L’AQUILA – “Presidente, mi difende lei, visto che mi siedo vicino al direttore generale?”. Una battuta, quella del direttore dell’Agenzia sanitaria regionale, Pierluigi Cosenza, che il dg della Asl di Teramo, Maurizio Di Giosia, non ha preso affatto bene, tanto da urlare, “questa è un’offesa alla Asl teramana, usciamo, teramani seguitemi!”, dando seguito al bellicoso intendimento, seguito dalla consigliera regionale di Fdi Marilena Rossi, tenuto conto che non vi erano altri consiglieri di centrodestra teramani, e quelli di centrosinistra sono rimasti al loro posto.

La seduta è stata sospesa cinque minuti dal presidente Sandro Mariani, del Pd, e poi è ripresa, con un rasserenamento tra i due contendenti, dopo una pausa caffè.

È stato questo il siparietto, frutto però della grande tensione accumulata, avvenuto stamane verso la conclusione della Commissione Vigilanza del Consiglio regionale dove è approdato lo scottante tema del respingimento dal parte dell’Asr, dell’atto aziendale della Asl di Teramo, che deve mettere nero su bianco e nel dettaglio la concreta attuazione del riordino della rete ospedaliera, in base alla legge regionale approvata dal centrodestra di Marco Marsilio, di Fdi, a dicembre 2023, ed ancora sulla carta.

Una prima bocciatura è arrivata per la promozione dell’Unità operativa semplice dipartimentale (Uosd) di Chirurgia generale dell’ospedale della Val Vibrata di Sant’Omero e dei Malattie infettive di Teramo in Unità operativa complessa (Uoc). Poi in una seconda versione è stata tolta Malattie infettive ma non Chirurgia, da qui un secondo disco rosso, e si attende ora una nuova versione ulteriormente emendata.

Di Giosia, in un intervento iniziale in cui ha alzato spesso la voce, ha difeso a spada tratta le sue scelte, e al microfono del quotidiano on line Certa stampa ha puntato il dito contro l’Asr spiegando che “non abbiamo avuto nessuna bocciatura dall’organo politico, la bocciatura è venuta dall’Agenzia sanitaria, che è quella che ha fatto la rete ospedaliera, noi abbiamo contrapposto alcune situazioni, che tra l’altro in una prima fase ci erano state anche riconosciute, non vedo ora perché dopo ci sia stata questa chiusura”.

Il direttore generale su questa partita ha fomentato un fronte trasversale politico, che ha dato non poco fastidio al presidente Marsilio, perché destabilizzante per la sua maggioranza. I teramani del centrosinistra, come il dem Dino Pepe, Giovanni Cavallari, di Abruzzo insieme, il presidente Mariani, Enio Pavone di Azione, hanno attaccato il centrodestra che ha approvato la legge della nuova rete ospedaliera, e che a livello nazionale non ha cambiato la vituperata Legge Lorenzin

Ma tra le loro fine c’è chi ha assolto i tecnici, che devono applicare la legge, oltre che Cosenza, anche il direttore del dipartimento Sanità Camillo Odio, oggi presente. Significativa è stata letta l’assenza dell’assessore alla Salute Nicoletta Verì.

E Cosenza, nel suo intervento, ha ribadito infatti a chiare lettere che lui ha solo applicato la legge, ovvero il decreto Lorenzin tuttora vigente, e la legge regionale della nuova rete ospedaliera.

E in base alla legge non è possibile promuovere Chirurgia generale perché di Uoc ce ne sono già 13 in Abruzzo in base ai bacini di utenza, come pure non era possibile la promozione di Malattie infettive di Teramo perché ce ne sono già tre, all’Aquila, a Pescara e a Chieti, con quest’ultima che dovrà a regime essere rimossa, e il numero dovrà essere di due.

Ha poi anche lui dichiarato a Certa stampa: “Ci sono una legge regionale e una legge dello Stato che hanno dei vincoli ben precisi. La Chirurgia generale può essere modificata solo se la Asl di Teramo rinuncia ad un’altra operativa di chirurgia complessa”, che sarebbe quella ad esempio di Atri, ma “questo non mi pare che sia l’intenzione della Asl”.

