L’AQUILA – Il ministro e gli studenti. Per la prima volta a confronto sui problemi della socialità strappata dal sisma e della ricostruzione balbettante.
L’incontro oggi nella sala conferenze del liceo Musicale, Fabrizio Barca da una parte, ministro per la Coesione territoriale e “inviato speciale” di Monti, e i ragazzi della Consulta provinciale dall’altra.
I RAGAZZI: “SENZA STRUTTURE, SENZA CITTA’”
La prima parlare è stata Cristiana Cotellessa, rappresentante di Consulta del liceo musicale, che ha esposto alcuni problemi della scuola come il fatto di non avere un convitto femminile.
Poi è stata la volta di Aurora Colantonio, rappresentante di Consulta dell’Iis “Savoia-Rendina”, che si è lamentata con il ministro perché l’istituto non ha una sede propria dopo il terremoto del 2009.
Anche Valeria De Silvestri, rappresentante di Consulta dell’Ipsiasar “Leonardo Da Vinci”, ha calcato sul disagio di non avere una struttura adeguata ai bisogni degli studenti.
Significativo poi l’intervento di Giulia Tresca, rappresentante di Consulta e d’istituto del liceo Scientifico Andrea Bafile. Da parte sua un ritratto duro e realistico della situazione dei giovani all’Aquila.
“La scossa – ha detto – non è stata solo sul territorio, è avvenuta dentro di noi. Ai giovani ormai rimane solo bere un drink alcolico il sabato sera, mentre gli anziani si ritrovano a settant’anni senza un punto di riferimento, la loro città”.
IL MINISTRO: ”RESTATE O ANDATE? TIRATE FUORI I PROGETTI”
Barca è rimasto colpito dalla questione della socialità e nel suo intervento ha puntato specialmente su questo.
“Tutto dipenderà – ha sottolineato – dalle scelte di vita, se tra quattro-cinque anni ve ne andrete oppure no: io da tecnico parlo di ‘exit strategy’”.
“Io ho tre figli – ha aggiunto – e due se ne sono andati dall’Italia. Non è che ne sia felicissimo, ma finché non costruiamo un’Italia migliore, in cui non serve l’aiuto del padre per trovare posto, anche perché non gliene do, fino ad allora stanno bene lì, in Sud America e in Inghilterra”.
Il ministro ha però poi sottolineato che “Roma non ha problemi per questa dinamica, perché per due giovani che se ne vanno altri due ne vengono; al massimo il problema è il mio di padre. Invece, qui all’Aquila la ‘exit strategy’ è un problema”.
“Le migliori ricostruzioni durano tanto, 12-13 anni – ha proseguito – il problema è l’itinerario. Quando succede cosa? Ma anche, cosa succede durante la transizione? Con Profumo (Francesco, ministro dell’Istruzione, ndr) torneremo a inizio giugno vogliamo essere qua a dire una cosa con i piedi fermi”.
Un invito sui luoghi della socializzazione, “non solo ascolto ma interazione: tiratelo fuori, quel progetto – ha invitato gli studenti rifacendosi all’intervento precedente – almeno si capisce qual è la vostra esigenza”.
“Nei prossimi mesi – ha concluso – dovremo capire quali possibili luoghi che non vengano chiusi tre mesi dopo dall’arrivo delle ruspe. So che chiedere fiducia dopo tre anni è più difficile, ma i prossimi tre-sei mesi sono decisivi. Quando torneremo voglio fare una parte su scuola e una socializzazione”. (alb.or.)
(ha collaborato Aurora Colantonio)



