L’AQUILA – Avanza con il vento in poppa il restauro di uno dei simboli dell’Aquila, la monumentale fontana delle 99 Cannelle, in quello che è stato il primo cantiere di recupero di un bene storico a partire dopo il sisma del 6 aprile 2009.
Linfa vitale alla rinascita è stata fornita dall’impegno del Fondo ambiente italiano (Fai), che con la campagna “Sos monumenti Abruzzo” ha recuperato 600 dei 750 mila euro necessari.
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Cominciati lo scorso 17 maggio, i lavori avanzano con grande anticipo, tanto che i restauratori contano di terminare il trattamento a ottobre, prima della data prevista fissata entro gennaio 2011.
“Il monumento delle 99 Cannelle e il suo restauro diventano il simbolo della rinascita culturale dell’Aquila – ha detto il vice presidente del Fai, Marco Magnifico – Si accenderà una luce di speranza nel cuore della città duramente ferita, con un intervento immediato e concreto”.
“Da anni presente all’Aquila – ha il capo delegazione locale, Andrea Tatafiore – andava accompagnato nell’aulico obiettivo di restituire la Fontana agli aquilani, nel minor tempo possibile, in modo da provare a ripristinare quell’equilibrio unico percepibile nel Borgo della Rivera”.
Edificata nel lontano 1272 come monumento ai castelli del circondario fondatori della città, la fontana è rimasta fortemente danneggiata dal terremoto. Composta da due vasche corredate da 99 cannelle, di cui 93 fatte di volti in pietra, si estende su uno spazio di circa 600 metri quadrati.
Curati dalla ditta aquilana Edimo Restauri, i lavori sono stati organizzati in due fasi distinte: una legata al consolidamento di tipo strutturale del monumento, e l’altra a quello delle superfici.
La prima ha apportato il restauro della superficie lapidea, quindi delle mura di destra, che dopo il sisma erano crollate e avevano subito lesioni nelle pareti.
Sempre nella parte laterale destra della fontana è stato necessario smontare le parti sconnesse e riallineare sia le paraste che si erano distaccate dal resto della muratura, sia le antiche mura della città indebolite dalla scossa.
Trovandosi in una zona umida e quindi soggetta all’aggressione massiccia di muschi e licheni, la pulitura e la disinfestazione delle patine biologiche, svolta in due cicli, ha apportato un notevole miglioramento della superfice, che era quasi sparita sotto la vegetazione.
Successivamente i restauratori hanno deciso di rimuovere i materiali incoerenti usati in precedenti lavori di restauro dovuti a crolli e terremoti avvenuti nel corso dei secoli, ed eseguire iniezioni di consolidamento della muratura con la successiva stuccatura di profondità per rinforzare gli elementi lapidei.
Al momento gli operai stanno concludendo la muratura sopra la fontana con la stuccatura definitiva eseguita con materiali compatibili.
“Abbiamo cercato di manterere inalterata la composizione della fontana – svelano i restauratori – attraverso l’utilizzo di materiali che più si avvicinano agli originali, come la calce idraulica mista alla sabbia calcarea locale”.
Inoltre, le infiltrazioni dovute alla falda d’acqua presente nella zona posteriore, aggravata dal terremoto, erano arrivate all’interno della muratura e, di conseguenza, è stata inevitabile incanalare il flusso e deviarlo da un’altra parte.
Da quanto appreso dai restauratori, i lavori attualmente sono arrivati alla fase di consolidamento delle superfici, in particolare della lapide commemorativa che si trova al centro della parete frontale, sulla quale sono incisi, oltre allo stemma della città, il nome dello scultore e forse architetto, Tancredi Da Pentima, e altri elementi grafici.
Grazie alla rimozione del cemento che era stato utilizzato nei precedenti restauri e che ne deteriorava la conservazione, e alla conseguente reintegrazione delle parti mancanti, la lapide oggi è ben definita.



