L’AQUILA – “Massima concordia”, “armonia nella scelta delle migliori professionalità che dovranno assumere la guida degli Enti della Regione Abruzzo”, “condivisone di metodi e obiettivi”. 

Dopo un’estate di fibrillazioni e scontri, danno sfoggio di ritrovata unità, i coordinatori del centrodestra che governa la Regione Abruzzo, al termine del vertice “chiarificatore” di oggi pomeriggio, durato ben 4 ore, svoltosi all’Aquila a palazzo dell’Emiciclo, sede del consiglio regionale. 

Dove il piatto forte era la ripartizione di 145 posti in ballo in 27 enti e società partecipate o controllate dalla Regione, che in una prima ipotesi premiava oltremodo Fratelli d’Italia. Per non parlare delle nomine ai vertici delle Asl. Visto l’entusiasmo finale, si suppone che sia stato trovato un accordo, ma nessuna notizia un pò più circostanziata e nel merito, è trapelata. Bocche cucite ecrisposte evasive sul “gran rifiuto” di Francesco Zavattaro, arrivato proprio oggi, di tornare in Abruzzo, alla guida della Asl provinciale di Chieti,  per non aver avuto sufficienti garanzie operative, da parte della Regione che lo aveva designato.

Il vertice era stato convocato ieri, e poi rimandato al termine di una giornata convulsa ad oggi, a palazzo Silone, poi spostato all’ultimo momento a palazzo dell’Emiciclo.  Spicca il fatto che non ha partecipato il presidente della Regione Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, ma solo perché, questa la spiegazione ufficiale, la riunione era riservata appunto ai coordinatori politici: quello regionale della Lega, il deputato Giuseppe Bellachioma, l’altro deputato abruzzese salviniano Luigi D’Eramo, responsabile Enti locali, il coordinatore regionale di Forza Italia, senatore Nazario Pagano, il presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, e il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, Etelwaldo Sigismondi, accompagnato dal capogruppo di Fdi in consiglio regionale, Guerino Testa.

Assente, perchè nemmeno convocato l’Udc, che alle regionali con il suo 2,7% ha portato in consiglio Marianna Scoccia, nome si cui si era registrato il veto poi ritirato obtorto collo, da parte della Lega, in quanto consorte dell’ex-assessore regionale del centro-sinistra, Andrea Gerosolimo. Evidentemente, nella ripartizione delle poltrone dei cda, l’Udc, nelle intenzioni dei tra alleati maggiori, a cominciare dalla Lega, non deve toccar palla. 

Un’esculsione che Scoccia, e il sgretario regionale Enrico Di Giuuseppantonio non ‘hanno presa bene. “Vogliamo ricordare ai nostri alleati – hanno infatti scritto in una nota che l’Udc è parte integrante della coalizione di centro destra in tutti i territori del nostro Paese ed in Abruzzo ha fatto parte, contribuendo alla vittoria, della medesima coalizione – sottolineano il segretario Di Giuseppantonio e il consigliere capogruppo Scoccia -. Non si comprende, quindi, la ragione per la quale si tende ad escludere una forza che ha una storia importante ed una sua dignità oltre ad avere una indubbia forza elettorale”.

Assente anche Azione Politica, 3,2% alle elezioni, rappresentata all’Emiciclo dal vicepresidente del Consiglio regionale Roberto Santangelo, che però una volta eletto, ha rotto con la lista civica fondata dall’imprenditore Gianluca Zelli, che è uscita dal centrodestra, lanciando strali contro Marsilio, già in occasione della composizione della Giunta, che aveva lasciato Azione politica con un pugno di mosche in mano.

La lunga riunione ha toccato le attese tematiche delle nomine, in particolare sul rinnovo dei Cda degli Enti regionali, in attuazione dello spoils system sul quale la coalizione è in ritardo e sul quale si sono sviluppate polemiche in seno alla maggioranza e anche una mini-crisi, innescata della Lega, prima di Ferragosto, con il ritiro degli assessori leghisti dalla Giunta in attesa di un chiarimento.

A gettare benzina sul fuoco, la nomina non condivisa a manager della Asl provinciale di Chieti, Francesco Zavattaro, che proprio oggi ha claomorosamente rinunciato, e della Asl provinciale dell’Aquila, Roberto Testa. Bollate dai salviniani come “non condivise”, e come “una fuga in avanti”.

