CASTEL DI SANGRO – “È stato per me un periodo di impegno e passione, in una fase di grande crisi congiunturale del comparto edilizio, e dall’altra parte con il più grande cantiere, quello della ricostruzione post-sisma dell’Aquila, al lavoro nella nostra regione”.
Tempo di bilanci per il costruttore e architetto di Castel di Sangro (L’Aquila) Enrico Ricci, che tra pochi giorni passerà il testimone della presidenza regionale dell’Ance, l’associazione di categoria dei costruttori edili, al teramano Armando Di Eleuterio.
Tre anni non facili, per Ricci, che, oltre alla crisi congiunturale dell’edilizia, è stato in prima linea in innumerevoli tavoli e riunioni governative nella sfida epocale della ricostruzione, nel cantiere più grande d’Europa. E questo dovendo anche far fronte a una situazione economica non facile, con molti soci che non pagano le quote.
Ricci tiene, però, a sottolineare che lascia “un’Ance coesa e in totale accordo con quelle provinciali, con i conti in ordine e soprattutto, in virtù del lavoro svolto con serietà, professionalità e impegno, considerata un interlocutore autorevole nei consessi istituzionali con i quali è tenuta a rapportarsi”.
Ricci se ne va con una piccola amarezza. È stato, infatti, il promotore del Fondo etico per la ricostruzione, per realizzare progetti sociali, culturali, e sportivi nelle zone terremotate e alimentato dai contributi volontari, pari almeno allo 0,2 per cento degli importi degli appalti, versati dalle imprese che operano nella ricostruzione.
Dopo 2 anni, però, come raccontato da questo giornale, il fondo ha raccolto appena 113 mila euro tra 13 imprenditori. Spiccioli al confronto delle centinaia di ditte impegnate, e delle centinaia di milioni di euro che arrivano nel cratere.
“C’è un’impasse inutile negarlo, è troppo esiguo il numero delle imprese aderenti, ma confido ancora che il Fondo possa decollare, che si raggiunga nel breve periodo una dotazione consistente – spera – Sarebbe un bel segnale, abbiamo lanciato l’idea del Fondo partendo dal presupposto che la ricostruzione ha favorito, com’è ovvio che sia, in particolare le opportunità di lavoro del settore edilizio, escludendo altri settori dell’economia e della società del cratere. E che dunque era importante, e anzi doveroso, aiutare altri settori, in particolare il sociale e la cultura”.
Non domo, Ricci si appella dunque ai sindaci del “cratere”. “Loro possono avere un ruolo importante per convincere le aziende a contribuire al fondo – assicura – Del resto, non mi sembra eccessiva come quota, anche se può darsi che ci siano ditte che preferiscono fare donazioni in autonomia”.
La sua ditta, a proposito di fondo, ha versato appena 3 mila euro, come risulta da tabulati consultati da questo giornale. Ricci spiega che “in realtà sono 6 mila, in ogni caso vorrei ricordare che i versamenti vengono effettuati in proporzione al fatturato svolto, in questo frangente abbiamo pochi cantieri nel cratere sismico, i versamenti sono destinati in futuro ad aumentare in quanto ci sono nuove commesse in corso”.
Allargando lo sguardo, Ricci indica la strada per far uscire l’edilizia dalla crisi che l’attanaglia oramai da anni, anche in Abruzzo, nonostante i cantieri della ricostruzione.
“Parto da un dato: nella nostra regione ci sono 300 mila edifici pubblici e privati non sicuri nelle aree a massimo rischio sismico – cita – Dunque la svolta mi auguro arrivi con un piano di investimenti e sgravi fiscali, annunciato dal governo con Casa Italia, per intervenire sull’esistente, rendere sicure le case degli abruzzesi, non solo con il consolidamento, ma anche con la sostituzione edilizia, ovvero con l’abbattimento e la ricostruzione di edifici non di pregio. In generale va presa la consapevolezza che si è costruito molto e che bisogna limitare il consumo del suolo, e allora bisogna concentrarsi sull’esistente, sui contenitori dismessi, sulla rigenerazione urbana”.
Altra panacea, il Masterplan per il Sud, ovvero l’elenco delle ore 70 opere pubbliche da valore di 1,4 miliardi di euro da pochi mesi approvato dal Governo in Abruzzo.
“La crisi dell’edilizia è stata causata anche dal crollo degli investimenti pubblici, a causa del patto di stabilità e delle politiche di austerity. Il Masterplan rappresenta un’inversione di tendenza. A patto però che la solita burocrazia non ritardi l’apertura dei cantieri”, avverte.
Un motivo di soddisfazione per il presidente uscente, è costituito dai dati positivi sugli infortuni nei cantieri edili, finalmente in calo.
“Con gli enti paritetici, ovvero facendo squadra con sindacati e istituzioni, stiamo finalmente ottenendo risultati incoraggianti – evidenzia – Dato eclatante è che, nei cantieri della ricostruzione, nonostante la mole di lavoro, gli infortuni sono pochissimi, e nessuno mortale. Una tendenza positiva che si registra anche in altre aree della regione. E quello che più conta è che non sono stati determinanti i controlli e il momento repressivo, ma la presa di consapevolezza delle imprese, l’applicazione di tutte le norme e accorgimenti per minimizzare i rischi”.
Infine, il doveroso messaggio di auguri al nuovo presidente Di Eleuterio. “È persona esperta che conosce molto bene la materia, che ha già maturato esperienza nell’Ance come presidente provinciale a Teramo. Ritengo che una delle priorità che dovrà affrontare è quella di rendere la normativa regionale in materia urbanistica più snella, eliminando le pastoie burocratiche, che ritardano oltremodo i cantieri, con i fondi già stanziati. Questo non è più accettabile”, conclude Ricci.





