L’AQUILA, 5 GIUGNO – Sensazioni contrastanti negli aquilani che hanno calpestato di nuovo i sanpietrini di corso Vittorio Emanuele dopo il 6 aprile 2009. Emozione da un lato, dall’altro la critica per una ricostruzione che tarda ancora a partire.

Sorride Mario Maccarone, presidente provinciale della Federazione italiana pubblici esercizi (Fipe) e titolare dello storico Bar Gran Sasso. “Questo – commenta – è il pezzo di corso più importante, perché fino a oggi per andare a piazza Duomo bisognava fare il giro, e non ci andava nessuno. Ci fa tantissimo piacere, un grazie all’amministrazione comunale che tra l’altro ci sta dando una grossa mano per farci riaprire. È normale farlo, altrimenti la vita della città non riprenderà”.

“Apro io – snocciola – apre il macellaio, vuole riaprire Coin, ora riaprirà anche il museo dei Raccomandati, la città deve vivere e deve risorgere, altrimenti… Immota manet. Del resto sono quattordici mesi che è tutto fermo. Il bar sta decentemente, appena il Comune ci dà l’agibilità parziale, entro venti giorni vogliamo tirare su la saracinesca”.

Critico Eugenio Carlomagno, direttore dell’Accademia delle Belle arti e portavoce del comitato “Un centro storico da salvare”. “Dopo tredici mesi – dice, guardandosi intorno – ci sembra molto poco. È una piccola vetrina che hanno fatto, ma semplicemente per farci passare dove abbiamo vissuto per anni. Credo che sia importante adesso la ricostruzione di questa città. Va bene che si cominci a riaprire il centro, ma non è solo questo che vogliamo. Vogliamo che inizino la ricostruzione e la vita commerciale: quest’ultima non può essere delocalizzata com’è accaduto adesso”.