Crisi, che stando alle dichiarazioni, si è però chiusa oggi. 

Il summit è stato preceduto stamani da un incontro dei vertici leghisti con il governatore Marsilio, che poi come detto non ha partecipato al vertice pomeridiano.

E il presidente non ha voluto rilasciare dichiarazioni ai giornalisti accorsi a palazzo Silone, che era il luogo indicato ieri per il vertice. Alle richieste dei giornalisti presenti, di avere lumi sulla riunione di cui non vi era traccia, si è limitato a far sapere, attraverso il suo staff della comunicazione, che non aveva notizie di riunioni di maggioranza in corso. A rimarcare insomma il carattere politico, e non istituzionale dell’incontro.

Ad Abruzzoweb, all’uscita dal vertice a palazzo dell’Emiciclo, non hanno inteso rilasciare dichiarazioni Sigismondi e Testa. ”Arriverà un comunicato”, si sono limitati a dire, prima di dileguarsi. 

Pagano ha invece sottolineato che “il bilancio è eccellente, abbiamo fatto grandi passi in avanti. Tutti gli enti regionali che devono supportare l’indirizzo politico saranno guidati da uomini e donne di alta qualità, e li stiamo scegliendo in grande armonia”. 

Bolla come “fantapolitica” l’asse Lega – Forza Italia per ridimensionare le pretese dei Fratelli d’Italia nella spartizione delle poltrone dei cda. “Mai messo in dubbio – aggiunge Pagano –  il diritto del presidente Marsilio di dire la sua, sulla scelta degli uomini e le donne della governance”.

Non è invenzione giornalistica però il fatto che a creare fibrillazione è stata una prima versione del “manuale Cencelli”, stilato, spiegano nei corridoi di Palazzo Silone, su “ispirazione” di Marsilio, per ripartire oltre 145 posti in ballo in 27 enti e società partecipate o controllate dalla Regione, che putacaso, premiano oltremodo Fratelli d’Italia, grazie a quote che il governatore si sarebbe autoriservato. Secondo l’ipotesi più accreditata, 73 posti erano riservati alla Lega, 31 a Forza Italia e 26 a Fratelli d’Italia, che però appunto avrebbe in aggiunta 9 posti  ad appannaggio di Marsilio, superando così Forza Italia, che pure alle elezioni ha preso il 9%, contro il 6,5% dei meloniani.

Come non è un’invenzione, ma cronaca politica, il fatto che ad aprire la crisi e a chiedere una verifica, sono stati i salviniani, azionista di maggioranza del centrodestra in Regione, con il 27,5% preso alle elezioni e 10 consiglieri eletti, sempre più insofferenti nei confronti degli alleati, e delle loro eccessive pretese, in particolare di Fratelli d’Italia.

Che qualcosa sia cambiato, almeno nel clima, lo confermano ora le parole di Bellachioma, ad Abruzzoweb, al termine del vertice: “Abbiamo lavorato tutta la giornata su quella che sarà la governance, siamo molto soddisfatti. L’unione fa la forza”.

A seguire è arrivato nelle redazioni il comunicato stampa congiunto, a suggellare la pace fatta.  

“Primo passo è stato quello di condividere il metodo e i criteri per l’individuazione dei nomi, partendo da una necessità fondamentale, ovvero dare alle società partecipate della Regione Abruzzo guide rinnovate ed efficienti, in discontinuità con il passato – hanno precisato i presenti al vertice -. Più che l’etichetta politica si sta valutando la qualità degli uomini e delle donne e nei prossimi giorni, quando verranno firmati i decreti, tale criterio di scelta sarà lampante. Naturalmente si rispetteranno i tempi dello spoil system, non c’è alcuna corsa alla poltrona visto che siamo arrivati praticamente al 10 settembre, ovvero all’ultimo giorno utile”.

“A ciascun nuovo Consiglio d’Amministrazione abbiamo assegnato un obiettivo riformatore da raggiungere, ciò significa che nel corso del tempo lo stesso Cda potrà cambiare nei numeri. Infine è vero ed evidente che ciascun partito ha un peso diverso, ma è altrettanto vero che sulla bilancia peseranno di più le professionalità, tant’è vero che erano stati fatti dei bandi pubblici per consentire la massima partecipazione dei migliori nomi”, hanno concluso gli esponenti di centrodestra”.