L’AQUILA – Durissima offensiva degli architetti abruzzesi contro il collega e coordinatore della Struttura tecnica di Missione, Gaetano Fontana.

In una nota Gianlorenzo Conti (presidente dell’Ordine degli Architetti Ppc della Provincia dell’Aquila), Giustino Vallese  (presidente dell’Ordine degli Architetti Ppc della Provincia di Teramo), Massimo Palladini (presidente dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Pescara), Franco Trovarelli  (presidente dell’Ordine degli Architetti Ppc della Provincia di Chieti) e Mauro Latini (Presidente della Federazione degli Ordini degli Architetti Ppc della Regione Abruzzo), si scagliano contro le frasi “un po’ da propaganda” pronunciate durante la conferenza stampa di presentazione dell’accordo con gli ordini professionali per il censimento delle pratiche per le case “E” fuori periferia.

Sotto accusa anche lo stesso accordo, non sottoscritto dall’ordine degli architetti:

“Appare, comunque, alquanto paradossale e schizofrenico il continuo richiamo a norme di autoregolamentazione deontologica propria di un sistema ordinistico in una fase politica in cui non si perde occasione per un continuo richiamo alla ‘liberalizzazione’ (qualcuno ci spiegherà cosa significherà mai questo termine vista la condizione della pratica quotidiana) ed all’apertura al mercato, meglio mercantilismo, dei servizi di architettura.  Accade che poi qualcuno ci crede, investe e si organizza per prendere non 200 incarichi, ma 400 senza che nessuno possa dirgli nulla visto la natura del rapporto civilistico aperto, appunto, al ‘libero mercato’.

La missivia è stata inviata anche al commissario delegato per la ricostruzione, Gianni Chiodi ed è correlata di un documento redatto al termine dell’incontro tenutosi tra architetti e Fontana il 5 luglio scorso.

IL TESTO COMPLETO DELLA NOTA DEGLI ARCHITETTI

Egregio Commissario, Egregio Coordinatore, di seguito il documento redatto dalla Federazione degli Ordini degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Regione Abruzzo relativo all’incontro avuto con il Coordinatore della Struttura Tecnica di Missione, Architetto Gaetano Fontana il giorno 5 luglio scorso.

Preferiamo incontri istituzionali ma, alla luce delle notizie di stampa relative alla sottoscrizione del Protocollo con gli Ordini professionali, in accompagnamento al documento si rende opportuno fornire alcune precisazioni, uscendo dall’ambito della propaganda, utile a chi ha motivazioni politiche, non a chi ha bisogno di veder ricostruire la propria casa in tempi certi, con regole certe, finanziamenti certi e a chi è chiamato a progettare e realizzare gli interventi di recupero delle strutture abitative.

A fronte della dichiarazione “di propaganda” dell’Architetto Fontana “(…) Beh qui è stato messo a punto un sistema un po’ “diabolico” – detto in senso buono naturalmente – che fa sì che controllori di Ingegneri, Geometri, Architetti e quant’altro siano i proprietari delle case (da Il Centro – Cronaca dell’Aquila del 15 luglio 2011) si risponde che I controllori dei professionisti sono sempre stati i propri Committenti, pubblici o privati che siano. Da collega, l’Architetto Fontana dovrebbe sapere che attraverso le Convenzioni o i Contratti i Committenti hanno la possibilità di introdurre norme e clausole sui tempi di esecuzione della progettazione e porre relative penali e richiesta di danni economici che, in casi come questi, potrebbero essere veramente ingenti a carico del professionista inadempiente.

Se l’Architetto Fontana ha notizie di assunzioni di incarichi eccezionali ( Quindi ogni tecnico dovrà fornire il numero il numero di pratiche che “gestisce” e se per esempio ne ha più di duecento (pare che qualche caso ci sia ), lì si porrà il problema: quel tecnico con i suoi collaboratori è in grado di far fronte a una mole così grande di progettazioni? ) attraverso la struttura commissariale avrebbe avuto i poteri straordinari per introdurre una regolamentazione per l’assunzione di incarichi che godono di provvidenze pubbliche senza rigettare la responsabilità del monitoraggio di tale pratiche alle rappresentanze ordinistiche che non hanno nessuna potestà a riguardo se non quella della raccomandazione all’osservanza delle norme deontologiche.

Appare, comunque, alquanto paradossale e schizofrenico il continuo richiamo a norme di autoregolamentazione deontologica propria di un sistema ordinistico in una fase politica in cui non si perde occasione per un continuo richiamo alla “liberalizzazione” (qualcuno ci spiegherà cosa significherà mai questo termine vista la condizione della pratica quotidiana) ed all’apertura al mercato, meglio mercantilismo, dei servizi di architettura.

Accade che poi qualcuno ci crede, investe e si organizza per prendere non 200 incarichi, ma 400 senza che nessuno possa dirgli nulla visto la natura del rapporto civilistico aperto, appunto, al “libero mercato”.

A proposito di democrazia partecipata, dichiarata alla stampa sempre dall’Architetto Fontana come richiamo a un nuovo approccio della Struttura Commissariale nei confronti della Ricostruzione, ci piacerebbe che il ricorso a tale prassi non fosse ad intermittenza o legato a convenienze particolari.

Abbiamo subito atti monocratici, ed ancora sub judice, come l’accompagnamento della struttura Commissariale alla firma da parte dei Comuni del cratere delle Convenzioni con le Università per la redazione dei Piani di Ricostruzione senza tenere in minima considerazione cosa le rappresentanze professionali avessero da dire a riguardo. Sentir parlare di democrazia partecipata è alquanto fuori luogo dato il contesto e l’esperienza vissuta fino a questo momento.

