L’AQUILA – La Polizia di Stato dell’Aquila aveva invitato, invano, gli organizzatori della prima visita in Abruzzo del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, a cominciare da Regione e Comune dell’Aquila, a cambiare entrambe le location, sia palazzo Fibbioni nel cuore del centro storico quanto il Gran Sasso Science Institute alla Villa comunale.

È quanto appreso “a freddo” da AbruzzoWeb dopo le polemiche seguite alla movimentata contestazione alla visita del premier, con lancio di uova e sampietrini da parte dei contestatori e risposta con manganellate da parte degli agenti di polizia, tre feriti complessivi il bilancio, due insorti e una poliziotta.

La questura avrebbe segnalato già nelle ore precedenti alla venuta di Renzi che i luoghi non erano adatti, soprattutto palazzo Fibbioni, e avevano invitato gli organizzatori a cambiare le location, ma senza ottenere risultato.

Ecco perché ora, mentre ufficialmente si tende a evitare le polemiche, sottotraccia serpeggia la polemica in un clima da “l’avevamo detto”.

Una visita, come scritto a caldo da questo giornale, organizzata tanto in fretta, troppo in fretta, talmente tanto che i difetti organizzativi sono apparsi evidenti.

A curare gli inviti è stata la Regione Abruzzo, ma al dunque non si è capito chi entrava e chi no nella sala del Gssi.

Una sala, peraltro, rivelatasi insufficiente a ospitare tutti i potenziali invitati e alla fine la soluzione è stata peggio del male: il personale addetto all’ingresso, lasciato solo, ha operato una stretta selezione, che peraltro si è allargata via via, e tanto tra i consiglieri regionali e comunali, quanto tra i giornalisti, qualcuno è riuscito a infilarsi, altri sono rimasti tagliati fuori fin quasi alla fine dell’evento.

Ecco perché, se di qua il consigliere aquilano d’opposizione Ettore Di Cesare si è preso il lusso di redarguire in pubblico il premier per le manganellate agli aquilani, di là c’era il collega di maggioranza Pierluigi Mancini a discutere furiosamente con Fulvio Angelini, esponente della segreteria del vice presidente della Giunta, Giovanni Lolli.

Inoltre, sempre a sottolineare il clima di grande tensione, la polizia ha redarguito alcuni uomini politici che si erano avvicinati per parlare con i dissidenti, su tutti il presidente della Provincia, Antonio De Crescentiis, cercando un vano dialogo.

E prosegue anche il malumore di marca politica sui temi dell’incontro, che doveva essere tutto aquilano e che, invece, è stato offuscato dalla contestazione e dalla comparsa di temi altri, di matrice allargata abruzzese.

Come si sospettava alla vigilia e come è emerso chiaramente poi, il governatore, Luciano D’Alfonso, avrebbe fatto leva sulla tematica forte della ricostruzione per attirare il premier, per poi allargare il dibattito alle emergenze dell’Abruzzo intero, tutto quello che il Pd aquilano cercava di evitare. (alb.or. – b.s.)