L’AQUILA – Potrebbe essere consegnata alla Curia arcivescovile dell’Aquila già prima del 27 aprile, giorno della canonizzazione di Giovanni Paolo II, la nuova reliquia del pontefice polacco che visitò 112 volte il massiccio del Gran Sasso, per camminare e, quando era più giovane, anche per sciare.

E proprio sulla montagna più alta degli Appennini si trova la chiesa di San Pietro della Ienca, dedicata alla sua memoria dove, lo scorso 25 gennaio, era stata rubata una reliquia contenente un pezzo di stoffa con il sangue del pontefice versato dopo l’attentato subìto il 13 maggio 1981 dal killer Ali Agca.

Autori del furto, tre giovani appena diciottenni con precedenti e problemi di droga, ma soprattutto un grande disagio sociale, che non avevano capito il valore di quanto rubato, gettando via la reliquia e puntando piuttosto a ricettare il reliquiario metallico, scoperti e denunciati.

L’oggetto sacro è stato ritrovato dopo una settimana di ricerche condotte in prima battuta dai Carabinieri, coordinati dal comandante provinciale, Savino Guarino, e quindi dalla Polizia di Stato, in particolare dalla squadra mobile del dirigente Maurilio Grasso, che ha individuato I giovani e ritrovato la refurtiva.

Era stato divisa in frammenti sparsi tra la sede del Servizio tossicodipendenze (Sert) della Asl dell’Aquila, nella zona di Collemaggio, e gli alloggi antisismici del progetto C.a.s.e. della frazione di Tempera.

Secondo quanto si apprende, per la nuova reliquia sono stati avviati contatti tra l’Arcidiocesi e il Vaticano, in particolare con il postulatore della causa di canonizzazione, monsignor Slawomir Oder: a giorni verrà fatta recapitare un’istanza ufficiale.

Sempre secondo quanto appreso, la nuova reliquia potrebbe essere una stoffa imbevuta di sangue come la precedente, oppure un’ampolla di sangue o ancora un oggetto appartenuto a Wojtyla, proclamato beato il 1° maggio 2011.

Negli ambienti curiali aquilani traspare grande ottimismo, a condurre le trattative in questa fase è il vescovo ausiliare, monsignor Giovanni D’Ercole, che tra il 1987 e il 1990 ha lavorato con il papa polacco come vice direttore della sala stampa della Santa Sede.

D’Ercole si è occupato di ricostruire i frammenti quasi del tutto recuperati dalle forze dell’ordine e il 31 gennaio ha annunciato a sorpresa agli inquirenti e ai giornalisti che la reliquia poteva considerarsi ritrovata.

Intanto è ancora sotto sequestro l’oggetto sacro rubato e salvato, che era custodito nel santuario montano di San Pietro dal 2011, donato dal cardinale Stanislaw Dziwisz, per 40 anni segretario particolare di Wojtyla.

Sempre da fonti interne all’Arcidiocesi si apprende che ancora non ha ricevuto risposta l’offerta della polizia Scientifica di occuparsi della sua ricostruzione completa: si deciderà solo dopo il dissequestro e la riconsegna, un passaggio formale perché l’inchiesta giudiziaria coordinata dal pm David Mancini è stata chiusa e definita con la denuncia a piede libero dei tre giovani.

Nel frattempo, proseguono le trattative per dotare il santuario di misure di sicurezza, in particolare di un sistema di videosorveglianza: è in corso un approfondimento per stabilire l’effettiva proprietà della chiesetta, del Comune o della Curia, che in ogni caso la gestirà.