Per poi aggiungere, senza peli sulla lingua: “è mancata la politica, c’è stato chi ha voluto colpevolizzare i dirigenti, in una situazione in cui erano legati mani e piedi da disposizioni nazionali e regionali, che potevano essere cambiate solo dalla politica. Siamo stati lasciati soli e non doveva accadere che oggi io stessi qui a parlare, diciamo a discolparmi, perché io ho applicato la legge, non ho approvato escamotage per aggirarla, perché, glielo dico subito, sarebbe reato penale”.

Sulla stessa linea di Di Giosia invece il fronte di amministratori teramani chiamati audizione: Cristina Di Pietro, sindaco di Civitella del Tronto e presidente del Comitato ristretto dei sindaci della provincia di Teramo, Gianguido D’Alberto, sindaco di Teramo, Camillo D’Angelo, presidente della Provincia di Teramo, Andrea Luzii, sindaco di Sant’Omero, Piergiorgio Ferretti, sindaco di Atri, Jwan Costantini, sindaco di Giulianova, e Annadomenica Pagnottoni, Comitato civico a tutela dell’ospedale Val Vibrata e della sanità pubblica.

Al fianco di Di Giosia nel centrodestra anche l’unica teramana del Consiglio regionale, Marilena Rossi. Tutti gli altri alquanto timidi. Non facendo parte del resto della commissione due strenui difensori dell’atto aziendali, il presidente della Quinta Commissione Sanità, Paolo Gatti, di Fdi, e il capogruppo di Fi, Emiliano Di Matteo.

Il dg nel suo intervento ha ribadito con veemenza però che “noi dobbiamo puntare sulla qualità dell’assistenza dei cittadini, questo è il nostro obiettivo, devo difendere questo territorio”, ha ribadito che la Chirurgia di Sant’Omero è un baluardo contro la mobilità passiva verso le Marche, tenuto anche conto che in provincia non ci sono cliniche private che frenano l’esodo, riuscendo a ridurlo nonostante ciò di 4 milioni di euro, con Sant’Omero che ha fatto 1.400 interventi, “cose di cui si deve tener conto”.

Il consigliere dem Pierpaolo Pietrucci al termine della seduta ha esemplificato la posizione abbastanza unitaria del centrosinistra: “Di Giosia chiede più di quello che gli consente la legge dello Stato il decreto ministeriale 70 e la legge regionale sulla re-ingegnerizzazione della rete ospedaliera. Dunque ne verrebbe fuori che se il governo di Giorgia Meloni, che ha una maggioranza schiacciante, modifica la norma, lo stesso dovrebbe fare la Regione del centrodestra. Di Giosia dovrebbe prendersela con il centrodestra di cui è espressione, non con i tecnici che applicano la legge”.

Ha scritto in una nota il presidente della Provincia, Camillo D’Angelo che la scorsa settimana aveva ospitato il Comitato a tutela dell’ospedale Val Vibrata e della sanità teramana.

“La sintesi perfetta, questa mattina, l’ha fatta il Direttore generale della Asl di Teramo – ha dichiarato – ha fatto una perfetta fotografia delle questioni sul tavolo, fotografia che ci porta a pensare ad una Regione che non ha compreso appieno qual è la situazione sanitaria. Una Regione che vuole ridurre il dibattito su una dirigenza, ma non è questo il problema, mentre c’è una legge regionale di riordino della sanità, votata da questa maggioranza, che tratta in maniera difforme i territori, con attribuzione di posti letto sbilanciati rispetto alla popolazione e che non valuta i costi delle prestazioni private, che a Teramo sono assolutamente minori rispetto alle altre province. Quindi la sanità teramana ha diritto ad una promozione, altro che bocciature ripetute. E a proposito di bocciature, mi piacerebbe sapere cosa accade ora, dopo che l’Agenzia per la seconda volta ha bocciato l’atto aziendale e solo della ASL di Teramo. Le dichiarazioni assolutamente contraddittorie sul risanamento della sanità abruzzese, puntualmente smentite dai dati nazionali, dimostrano che siamo di fronte ad un Governo regionale che non ha una pianificazione chiara, che a Teramo regala briciole sugli investimenti e che non considera la diversificazione territoriale. Sant’Omero, da questo punto di vista sarebbe un investimento strategico per recuperare mobilità passiva”.