L’AQUILA – Clamorosa svolta giudiziaria con conseguenze a catena imprevedibili nella ricostruzione privata dei condomini dell’Aquila danneggiati dal terremoto del 6 aprile 2009.
Per la prima volta, infatti, sulla base dell’inchiesta della procura della Repubblica del capoluogo, un giudice per le indagini preliminari ha considerato un amministratore come “incaricato di pubblico servizio” e, quindi, imputabile per corruzione, anche se le accuse dovranno essere dimostrate.
Si tratta dell’aquilana Claudia Colacchi, indagata assieme a Cristiano Incontro e Nunzio Massimo Vinci.
In particolare viene considerato tangente l’accordo scoperto tra l’amministratore e il rappresentante di una ditta che prometteva di versargli il 2% dell’importo complessivo dei lavori di riparazione in cambio dell’affidamento diretto.
Questo perché, con le regole attuali, gli amministratori di condominio sono onnipotenti e hanno poteri notevoli nell’indirizzare le assemblee sulla scelta delle imprese, ma anche dei tecnici. Un potere dietro il quale si cela il malaffare.
Una situazione che AbruzzoWeb denuncia fin dal maggio 2010, quando questo giornale aveva aperto da pochi giorni i battenti, ma che ha portato la testata a subire anche procedimenti giudiziari di amministratori che si sono sentiti offesi.
Oggi intercettazioni e indagini hanno tirato fuori il primo caso, con la novità giurisprudenziale che potrebbe suscitare un uragano.
Alla luce dell’interpretazione, che poggia su una sentenza precedente del Consiglio di Stato, qualsiasi condomino potrà rivalersi in giudizio sul proprio amministratore. Ovviamente con possibili conseguenze di blocco dei lavori e dilazione dei tempi.
Non è un caso che la svolta giudiziaria anticipi quella legislativa che da qualche tempo è in cantiere in vista della nuova legge sul funzionamento della ricostruzione.
Nella bozza in circolazione di cui AbruzzoWeb ha anticipato i contenuti, infatti, uno specifico articolo prevede esplicitamente quello che la magistratura ha dedotto dai fatti.
Gli amministratori riceveranno, infatti, la qualifica di “incaricato di pubblico servizio” ai sensi dell’articolo 358 del Codice penale, figure che hanno gli stessi obblighi di legge a carico del pubblico ufficiale, pur non avendo appieno i poteri di questi ultimi. (alb.or.)
CARDELLA: “DA ORA LE INDAGINI SONO POSSIBILI”
“Avere riconosciuto la qualifica pubblica dell’amministratore di condominio quando gestisce fondi pubblici destinati alla ricostruzione potrà facilitare i controlli, anzi renderli possibili, perché senza non ci sarebbe stato reato né possibilità della procura di intervenire, dall’altro avrà un effetto deterrente e mi auguro contribuirà anche a un miglior andamento”.
Così il procuratore della Repubblica dell’Aquila, Fausto Cardella, ai microfoni di AbruzzoWeb spiega l’importanza della nuova inchiesta giudiziaria sulla ricostruzione privata del capoluogo.
Come già avvenuto in altre occasioni, Cardella rifiuta l’etichetta di un possibile “sistema L’Aquila”.
“Non ho mai detto nulla perché fare valutazioni di carattere sociologico e generale non è nelle mie competenze, mi attengo ai fatti”, taglia corto, anche se, ammette, l’accoglimento della tesi accusatoria da parte del Gip “è uno strumento in più, tante volte il nostro problema è la mancanza dell’attrezzatura, come per un buon manovale”.
E sulla possibile presenza di questa tesi, amministratore che svolge un pubblico servizio, nel nuovo testo normativo sulla ricostruzione, Cardella conclude: “Se troverà conferma a livello legislativo e la legge lo stabilirà sarà tranciante, in questo momento non c’è una legge che esplicitamente lo preveda, lo si può ricavare da un insieme di norme ed elementi ed è quello che ha ritenuto di fare la procura”. (alb.or.)
CIALENTE: “DA TEMPO DENUNCIO MALAFFARE, ORA REGOLE”
“Se le norme, che stiamo solo adesso scrivendo nella legge, ci fossero state assicurate quando le chiedemmo noi, ci saremmo risparmiati vischiosità, malaffari, ma soprattutto il danno di immagine che ne deriva, dolorosamente e pericolosamente, alla città, ai cittadini, alla ricostruzione”.
Così il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, commenta sulla propria pagina Facebook l’ennesima inchiesta giudiziaria che per la prima volta ha visto indagato per corruzione un amministratore di condominio, Claudia Colacchi, che è stato considerato incaricato di pubblico servizio e quindi indagabile.
Una misura su cui la magistratura ha anticipato il legislatore che ha inserito questa interpretazione nel testo di una nuova legge sulla ricostruzione.
“Non so quali sbocchi avrà l’inchiesta e nel caso il procedimento penale; sono un garantista. Ma ringrazio la magistratura per aver saputo trovare la strada per perseguire un malaffare da me sospettato e denunciato da tempo, anche in ripetuti colloqui con le autorità competenti, sin dall’inizio della ricostruzione – prosegue il primo cittadino – La notizia, mentre mi rassicura, perché gli anticorpi ci sono e agiscono, mi lascia un pesante amaro in bocca”.
