L’AQUILA – “Il presidente ha parlato con noi singolarmente. A noi interessa che ci convochi in tre per parlare delle cose che non vanno, stiamo aspettando una sua chiamata. Se non lo fa, faremo le nostre valutazioni”.
Il consigliere regionale di Abruzzo civico Mario Olivieri, uno dei tre “ribelli”, esponenti della maggioranza di centrosinistra firmatari della lettera critica inviata al governatore, Luciano D’Alfonso, ha agito già nella prima seduta di l’ufficializzazione del mal di pancia nella coalizione.
Oggi ha abbandonato l’aula a circa un’ora dall’inizio dei lavori, facendo mancare il sostegno alla maggioranza “perché D’Alfonso si sottrae al confronto su un disagio molto grave che riscontrano tutti, ma che solo noi abbiamo il coraggio di denunciare: il grande accentramento di potere nelle sue mani, che lascia noi consiglieri senza impegno politico, senza la possibilità di esprimere il nostro ruolo”.
Oggi nella seduta mattutina anche gli altri due ‘ribelli’, gli assessori Andrea Gerosolimo (Abruzzo civico) e Donato Di Matteo (Partito democratico), hanno monopolizzato l’attenzione e determinato il clima pesante.
Il primo per l’assenza per un impegno istituzionale con D’Alfonso a Roma, dov’è andato dopo essere stato all’Aquila in mattinata; il secondo per lo scontro con il giovane collega del Pd, l’aquilano Pierpaolo Pietrucci, accusato di aver presentato un progetto di legge sulla montagna “senza averlo condiviso con la maggioranza e con me che sono assessore con delega alla Montagna”.
“Vogliamo parlare con D’Alfonso perché deve cambiare il metodo – spiega ancora Olivieri – Noi siamo i più riottosi, ma questa cosa la pensano tutti, anche se non lo dicono”.
Tra le questioni poste nella lettera inviata al governatore, situazioni legate alla sanità, al riequilibrio tra zone interne zone costiere, la gestione del Consiglio, l’organizzazione dell’Open Day sul turismo e il mega progetto di messa in sicurezza delle autostrade A24 e A25 per circa 6 miliardi di euro da parte della concessionaria Strada dei Parchi Spa dell’imprenditore abruzzese Carlo Toto.
Come accaduto lo scorso anno, quando però assieme ai soliti Gerosolimo e Olivieri c’era un altro dem, Luciano Monticelli (Pd), tre ribelli sono sufficienti, come numeri, per bloccare il Consiglio, visto che con 15 presenze non si raggiunge il numero legale di un’assemblea formata da 31 consiglieri, 13 di opposizione tra centrodestra e Cinque stelle e 18 di centrosinistra.