Se si ritiene che il processo possa essere portato avanti senza il contributo degli Architetti si proceda pure: siamo pronti a rispettare tutte le scadenze, i decreti e le ordinanze che la Struttura Commissariale porrà in essere (riservandosi il diritto di commentare i provvedimenti che si riterranno inadeguati).

Se invece, alla luce del nuovo approccio avviato con l’annunciato metodo della democrazia partecipata e al di fuori della propaganda utilizzata come strumento di comunicazione, si intende collaborare fattivamente, quelle che seguono rappresentano le nostre considerazioni e proposte a riguardo.

IL DOCUMENTO a seguito dell’incontro tenutosi in data 05.07.2011

Gli Ordini degli Architetti P.,P.,C. d’Abruzzo, nel prendere atto del delicato momento della ricostruzione post-sisma in cui si affrontano i temi riguardanti l’organizzazione della cosiddetta “ricostruzione pesante”, pongono la necessità di fare il punto dello stato dell’arte per intervenire con misure volte alla chiarezza ed alla tempestività dei procedimenti tecnici ed amministrativi in atto e di quelli futuri.

In particolare si pongono questioni cogenti che riguardano gli interventi per la ricostruzione degli edifici fuori dai Centri Storici con esito “E” e quelle che riguardano la vasta problematica dei Piani di Ricostruzione.

A tal proposito rilevano di primaria importanza la ridefinizione di una politica di concertazione e di condivisione delle scelte per ottimizzare gli sforzi di tutti i componenti della “filiera della ricostruzione”.

Ritengono che la prassi, ormai consolidata, dei rinvii attraverso le proroghe concesse in prossimità delle scadenze previste dalle ordinanze, vada superata poichè non congrua rispetto alla complessità stessa delle pratiche edilizie e per questo occorre provvedere alla costruzione di provvedimenti che sono invece compatibili con la realtà riscontrata.

Dal nostro osservatorio si rileva infatti che nella ricostruzione di immobili con esiti di agibilità di tipo “E” vi sono problematiche iniziali di comprensione e di impostazione, la cui risoluzione è pregiudizievole alla redazione del progetto esecutivo.

In tal caso vanno attivate misure specifiche e non più generali, come nel caso delle FAQ. Altresì si rileva l’opportunità di monitorare lo stato di attuazione delle pratiche inerenti gli altri esiti di agibilità.

L’opportunità di porre in atto tutte le misure che portano alla conoscenza dei momenti ostativi e, più in generale, alla conoscenza della consistenza delle pratiche in itinere, ovvero di quelle intraprese e non già consegnate, permette l’organizzazione dei flussi finanziari per tipologie di intervento e per localizzazione territoriale. In sostanza si pone l’obiettivo di avviare una fase conoscitiva per individuare gli elementi deboli della catena con il preciso scopo di migliorarla.

Tale lavoro necessariamente dovrà impegnare, sempre nella logica di filiera, la S.T.M., i proprietari, i progettisti ed i tecnici delle società convenzionate impegnate nel controllo e gestione delle pratiche.

Per quanto sopra gli Ordini degli Architetti D’Abruzzo ritengono importante la messa a punto dei seguenti procedimenti per: realizzare una casistica di problematiche entro cui collocare le specifiche necessità conoscitive, per permettere a tecnici e proprietari di definire le pratiche di tipo “E”, ovvero avviare specifiche richieste di chiarimenti di tipo tecnico/amministrativo e richiedere specifica e motivata proroga. In tal modo si potranno programmare specifiche scadenze e porre in atto misure finanziarie ed organizzative.

Realizzare un questionario volto alla costituzione di un quadro tecnico-conoscitivo, rivolto ai tecnici iscritti nei rispettivi Ordini/Albi, per capire e programmare i flussi finanziari, le criticità delle fasi tecniche in rapporto agli esiti di agibilità, il riscontro delle eventuali difficoltà dovute alla impostazione ed elaborazione delle pratiche, alla programmazione dei futuri interventi; verificare le i “colli di bottiglia” e le disfunzioni riscontrate nei rapporti tra le strutture tecniche di controllo e validazione dei progetti, favorendo collaborazione, uniformità di linguaggi e procedure, maggior capacità di dialogo con i progettisti.

Realizzare una banca dati sulle pratiche edilizie con la collaborazione delle Società convenzionate, con lo scopo di avere un quadro esaustivo delle pratiche evase e concluse, ovvero di quelle in itinere e le eventuali criticità riscontrate;

A tale proposito si rende necessaria l’attivazione di un “tavolo tematico”, con tempi definiti, per la realizzazione dei provvedimenti elencati, che devono essere operativi entro un tempo congruo rispetto alla scadenza della proroga del 31 agosto, per dare agli operatori le informazioni e le certezze entro cui poter operare.

Su tale modello potrebbero essere affrontate anche le tematiche relative ai Piani di Ricostruzione e all’individuazione degli aggregati per i quali, in base alle caratteristiche evidenziate, consentire gli interventi già nella prima fase; alla problematica degli edifici di pregio storico – artistico per i quali il mancato raccordo tra la struttura commissariale e la sovrintendenza regionale ai beni architettonici sta causando notevoli ritardi nella definizione delle pratiche.

Individuare dei “Responsabili dei Procedimenti” in modo da evitare che, a fronte di atti sottoscritti da tecnici abilitati, vi siano richieste di integrazioni anonime come replica da parte delle strutture commissariali.

Valutare l’effetto che decretazioni ed atti progressivi delle strutture commissariali producono su attività poste in essere a seguito a decretazioni ed atti precedenti.