L’AQUILA – Una “bolletta” da 160 mila euro di occupazione di suolo pubblico per 22 mesi: è questa la richiesta che si sono visti recapitare dal Comune dell’Aquila i proprietari di palazzo Leli, edificio vincolato che si trova all’angolo tra piazza Chiarino e via Paganica.

Quello di palazzo Leli è il primo intervento di ricostruzione di un aggregato nel centro storico della città, finanziato con 7 milioni di euro dopo aver ottenuto il vaglio della Soprintendenza per i beni culturali, una circostanza che ha causato più di un mugugno tra altri cittadini titolari di diritti di superficie su altri immobili vincolati che si trovano nelle stesse condizioni ma ancora attendono il finanziamento.

Il mega-balzello su palazzo Leli deriva dall’applicazione letterale del regolamento sul canone di occupazione di aree e spazi pubblici (Cosap) che prevede un pagamento, a metro quadrato, di 40 centesimi al giorno.

Informati della cosa, gli inquilini del palazzo sono saltati sulla sedia e si sono messi a studiare le contromisure. Tra essi l’avvocato Cesidio Gualtieri che, prima del terremoto, aveva nell’immobile l’abitazione personale e lo studio professionale.

“Sto preparando una nota per il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente – rivela Gualtieri ad AbruzzoWeb – per chiarire le motivazioni che ci inducono a ipotizzare che la tassa non sia dovuta, mi rincuora il fatto che il primo cittadino si sia mostrato disponibile a trovare una soluzione”.

“Secondo noi, per questo genere di lavori, ci sono almeno tre motivi per i quali la Cosap non va pagata, due di natura legislativa, uno di ordine morale – spiega l’avvocato – innanzitutto l’ordinanza della presidenza del Consiglio dei ministri 3790 del 2009 stabilisce che i finanziamenti pubblici sulla ricostruzione sono esenti da ogni tributo e diritto, compresa, quindi, la tassa di occupazione di suolo pubblico, in seconda istanza il contributo concesso, visto che è assoggettato al regime della contabilità pubblica, è come se fosse erogato per un’opera di interesse generale, quindi non soggetto al versamento del tributo”.

“Il terzo motivo – aggiunge Gualtieri derogando al suo ruolo di uomo di legge e passando al piano etico – è che il Comune non dovrebbe trarre benefici economici da una disgrazia”.

Infatti, se passasse il principio che la tassa è dovuta, i Comuni del “cratere” avrebbero introiti economici dall’occupazione del suolo pubblico che prima del terremoto erano inimmaginabili.

“Una soluzione di buon senso – propone il legale – potrebbe essere quella di forfettizzare il tributo o, meglio, di esentare i cittadini con un provvedimento amministrativo specifico, come ha già fatto il Comune di Pizzoli”.

“D’altra parte – dice ancora Gualtieri giocando sul filo del paradosso – potrebbe verificarsi il caso di proprietari che non sono interessati a ricostruire le proprie case, in tali circostanze il Comune dovrebbe esercitare il potere sostitutivo, commissariando gli inadempienti, in quel caso l’amministrazione dovrebbe chiedere a se stessa di pagare: un evidente controsenso”.

“Per il momento, però – conclude Gualtieri – abbiamo detto comunque alla ditta di andare avanti, i lavori sono partiti già da un mese e saranno conclusi entro due anni, non abbiamo neanche problemi di sottoservizi perché sono stati ripristinati, abbiamo voglia di tornare nelle nostre case, non ci fermeranno certo questi inconvenienti”.

L’ITER DI PALAZZO LELI

Palazzo Leli è uno di quegli edifici che si trovano nelle condizioni di poter essere ricostruiti attraverso la procedura “mista” varata dal Comune dell’Aquila, secondo la quale “è facoltà del Comune, nelle more di formazione del piano di ricostruzione, consentire lo stralcio e l’immediata esecutività di eventuali interventi che, seppure ricadenti all’interno della perimetrazione, in relazione alle caratteristiche strutturali, tipologiche ed urbanistiche degli immobili, possono essere motivatamente e documentatamente attuati indipendentemente dagli stessi”, come da avviso del sindaco, Massimo Cialente, firmato il 1° giugno scorso.

L’intervento è compatibile con il prg, per cui i proprietari hanno deciso di avvalersi della procedura più rapida.

Il progetto è stato depositato alla Soprintendenza il 1° aprile 2011 e l’iter autorizzativo si è concluso nella seconda metà di agosto, al termine dello stesso mese è stata presentata la denuncia di inizio attività (Dia) al Comune e, passati i 30 giorni del silenzio-assenso, è stato dato incarico alla ditta di cominciare i lavori. (pi.bi.)