PESCARA – “Saracinesche abbassate, cartelli ‘affittasi’, vetrine buie. È un vero e proprio grido d’aiuto quello lanciato dal commercio abruzzese”.

È quanto si legge in una nota congiunta del presidente della Quarta commissione in Consiglio regionale, Nicola Argirò, e del consigliere del Pdl Federica Chiavaroli.

“Una situazione grave, sulla quale nell’ultimo anno ha lavorato con grande attenzione il Consiglio Regionale – prosegue la nota – con la collaborazione dell’assessore allo Sviluppo economico Alfredo Castiglione“.

“La Regione Abruzzo – spiega Argirò – si è dotata di una legge che è stata a lungo discussa e concertata con tutte le categorie interessate. In particolare è stato dato seguito alla richiesta dei commercianti di vietare, almeno per due anni, l’apertura di nuovi centri commerciali. Richiesta però contemperata con la possibilità, per le strutture esistenti, di usufruire di maggiori aperture domenicali, oltre a prevedere misure meno rigide per strumenti, come le vendite promozionali, in grado di restituire ossigeno ad un settore purtroppo asfittico”. 

“E oggi a premiare il lavoro della Quarta commissione – rivela la nota – è giunta la sentenza della Corte Costituzionale  (n. 150 del 2011) che ha messo definitivamente a tacere le riserve mosse dall’opposizione contro la legge. Oltre a sancire l’infondatezza dei dubbi sul provvedimento che deroga all’obbligo delle chiusure domenicali, la Suprema Corte ha cancellato la norma proposta dall’esponente di Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo, circa la rotazione dei lavoratori e circa l’obbligo di una giornata di chiusura infrasettimanale in cambio dell’apertura domenicale. Per i giudici si tratta infatti di una materia, quella sul lavoro, sulla quale la Regione non ha potere di legiferare”.

“Si riconosce in tal modo – aggiungono gli esponenti del Pdl – il lavoro della maggioranza, che ha cercato di elaborare proposte intelligenti e in linea con la normativa nazionale e delle regioni più virtuose”.

“L’impegno della Commissione – spiega Federica Chiavaroli – è stato quello di affrontare il problema nella sua complessità, superando le visioni miopi e settoriali”.

“L’idea che per risolvere il problema sia sufficiente dichiarare guerra alla concorrenza, o farne una questione di aperture domenicali, è riduttiva – conclude la Chiavaroli – il problema è molto più complesso e riguarda in generale il cambiamento della società, delle abitudini delle famiglie e, soprattutto, dei consumatori. Fare finta di niente davanti a tutto ciò e aspettarsi che il mondo funzioni sempre nella stessa maniera significa, come ha dimostrato Maurizio Acerbo, fare della demagogia ed essere fuori dal sistema”.

Gli articoli della legge bocciati dalla Consulta facevano parte del pacchetto, accettato dalla maggioranza di centrodestra e votato in Consiglio, proposto dall’opposizione per sbloccare l’ostruzionismo in Aula.