“Ancora una volta invito i cittadini a vigilare sulla ricostruzione della propria abitazione, sulla trasparenza degli atti, e soprattutto sulla scelta dei materiali – conclude – Vigilate, non venite meno al vostro dovere di seguire con la massima cura e attenzione la ricostruzione della vostra casa, il frutto di tanti sacrifici, la casa nella quale dovrete vivere sicuri e con garanzie di confort e qualità realizzativa”, rincara
E se indagini su un amministratore portassero al blocco dei lavori per le conseguenze giudiziarie? “Questo lo dobbiamo vedere, cercheremo di non bloccarli ma è giusto che il cittadino guardi la propria casa”, conclude ai microfoni di AbruzzoWeb. (alb.or.)
Questa mattina i finanzieri del comando provinciale dell’Aquila hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente, della somma di 2 mila euro, finora versata all’amministratore di condominio, aquilano di 50 anni, emesso lo scorso 1° settembre 2014 dal giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale dell’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella.
I soggetti indagati, allo stato attuale, sono tre con l’imputazione di corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio, normata dagli articoli 319 e 321 del Codice penale.
Con il decreto si è proceduto anche al sequestro preventivo, a titolo di “corruzione”, come dichiarato in atti dall’imprenditore Nunzio Massimo Vinci.
L’ordinanza rappresenta l’epilogo di lunghe e articolate indagini di polizia giudiziaria, delegate al nucleo di polizia Tributaria L’Aquila dalla procura della Repubblica sin dal 2012, relative all’aggiudicazione di lavori di ricostruzione di edifici danneggiati dal terremoto del 6 aprile 2009.
Centrale è per gli inquirenti la figura dell’imprenditore siciliano Vinci, originario della provincia di Siracusa, giunto all’Aquila dopo il sisma, amministratore di fatto della ditta individuale “Cai di Incontro Cristiano”, con sede legale in San Demetrio ne’ Vestini (L’Aquila).
Si tratta di un nome noto alle cronache perché già indagato nell’ambito dell’inchiesta “Betrayal” su tangenti nella ricostruzione pubblica dei beni culturali ed ecclesiastici.
Attraverso attività di indagine che hanno portato all’acquisizione di una voluminosa documentazione è stato possibile ricostruire gli interessi di Vinci anche nell’ambito della ricostruzione privata, tanto da avere rapporti diretti con l’amministratore del condominio indagato, con sede in una frazione del capoluogo.
Da numerose conversazioni ambientali e telefoniche intercettate è emersa chiaramente l’esistenza di un accordo illecito di natura economica a favore dell’amministratore, avente come finalità l’aggiudicazione dei lavori di quel condominio e l’interesse a ottenere anche l’aggiudicazione di altre commesse, grazie all’aiuto del predetto amministratore.
In particolare, Vinci aveva raggiunto l’accordo con l’amministratore di corrispondere un compenso in denaro in suo favore, quantificato nella percentuale del 2% sull’importo complessivo dei lavori, quale “contropartita” per l’assegnazione diretta.
Nella vicenda assume un importante valore la funzione esercitata dall’amministratore del condominio: un soggetto deputato a valutare preventivi, gestire e rendicontare il contributo pubblico per la ricostruzione.
In virtù della complessità e delicatezza della funzione assegnata, la normativa vigente ha previsto per gli amministratori uno specifico compenso, che rientra tra le spese ammissibili a contributo pubblico.
Tale compenso, quantificato in termini percentuali sulla somma finanziata, deve essere documentato con l’emissione di regolare fattura o ricevuta da parte dello stesso amministratore nei confronti del condominio, per poi essere pagato con bonifico bancario addebitato sul conto corrente “vincolato” dove transitano i fondi per la ricostruzione.
Pertanto, l’accordo scoperto dagli investigatori con la commissione del 2% era estraneo al quantum dovuto all’amministratore, ma ha il sapore di un accordo illecito finalizzato all’ottenimento di affidamento di lavori per la ricostruzione privata.
La novità dell’indagine è di natura giurisprudenziale; infatti, attraverso l’esame dei poteri e doveri dell’amministratore di condominio nell’ambito della ricostruzione si è potuto attribuire, tesi condivisa dal Gip, la figura di “incaricato di pubblico servizio all’amministratore”, che gestisce soldi pubblici (erogazioni pubbliche) per la ricostruzione di condomini privati.
Secondo i pm, l’attività degli amministratori riveste una rilevanza pubblica in concreto, in quanto: disciplinata da norme di diritto pubblico e da atti autoritativi nonché rispondente a un pubblico interesse; assoggettata a poteri di controllo e di vigilanza da parte dell’amministrazione pubblica che ha erogato i fondi; riguardante risorse che conservano la loro natura pubblica perché sottoposte a un vincolo di destinazione (per finalità pubblica) ed all’obbligo di rendicontazione.
L’interpretazione trova avallo nella sentenza del Consiglio di Stato numero 4923 del 2013 nella quale si enuncia un principio di diritto fondamentale: la ricostruzione del patrimonio immobiliare danneggiato dell’evento sismico del 2009 non corrisponde solo agli interessi dei singoli proprietari privati (che consistono nel ristoro del danno patrimoniale subito), ma persegue finalità di pubblico interesse, posto che la ricostruzione del tessuto economico-sociale-urbanistico della città corrisponde ad un interesse proprio della collettività.
Secondo la normativa vigente, la scelta dell’impresa dovrebbe essere fatta nel rispetto dei principi d’imparzialità, buona amministrazione ed economicità, stabiliti dall’articolo 97 della Costituzione e dall’articolo 1 della legge 7 agosto 1990, numero 241, valutando attentamente i requisiti e le capacità delle singole imprese nell’esecuzione dei lavori da appaltare.





