L’AQUILA – Si annuncia un’ammucchiata nel centrosinistra per la scelta del candidato alla presidenza della Regione Abruzzo.

Manca ancora più di un anno alla scadenza naturale della legislatura, ma sottotraccia i big dei partiti sono già al lavoro per arrivare al momento clou con il vantaggio che potrebbe fare la differenza, soprattutto se, come sembra molto probabile, saranno le primarie a decidere l’investitura.

Una corsa che si fa sempre più affollata, soprattutto dopo le aperture del leader dell’Unione di centro Pier Ferdinando Casini a un’alleanza nazionale dei moderati con i riformisti del Partito democratico, che a livello locale rimette prepotentemente in pista Rodolfo De Laurentiis.

Il consigliere di amministrazione Rai, in lizza per la riconferma da parte della commissione bicamerale di Vigilanza, il cui voto previsto due giorni fa è slittato per la mancanza del numero legale, non ha mai fatto mistero di puntare alla poltrona di governatore e da tempi non sospetti strizza l’occhio al centrosinistra.

Lo testimonia il fatto che il partito della Vela, dopo la vittoriosa esperienza al fianco del Popolo della libertà nelle ultime elezioni provinciali, ha cambiato repentinamente rotta e si è schierato dall’altro lato, contribuendo alla vittoria in città importanti come Avezzano, Montesilvano, Spoltore e Ortona.

Unica eccezione L’Aquila, dove però la decisione della segretaria provinciale, Morena Pasqualone, di far aderire l’Udc al progetto centrista di Giorgio De Matteis, ha scatenato una guerra sotterranea che potrebbe portare alla messa in discussione dei vertici locali del partito.

In pole position per il ruolo di aspirante presidente, comunque, ci sono sempre i due parlamentari del Pd Giovanni Lolli, deputato aquilano, e Giovanni Legnini, senatore della provincia di Chieti.

Se il secondo dovesse essere destinato a incarichi di rilievo nel prossimo governo, nello stesso territorio scalpita il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Camillo D’Alessandro, entrato a 29 anni all’Emiciclo e giunto al suo secondo mandato.

I democrat, però, dovranno fare i conti con la sinistra e l’Italia dei valori.

I più miti sembrano gli esponenti di Sinistra ecologia e libertà, fedeli custodi della foto di Vasto (quella che immortalava insieme Nichi Vendola, Pier Luigi Bersani e Antonio Di Pietro), anche se al Comune di Ortona hanno dovuto ingoiare un boccone amarissimo per mano del mentore di D’Alessandro, l’ex senatore Tommaso Coletti, che li ha estromessi dalla Giunta. Nel caso in cui il concorrente del Pd fosse il giovane consigliere regionale potrebbero decidere di fargliela pagare.

Sul fronte Rifondazione-Comunisti italiani, invece, riscuotono certamente gradimento i nomi di Lolli e Legnini, mentre quello di De Laurentiis è visto come il fumo negli occhi.

Tanto per fare un esempio, sull’uomo Rai dell’Udc il capogruppo di Prc al Consiglio regionale, Maurizio Acerbo, aveva sentenziato in un’intervista ad AbruzzoWeb: “mi sembra che abbia molto spazio in tv, sebbene lo usi per dichiarazioni ‘general-generiche’. Oltre questo c’è il nulla”.

I dipietristi, invece, continuano a tenere la barra dritta sul nome di Carlo Costantini, che nel 2008 fu lo sfidante dell’attuale presidente della Regione, Gianni Chiodi.

Gli uomini dell’Idv hanno messo le mani avanti: “le primarie dovranno essere vere e con regole precise, altrimenti non ci stiamo”.

Resta da vedere sino a che punto i seguaci di Di Pietro saranno disposti a tirare la corda in un’elezione a turno unico, che quindi non dà appelli, e considerato che due sindaci Idv governano con il centrosinistra a Montesilvano e Spoltore.

Su questo scenario aleggia l’ombra di Luciano D’Alfonso, già sindaco di Pescara e coordinatore regionale del Pd travolto dalle bufere giudiziarie, che non ha mai smesso di fare politica.

Da tempo l’ex primo cittadino rivierasco lavora all’interno del Pd a un progetto civico, che potrebbe chiamarsi Abruzzo riformista come la sua associazione, che punta a raccogliere alcuni pezzi da 90 della stagione d’oro del centrosinistra nel periodo 2004-2007, come gli ex assessori regionali Donato Di Matteo, Marco Verticelli e Antonio Boschetti nonché alcuni amministratori locali malpancisti nei confronti dei vertici del partito.

D’Alfonso intende recuperare il tempo perso e vuole recuperare, insieme ai suoi sodali, la posizione di primissimo piano che aveva prima delle inchieste della magistratura.

Il suo obiettivo è quello di mirare a un seggio romano, piazzando contestualmente varie “pedine” nello scacchiere regionale che conta, ma non è da scartare l’ipotesi che, se si vedesse la strada sbarrata dagli amici-nemici del Pd, potrebbe recitare una parte da “guastatore”.