – è che loro, Comune e Uffici speciali, possono imporre a noi proroghe forzate se si trovano in difficoltà, noi dobbiamo vederci schedati negli elenchi dei ritardi, e accusati di aver fatto incetta di lavori e di essere inadempienti in modo talmente generico da risultare veramente offensivo. Non mi pare questo il modo di superare insieme, e soprattutto in modo costruttivo, le problematiche complesse e sempre nuove della ricostruzione della nostra città”.



