L’AQUILA – Al Comune dell’Aquila manca chi fa la rendicontazione e si blocca la ricostruzione: una nuova vicenda paradossale si abbatte sulle spalle dei cittadini e delle imprese.

La procedura è molto semplice: la struttura commissariale anticipa le somme agli enti locali per le spese legate alla ricostruzione, gli uffici rendicontano quanto pagato e chiedono altri finanziamenti, dopo le verifiche del caso vengono effettuati i nuovi trasferimenti e così via.

Fino a oggi tutti i comuni si sono comportati in questo modo, tranne uno, quello dell’Aquila, che dal 2009 a oggi non ha fornito la documentazione richiesta. Così si sono chiusi i rubinetti e le ditte attendono da mesi di essere pagate.

Una situazione esasperante, che ha portato i creditori a minacciare forme di protesta clamorose: “la pazienza è finita, non abbiamo più un euro per operai e fornitori, a breve saremo costretti a licenziare e chiudere i battenti”.

Eppure, tra dipendenti co.co.co. assunti ex novo, lavoratori di Abruzzo engineering e consulenti, il Comune ha potuto procedere all’assunzione di circa 230 persone, grazie a varie ordinanze emanate per affiancare l’amministrazione e gli uffici nella fase post-terremoto, per un costo complessivo di circa 10 milioni di euro l’anno.

A nessuno di loro è stato assegnato il compito di occuparsi della rendicontazione, così si sono resi necessari ulteriori 300 mila euro per effettuare la digitalizzazione e l’archiviazione di tutta la documentazione accumulata dentro gli uffici negli ultimi tre anni.

Una mole impressionante di carte che dovrà essere scannerizzata e inviata al commissario per i controlli.

La gara d’appalto è stata bandita ma il termine è stato fissato solo al 30 luglio prossimo, dopodiché si dovranno espletare le procedure di verifica delle offerte e quindi l’aggiudicazione dei lavori: si rischia di arrivare a fine agosto.

Per il momento, Gianni Chiodi, ha concesso una boccata d’ossigeno alle imprese, concedendo al Comune i contributi necessari al pagamento dei lavori già effettuati, ma ha minacciato “l’inerte sindaco Cialente”: entro tre mesi tutto deve essere rendicontato.

Il primo cittadino si è difeso sostenendo che la colpa è delle procedure “che cambiano in continuazione”, aprendo un nuovo fronte di polemica con il presidente della Regione.

Difficile, comunque, che tra 90 giorni il Comune sia pronto, però allora potrebbe trovare sulla sua strada non più il commissario che, per quanto di parte politica avversa, è comunque sensibile ai richiami delle aziende locali: al suo posto, si rischia di avere qualcuno molto più rigido inviato direttamente dal governo a supervisionare come vengono spesi i soldi e, si sa, l’esecutivo dei tecnici non fa sconti a nessuno, soprattutto in tempi di crisi. Alberto Orsini

CIALENTE E DI STEFANO: ”DA CHIODI SOLITE ESTENUANTI POLEMICHE”

“È da troppo tempo ormai che chiediamo al commissario Chiodi di poter disporre delle anticipazioni sulle somme necessarie, per quanto riguarda i contributi diretti, al superamento delle note difficoltà economiche nelle quali versano le imprese che lavorano alla ricostruzione. Ma Chiodi si risolve ad accettare la nostra ragionevole richiesta solo oggi, e ciò dimostra che il Comune aveva ben visto la soluzione più ragionevole per tutti”.

È quanto affermano in una nota congiunta il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, e l’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano.

“Quello che proponevamo – dicono – avrebbe di fatto alleviato le sofferenze di tanti imprenditori aquilani ed evitato ai cittadini di dover assistere per l’ennesima volta a sterili ed estenuanti polemiche. Infatti il Comune ha sempre rendicontato al commissario secondo le stesse disposizioni commissariali che, tuttavia, nel corso del tempo sono sempre cambiate. Imputare la responsabilità della mancata rendicontazione al Comune significa anche negare la confusione che regna intorno al decreto numero 48 del 2011, atto commissariale che, invece di risolvere il problema tramite la digitalizzazione delle pratiche, è stato, di fatto, non condiviso dalla Ragioneria dello Stato a cui il commissario a sua volta rendiconta le spese”.

“Attenendoci alle disposizioni commissariali – proseguono Cialente e Di Stefano – abbiamo proceduto all’indizione della gara per la digitalizzazione degli atti e, sempre come concordato, ci attendevamo quella disponibilità economica che, purtroppo, non è mai arrivata. Stiamo quindi fornendo al commissario tutti gli originali in nostro possesso, a scanso di ulteriori equivoci e pretesti, e suggeriamo a Chiodi di voler considerare il fatto che gli anticipi servono a pagare lavori già effettuati da tempo e per i quali le imprese non possono attendere oltre”, dicono infine sindaco e assessore.