L’AQUILA – Finisce alla Corte dei Conti il caso dei dirigenti esterni incaricati senza concorso dalla Regione Abruzzo attraverso una legge regionale che è stata dichiarata illegittima da una sentenza già esecutiva della Corte Costituzionale.

A portare il caso oggi alla magistratura contabile, come annuncia ad AbruzzoWeb, sarà il presidente della commissione di Vigilanza del Consiglio regionale, Gino Milano, che, a due mesi dalla sentenza, scaglia bordate contro il presidente della Regione, Gianni Chiodi, che sta facendo il muro contro muro, e l’assessore con delega al Personale Federica Carpineta.

La bagarre si è scatenata dopo la sentenza numero 105 del 22 maggio scorso. La Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 1 della legge regionale numero 16 del 5 aprile 2012. In particolare, i giudici costituzionali hanno bocciato la parte del provvedimento che introduceva la nuova disciplina in materia di conferimento di incarichi di dirigente di servizio.

Secondo la Corte, infatti, la legge alza ingiustamente il margine, fissato da un limite percentuale, per pescare dirigenti che non appartengano già all’amministrazione. Inoltre è previsto un rinnovo per 3 anni degli incarichi, pure questo illegittimo secondo la Corte.

Quanto alle direzioni regionali, a oggi sono due quelle dirette dagli esterni non organici: Carla Mannetti (Trasporti, infrastrutture, mobilità e logistica) e Gianluca Caruso (Risorse umane e strumentali, politiche culturali).

Quest’ultimo arrivò in Abruzzo chiamato dall’assessore regionale al Personale della Giunta di Ottaviano Del Turco, Elisabetta Mura, di professione cuoca, esponente di Rifondazione comunista. La Mannetti, già presidente del circolo Progetto L’Aquila del Popolo della libertà e in passato in Alleanza nazionale, attualmente con La Destra, ha ricoperto anche il ruolo di capo di gabinetto nella Giunta di Giovanni Pace.

“Nella sentenza – spiega Milano – la Corte ha annullato la disposizione per due questioni, una sostanziale e l’altra procedurale. Da un lato, infatti, non c’erano le condizioni per poter accedere a concorsi per dirigenti esterni, perché non c’era la dotazione organica sufficiente; inoltre c’è stata anche una procedura non del tutto trasparente”.

“Sono passati già due mesi – prosegue – e la Giunta non ha ancora provveduto né a rimuovere questa situazione e nemmeno a prenderla in considerazione. Ho verificato di persona, questi due dirigenti sono entrambi ancora in servizio. Si continua a pagare, e profumatamente, qualcuno che non può starci, una spesa di decine di migliaia di euro, non so quando prendono ma credo anche 8 mila euro al mese!”.

Di qui gli strali a Chiodi e Carpineta. “Oltre la Corte Costituzionale non c’è altro grado di giudizio – ricorda il presidente della Vigilanza – quella sentenza è già esecutiva e c’e la responsabilità di chi mantiene quello stato di cose, in primis chi conduce la Giunta, e poi chi ha la delega al personale”, conclude il capogruppo di Alleanza per l’Italia, gruppo che oltretutto “nei prossimi giorni dovrebbe trasformarsi in quello di Centro democratico”, il suo nuovo schieramento.

”MANNETTI E CARUSO NEI LIMITI CONSENTITI”

Si complica il caso dei dirigenti esterni in servizio presso la Regione Abruzzo per cui il presidente della commissione di Vigilanza Gino Milano vuole andare in Corte dei Conti dopo la bocciatura già avvenuta ma mai presa in considerazione di una legge regionale in materia da parte della Corte Costituzionale.

Secondo quanto appreso da AbruzzoWeb da fonti interne al Consiglio regionale, infatti, la norma che la Consulta ha bocciato era un tentativo di ampliare il numero dei dirigenti a termine con affidamento dell’incarico a funzionari interni di categoria D.

Tali incarichi si sommavano a quelli già previsti dalla legge 77/99 che, invece, sono già al massimo possibile, cioè il 20% dei direttori e il 10% dei dirigenti di ruolo che possono essere affidati, appunto, all’esterno purché in possesso di alcuni requisiti.

Carla Mannetti e Gianluca Caruso, i due contestati da Milano, sono due direttori esterni pari esattamente al 20% dei direttori previsti, cioè 10.

Il tentativo bocciato dalla Corte era, invece, quello di prevedere un ulteriore 10% da dare a funzionari interni che si sarebbero sommati alla percentuale già prevista. Alberto Orsini